Questo sosteniamo, qui.
venerdì 29 dicembre 2023
domenica 24 dicembre 2023
Codici etici: chi controlla il controllore?
I codici etici vanno di moda, e sono parte del consenso di questi anni su come combattere la corruzione. Di moda anche sta diventando affermare che si intende non tanto combattere la corruzione, bensì promuovere l'integrità. Sono convulsioni semantiche che segnano l'autunno di detto "consenso": ne parlo nel mio nuovo ponderosissimo libro ("Rethinking Corruption": qui).
Al pari di molti strumenti che dovrebbero lottare la corruzione, i codici etici si prestano ad un utilizzo partigiano per essere applicati con i nemici, ed interpretati con gli amici.
Il problema è particolarmente rilevante alla luce di un recente atto, il D.P.R. 81/2023, che impone nuove regole di condotta per la tutela dell’immagine della pubblica amministrazione.
L'Università di Bologna ha avviato un procedimento di consultazione, in vista dell'approvazione di modifiche al proprio Codice. Riporto pubblicamente il mio commento, sia perché sono convinto che siano altri a ledere la nostra immagine, sia perché mi è sempre piaciuto andarmela a cercare.
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Chi controlla il controllore, ovvero, il Rettore?
Ampliando l’ambito di applicazione del codice etico lo si rende ancor di più uno strumento utilizzabile selettivamente per punire o premiare.
Pongo un esempio concreto. Si propone che: “Fatti salvi la libertà di espressione e il diritto di critica, il dipendente si astiene da interventi o commenti che possano nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine dell’Ateneo o della pubblica amministrazione in generale". Qualche tempo fa venne pubblicato un “leak” (qui) contenente, tra l’altro, una lettera firmata dal Rettore Ubertini (Prot. 5725 del 06/06/2017; qui).
Apparentemente, il già Rettore non ritenne di rendere note a finanziatori di un nostro laboratorio delle informazioni a mio avviso essenziali riguardo a un’indagine interna scaturita da accuse di frode scientifica. A mio avviso, Ubertini violò il codice etico.
Oltre a un problema particolare – un Rettore è “sopra al codice etico?” - se ne pone uno di portata ben generale: dove inizia e dove finisce la discrezionalità di applicazione del Codice? E se un Rettore applica il codice discrezionalmente, ovvero non "per etica", bensì per punire e premiare, sta egli stesso violando il codice?
Il potere del codice come arma extra-istituzionale si alimenta dalla vaghezza, oltre che dall’estensione, dell’ambito di applicazione. Si consideri che parlai dei fatti ricordati, e della lettera di Ubertini, ai nostri studenti di dottorato. Avendo reso pubblico il testo della lezione (qui: "Plagio, falsificazione e invenzione dei risultati. L'etica della ricerca, le fondamenta del nostro lavoro": ), c’è la possibilità che ad aver leso “prestigio, decoro o immagine” dell’Ateneo risulti che non fu Ubertini, ma chi lo contestò.
Potrei concludere scherzando, proponendo che si trovi un angolino, nell’articolato, per introdurre l’istituto dell’abiura riparatoria. Fuor di celia, segnalo che se le proprie critiche le si fa in classe, si è sotto l’ombrello dell’Art. 33 della Costituzione (libertà di insegnamento). Non mi pare che la proposta in discussione ne proponga la modifica.
E quindi, riguardo alla libertà di espressione vi saranno regimi distinti a seconda che ci si esprima in classe, o fuori? Davvero?
Cordialmente,
Professore ordinario di Politica Economica
Dipartimento di Scienze Economiche
martedì 31 ottobre 2023
Qualità dello Stato
In questi mesi presiedo una commissione di concorso, per un numero limitato di specialisti che un'importante amministrazione dello Stato vorrebbe assumere.
La prova scritta si è avuta in settembre, presso la Fiera di Roma, che si trova non lontano da Fiumicino. Ci si arriva abbastanza agevolmente con lo stesso treno che porta all'aeroporto. Alla stazione, intendo. La fiera, che è una cattedrale nel deserto, è poi raggiungibile a piedi scavalcando svincoli, parcheggi e erbacce.
Per terra, mezzi rotti, si trovano gli avanzi di concorsi precedenti, sempre per altre importanti amministrazioni dello Stato. Così lo Stato accoglie: con squallore.
Le prove dei concorsi sono lunghe, poniamo cinque ore. In tutto l'enorme spazio della fiera non si trovava un bar aperto. Noi commissari siamo riusciti a pranzare in un centro commerciale a un paio di chilometri di distanza, grazie alla gentilezza di una tecnica che ci ha prestato l'auto. Per i malcapitati candidati c'è solo qualche "macchinetta".
Molto peggio è andata alla SNA, la scuola superiore dell'amministrazione. In un loro concorso recente, i computer non erano in grado di aprire file PDF e 900 candidati sarebbero stati rimandati a casa (*). Ora, non vorrei infierire, ma l'errore è grave, ed è un errore di incuria: primo, cerchi di non complicarti la vita basando un concorso sull'apertura di un documento che dipende da un altro "pezzo" di software. Secondo, che fai, non verifichi tutto prima? Mah.
Forse un'incuria simile a quella che traspare dai cartelli mezzi rotti e dall'immondizia che accoglie i candidati che, facendo un favore allo Stato (così è), sostengono un costo per partecipare ai concorsi. Lo Stato dovrebbe trasmettere di sé un'idea dignitosa: perché spesso non ci riesce?
Di questi tempi siamo inondati di soldi del PNRR, per progetti mirabolanti che non poche volte (e sospetto, spesso) hanno come obiettivo lo spendere i soldi del PNRR. E' tutto un lavorio di "economia circolare" insomma, a vari livelli, come nel caso di quel collega che, capo di una grossa cordata, avrebbe messo ai voti di intascarsi 40 mila euro per il suo disturbo (negati, e nel mio dipartimento universitario si ridacchia pieni di schadenfreude). Purtroppo, non c'è progetto o finanziamento che possa aiutarci ad imparare a spender meglio e ad avere più cura. Non so se parlarne di più serva. Vero è che, nel dibattito pubblico, si parla di quante risorse da allocare dove, ma molto poco, mi pare, della qualità della spesa e di come migliorarla. O forse è una mia impressione, mentre ripenso ai cartelli sfasciati e allo squallore dei concorsi alla Fiera di Roma.
(*) I guai al concorso pubblico della Scuola nazionale dell’amministrazione Durante una prova i computer non erano in grado di aprire i PDF, e i circa 900 candidati sono stati rimandati a casa. Il Post, 30 ottobre 2023.
sabato 19 agosto 2023
Wunderkammer dei poveri
"Una wunderkammer, in italiano letteralmente camera delle meraviglie o gabinetto delle meraviglie[1] anche indicata come camera delle curiosità o gabinetto delle curiosità,[2] chiamata pure kunstkammer, in italiano letteralmente camera dell'arte, è un'espressione appartenente alla lingua tedesca, usata per indicare particolari ambienti in cui, dal XVI secolo al XVIII secolo, i collezionisti erano soliti conservare raccolte di oggetti straordinari per le loro caratteristiche intrinseche ed estrinseche." (Wikipedia)
Dato che prima o poi a casa dovrò far costruire una certa nuova libreria, ho pensato un angolino sarà dedicato a una Wunderkammer, con oggetti che ho raccolto negli anni.
"Quarzo, Sentiero 101, zona Samponeda. Luglio 2023". "Pezzetto di legno, spiaggia a Big Sur, California, 2003". "Coccio forse di anfora antica, o forse no. Agathonisi (Grecia), baia a nord, anno imprecisato". "Conchiglia, spiaggia del Marocco". "Saponetta con marchio TWA sottratta da bagno di Boeing 747 sorvolando l'Atlantico. Anno: prima del fallimento della TWA".
E così via, a discendere verso oggetto sempre più irrilevanti: quelli menzionati saranno i pezzi nobili. E le Wunderkammer erano infatti cose da nobile, per chi si poteva permettere sia gli oggetti, sia la curiosità del possessore che volevano comunicare agli ospiti. E gli ospiti miei, come prima cosa appena tolto il soprabilto, saranno obbligati a visitare quell'angolino per esprimere doverosa meraviglia.
Tutti dovremmo creare una Wunderkammer nelle nostre case più o meno borghesi. Modesta e patetica come sarà la mia, ma utile, per sparigliare i codici.
lunedì 26 giugno 2023
Lettere anonime all'università
A una collega del Dipartimento di Scienze Politiche della mia università è stata recapitata una lettera anonima, con una macabra intimidazione. Fatto gravissimo, ed è bene che il Rettore Molari, e il direttore Andreatta, abbiano espresso parole chiare di condanna. E anch'io, nel mio piccolo, ho espresso solidarietà alla collega.
La questione si presta a una considerazione generale. Di cosa ci stupiamo? Qua dentro si sono sempre scritte lettere anonime. Quelle intimidatorie ne sono una versione, certo estrema, ma dentro ai confini del genere.
La lettera anonima è un nostro modus operandi. Se io sono considerato un personaggio strano, in gran (e temo non esclusiva) parte è perché le tante lettere che ho scritto le ho sempre firmate.
Molti anni fa capitò anche a me di essere colpito da una strana lettera anonima. Anzi, era una lettera finta non-anonima (siamo comunque dei creativi). Dirigevo un laboratorio e c'era una certa polemica con un professore che si occupava di temi simili. Un mio messaggio ai miei collaboratori venne "captato," stampato, e spedito al Rettore a mio nome. Mi chiamarono dalla sua segreteria, dato che avevano mangiato la foglia, e si convenne che la lettera non meritasse la consegna.
Potrei fare altri esempi di lettere anonime di cui ho avuto notizia nel corso degli anni. Da noi si fa così. Qua dentro, le persone disposte a metterci la faccia quasi non esistono. Sarebbe utile riflettere sia sui motivi, sia sulle implicazioni.
Docente minacciata per un concorso dell’università di Bologna. In una busta una zampa di volpe: “Vattene dal dipartimento, puoi farti male” Ilaria Venturi, La Repubblica, 25 giugno 2023.
PS (27 giugno 2023). Quel che è sopra, scrivevo ieri, immodificato. Leggo oggi sul Corriere di Bologna (a firma Marina Amaduzzi) un "virgolettato" della collega del dipartimento di Scienze Politiche: "«Ho letto sui siti e sui giornali le dichiarazioni di solidarietà del rettore Giovanni Molari e del direttore del mio dipartimento Filippo Andreatta, ma non ho ricevuto neppure una mail».
Se è così, è grave. Io capisco la prudenza e il riserbo per una questione ovviamente molto delicata, ma i vertici cosiddetti politici dovrebbero esserci anche per piantare doverosi "paletti". Stabilendo per cosa siamo, e per cosa viceversa non siamo. E questo non solo può, ma deve essere fatto ora.
domenica 21 maggio 2023
Rethinking Corruption
martedì 18 aprile 2023
Bengala
domenica 2 aprile 2023
Il turgido monte
Ieri ho percorso il facile sentiero che da San Benedetto in Alpe porta alla cascata dell'Acquacheta. C'era acqua d'appertutto e ho pensato, "oggi il monte è turgido". Ho cercato anche altri aggettivi, come "enfio" e "gravido" ma, non so perché, quel che mi è rimasto in testa per tutta la giornata è stato il monte turgido, e non altro.
Arrivato al crinale, ho proseguito sino al passo del Muraglione. Ricordavo la lapide che descrive come si finanziò l'opera, ed è una testimonianza interessante per chi si diletta d'economia pubblica:
"Con l'avanzo del denaro pubblico
fu fatta la spesa
e ad esse le comunità beneficiate concorsero"
domenica 20 novembre 2022
Trasparenza degli algoritmi
All'incontro a Bruxelles c'era qualche venditore che di cotali modelli decantava le doti. Io proposi una concione sull'esigenza di avere algoritmi trasparenti, anche per evitare che la Commissione venisse accusata di un approccio tecnocratico. "Let's make the black boxes transparent", proclamai.
La mia critica era inoppugnabile - nessuno in Commissione ama l'accusa di "tecnocrazia" - e al tempo stesso improponibile: i "vendor" non hanno nessuna intenzione di aprire il codice, anche e certo non solo perché, cito a memoria da un bel vecchio articolo di Leamer, vale per le stime econometriche quel che si dice delle salsicce: non vuoi vedere come sono fatte.
Andò benissimo: i modelli CGE arrivarono a Siviglia, ma se li prese un altro team (qui) più di bocca buona del nostro.
Apprendo che al JRC di Siviglia si aprirà il nuovo centro per la trasparenza degli algoritmi. Il contesto è un po' diverso, dato che si parla di algoritmi altrui e non dei propri... ma diamo tempo al tempo.
La foto che apre l'articolo è dove ogni mattina entravo per andare a lavorare, sempre portando nel mio zainetto la mia notoria astuzia politico-dadaista.
ps. La questione importante citata sotto è la DSA (e poi c'è la DMA): se ne dovrebbe parlare di più.
Sevilla albergará el Centro Europeo para la Transparencia algorítmica. Eva Saiz, El Pais, 15 novembre 2022.
"España albergará el Centro Europeo para la Transparencia Algorítmica (ECAT en sus siglas en inglés), una de las principales herramientas de la Unión Europa para garantizar el buen funcionamiento y el control de contenidos ilícitos y perjudiciales de las plataformas digitales y brindar una mayor protección de los derechos fundamentales de los usuarios de Internet, que son los objetivos de la Directiva de Servicios Digitales (DSA), una de las grandes apuestas legislativas de la Unión Europea, que mañana entra en vigor. En concreto, el nuevo organismo tendrá su sede en el Centro Común de Investigación (JRC) que la Comisión tiene en Sevilla."
domenica 18 settembre 2022
Delusional Index
Mi capita di quantificare concetti. Tempo fa pensai il "Miranda-Picci index of relative prices", di cui per pudore non dico troppo. Basti sapere che il nome porta tributo postumo a Francisco de Miranda, un venezuelano che nella Russia di Caterina II raccolse dati importantissimi. L'idea di tale misura è divertente e irriverente, e se troverò il tempo per elaborarla sicuramente meriterà l'Ig Nobel Prize.
Considerando la guerra in Ucraina, ho ideato un "Delusional Index", a rappresentare il livello di illusione che un Paese ha di se stesso.
Per l'India, un tale indice assumerebbe un valore molto alto, influenzato dall'ideologia dominante hindutva. Molti indiani, baloccandosi con idee strampalate sul loro grande Paese, non si rendono conto dello stato disastroso in cui versa e di quanto poco stiano facendo per cambiarlo.
Per l'Italia, mi pare che la situazione sarebbe ben diversa. Fortunatamente perdemmo la II guerra mondiale e imparammo un po' di utile umiltà.
Il valore del Delusional Index per la Russia, ingabbiata com'è in un sogno revanchista che fa a pugni con i pochi strumenti a disposizione per perseguirlo, si situerebbe forse a un livello intermedio tra Italia e India.
Diversamente da altri "global governance indicator", che tendono ad essere abbastanza stabili nel tempo, il Delusional Index potrebbe forse presentare variazioni temporali considerevoli. Per esempio, l'Italia degli anni '30 del secolo scorso era sicuramente molto delusional. Per esempio, consideriamo il Brasile. Sto leggendo un bel libro di Idelber Avelar ("Eles em nós: Retórica e antagonismo político no Brasil do século XXI"). Parla tra l'altro degli anni di auge del "Lulismo" (quando Lula era presidente, e soprattutto dopo il 2005), segnato da una retorica volontarista e improntata a grande ottimismo. Erano gli anni, del resto, in cui una prima pagina de l'Economist mostrò un Brasile che decollava come un missile. Il Delusional Index assumerebbe un valore più alto allora, rispetto alla fase attuale in cui il Brasile è ripiegato su se stesso.
Dovrei ragionare su come rendere operativo il Delusional Index. Sono indeciso se dedicarmi prima a questo, o al calcolo di quel Miranda-Picci Index che mi farà vincere l'Ig Nobel Prize. E' un dubbio serio, che mi fa tornare in mente il problema che incontrò l'asino di Buridano (e l'accento sia su "asino").
martedì 9 agosto 2022
Anonima Camminatori
Abbiamo dormito tre notti all'aperto, in una piccola radura coperta da faggi a 1650 metri di quota. Ero con due stimati professionisti e per rispettare la loro privacy non rendo noto non dico i nomi, ma neppure le iniziali. Per timore che possano essere surretiziamente identificati li chiamerò X e Y. Se si venisse a sapere nei rarefatti ambienti romani e milanesi che frequentano, potrebbero essere vittima di riprovazione quando non di canzonatura. E non desidero danneggiarli, dichiarando che, io conoscendo loro, loro conoscono me.
Si cenava in un rifugio a un chilometro scarso dal nostro bivacco improvvisato. Tutto a base di fagioli: pasta e fagioli, arista con fagioli, e fagioli e salsiccia. Non so che problemi avesse il cuoco.
Camminando, abbiamo pensato che, approfittando delle entrature romane e milanesi di X e Y, si potrebbero organizzare dei corsi per dirigenti per sviluppare doti e carisma. Da fare pagare carissimi.
Qualche notte a dormire fuori in montagna: un programma "lacrime e sangue", nella sintesi riflessiva di X, che in questi giorni si è lamentato molto.
Verranno poi offerti corsi ulteriori, di secondo e terzo livello (in un crescendo infernale), e anche un programma per disintossicarsi, un''"Anonima Camminatori" insomma. Alla fine, la comunità dei discenti potrebbe costituirsi in setta, ben manovrata per tenere agganciate le Alte Dirigenze nazionali nel lungo periodo. E per piegarle a un Grande Progetto Nazionale nostro, non propriamente politico, ma dal carattere tra il surreale e il dadaista (dettaglio da valutare bene, perché ovviamente non è la stessa cosa).
Questi ultimi piani non li ho ancora comunicati a X e Y, che in ogni caso, mentre eravamo in montagna, si dicevano d'accordo su tutto quanto io proponessi: non avevano con loro la mappa del ritorno.
domenica 31 luglio 2022
La settima onda
Ho contato e, se non ho contato male, quella attuale è la Settima Onda del Covid.
(Fonte: Sole 24 Ore)giovedì 7 luglio 2022
Potere assoluto all'Università di Ferrara
Ci vorrebbe Giorgio Bassani per parlare oggi dell'Università di Ferrara, con la sua penna lieve che non si accanisce di fronte alla povertà umana, tanto che, mentre la viviseziona, pare accarezzarla. Ci vorrebbe il suo tatto per raccontare "un Ateneo irrecuperabile", come in una comunicazione privata me lo descrive un suo esimio professore.
Non ho tale penna e mi limito a uno scarno aggiornamento di vicende sulle quali mi pronunciai in passato (qui), a seguire le accuse di violazione delle regole deontologiche della ricerca scientifica rivolte al suo rettore precedente, il Prof. Giorgio Zauli (si veda, per esempio, qui).
Si è conclusa la vicenda giudiziaria tra il Prof. Andrea Pugiotto, già Presidente della commissione etica d'ateneo (poi dimessosi), e il Direttore Generale dott. Giuseppe Galvan "imputato di diffamazione". Quest'ultimo pubblicamente ha chiesto scusa al primo (L'Estense, 8/6/2022).
Se capisco bene, si smonta l'annullamento dell'indagine effettuata circa le accuse all'ex Rettore Zauli. E apprendiamo (cito dalla medesima fonte), che "Pugiotto spiegò [che] dalle perizie richieste per valutare in maniera
obiettiva i lavori di Zauli e le sue eventuali responsabilità “emersero anomalie legate a parte delle dieci pubblicazioni attenzionate.
In particolare in sette pubblicazioni riguardanti esperimenti di
citofluorimetria, il perito ha rilevato in una di esse un possibile
errore materiale e in sei un copia/incolla di una medesima immagine a
illustrare esperimenti diversi oggetto di pubblicazioni differenti, qualificandole come manipolazioni” (enfasi mia: non mi pronuncio sul merito, ma cerco di capire).
Mi riferiscono inoltre che la rettrice (da oltre nove mesi) Prof.ssa Laura Ramaciotti non ha ancora in qualche modo esonerato il dott. Giuseppe Galvan, che è tutt'ora Direttore generale, e, udite, "responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza". E' una scelta che dimostra una grande forza personale, anzi, un suo potere sostanzialmente assoluto, seppur rispetto al nulla che ha di fronte in Senato accademico e Consiglio d'amministrazione.
Ci vorrebbe la penna di Giorgio Bassani, per trattare questi fatti in modo lieve.
giovedì 30 giugno 2022
Alpeninos 2022
di Joaquín Mayordomo.
E nela fotografia ci siamo noi, in cima al monte che ci osservava, lui e la sua croce, e di cui si racconta.
lunedì 13 giugno 2022
Romagna pagana
La Signora Maria mi guarda strano e mi dice, "mi faccio segnare". E dove, le chiedo. "Da una signora a Vecchiazzano. Ormai sono tutti morti quelli che sanno segnare e si fa fatica a trovare".
Gli alberi erano pieni di ciliegie, piccole perché troppe, ne ho raccolte molte e di più ne ho mangiate. Mai viste tante ciliegie affollarsi sui rami. Si sarebbe dovuto sfoltire e doveva venire un potatore ma poi chi l'ha visto, mi raccontano. Abbondanza non l'ha voluto tra i piedi è gli ha spaccato la testa con la cornucopia. Accade, in Romagna.








