La si scrisse come provocazione. Ma le provocazioni sono spesso le proposte più serie.
Ex-aeroporto di Forlì: si dica la verità, si faccia un bosco
La si scrisse come provocazione. Ma le provocazioni sono spesso le proposte più serie.
Ex-aeroporto di Forlì: si dica la verità, si faccia un bosco
La prima volta che andai a Parigi era pochi giorni dopo l'esplosione del reattore 4 di Černobyl'. Fine aprile 1986. Fu una decisione impulsiva: si partì da Piazza Verdi a Bologna e si arrivò dopo ventinove ore di autostop, alla Bastiglia.
La prima volta che andai a Parigi visitai il Bois de Boulogne. Volevo vedere dove, «In una bella mattina del mese di maggio, un’elegante amazzone percorreva, su una superba giumenta saura, i viali fioriti del Bois de Boulogne». E' l'inizio, che vuole essere perfetto, del romanzo di Monsieur Grand in "La peste" di Camus.
La settimana scorsa sono tornato a Parigi per lavoro, all'OCSE. Oggi gli organizzatori della conferenza hanno spedito delle fotografie, e in alcune ci sono anch'io. Foto così si pubblicano per comunicare rispettabilità professionale: astenersi autostoppisti. E infatti a Parigi questa volta non sono andato in autostop, e di questo mio vezzo non ne ho fatto cenno con nessuno. Mentre parlavo, ho considerato convenisse non menzionarlo del tutto, l'autostop, neanche nel corso degli incontri ufficiosi.
L'OCSE è a due passi dal Bois de Boulogne. Pensando a quella prima visita, per sentimentalismo ci sono tornato. Non ho incontrato giumente saure, ma il ricordo dell'apertura di quel romanzo che voleva essere perfetta mi ha fatto pensare un po' a Camus e un po' alle costruzioni letterarie. Se le vuoi perfette, poi non funzionano, e infatti, se non ricordo male, Monsieur Grand il suo romanzo neppure lo terminò. Solo un viaggio in autostop di ventinove ora può ambire a qualcosa che somiglia alla perfezione.
Un quarto di secolo fa, Pierluigi Sacco, che sul Sole 24 Ore aveva scritto una recensione generosa a un mio libro, mi chiese di scrivere un breve articolo per una rivista di divulgazione. Si era perso nel tempo, ma ieri, per via di un altro libretto che sto tentando di scrivere, l'ho voluto riesumare e rileggere. Con apprensione, per gli anni trascorsi e per il sospetto di aver cambiato idea su alcune questioni di fondo.
Ma no, non ho provato imbarazzo, e così lo pubblico nuovamente. Lo riscriverei quasi uguale, ma con un paio di paragrafi in più alla fine.
Si intitola "Le verità sfuggenti dell'econometria".
Ieri a Forlì ho dialogato con Leoluca Orlando.
Molti anni fai lavorai per lui quando era sindaco di Palermo (indirettamente, e penso a sua insaputa). Mi avevano chiesto (tramite una società controllata, che si chiamava e, scopro, si chiama tutt'ora "Sispi") di scrivere il progetto per la "rete civica" di Palermo
Lo so che suona molto bizzarro, ma è vero. Anche vero è che il progetto si scrisse ma non si realizzò.
Di quei mesi ho bei ricordi. Per esempio, ricordo che prima di andare in aeroporto per tornare a Bologna, passavo per una buona pasticceria per comprare un grande vassoio.
Della Georgia mi è piaciuta molto Kutaisi e la sua zona, dove non ero mai stato.
Non solo per questo mi è piaciuta Kutaisi, ma per un insieme di cose.
Se poi vi capiterà di andare alle antiche terme di Tskhaltubo, forse all'ingresso di uno dei tanti alberghi abbandonati, signore e signora reduci della diaspora dell'Abkazia saranno ancora lì.
A giocare a backgammon in attesa che arrivi qualcuno a cui far visitare l'antico albergo di epoca stalinista. Ancora lì, rifugiati nella stanze di quell'albergo abbandonato.
In giugno, dal Lago di Braies sino a sopra Belluno ho percorso gran parte dell'Alta Via n. 1 (ne avevo scritto).Di passaggio, vorrei ricordare il 14 giugno.
All'inizio di luglio sono andato in Tailandia, a Chang Mai, dove erao già stato anni fa.
Ho proseguito per il Giappone. Anche lì faceva molto caldo.
La vicenda seguì la pubblicazione da parte dell’On. Marattin di un grafico che molti considerarono metodologicamente errato. Anch'io lo commentai, solo così:
"Le mie lezioni di econometria. E' colpa mia."
Ne scrisse (tra l'altro) Il Fatto Quotidiano, che riassumendo la querelle mi menzionò, qualificandomi come "a quanto pare, ex professore di Marattin" (qui). Seguirono delle affermazioni pubbliche dell'On. Marattin sul mio conto. Chi vorrà leggerle — si trovano nella sentenza — concorderà che la questione non poteva che finire davanti al giudice.
La sentenza (definitiva, poiché non è stato proposto appello entro 30 giorni dalla notifica) non ha bisogno di commenti. Questione chiusa.
E' per una variazione di questo ragionamento che ultimamente ho ripreso a studiare le lingue straniere. Non una lingua, ma cinque. Un po' di russo, per non dimenticare del tutto quel che avevo appreso faticosamente. Il francese continuo a praticarlo ascoltando Radio France Internationale la mattina. Ascolto poi dei podcast brasiliani, anche se certi miei tentavi di studiare la grammatica portoghese ad oggi non hanno portato a molto.
Quando mi stanco di tali esercizi passo al cinese. Cerco di scrivere e di memorizzare un insieme di caratteri, e anche di avere una vaga idea di come si pronunciano (c'è una app fantastica per questo, Pleco).
Avrò successo? Ovviamente no. Col cinese, poi, non andrò oltre al "ciao, some sta?", e gli scarabocchi che riesco a produrre sono di qualità imbarazzante, soprattutto se si considera che la bella calligrafia in Cina è importantissima. Ma cinque lingue contemporaneamente? E tra queste, il cinese? E' impossibile non fallire. E quindi del fallimento nessuno me ne farà una colpa, come sarebbe avvenuto se avessi annunciato, lo studio di una nuova lingua.
***
Nel giugno scorso in centro a Bruxelles ho incontrato un cinese vicino alla sua motocicletta. E' riuscito a comunicarmi che era partito da Shanghai e l'ho fotografato.
Ho cercato col telefonino un'espressione che mi avevano raccontato tempo fa: per dire "forza, coraggio!", si usa la parola "olio" ("aggiungere olio"). Assai pertinente, direi acuta, dato il contesto di quell'incontro a Bruxelles. E infatti il motociclista di Shanghai ne è rimasto molto sorpreso. Ha sorriso ampiamente e ci siamo accomiatati fraternamente.
Quindi, c'è una morale. Le cinque lingue non le imparerò mai, ma alla fine basta poco per aggiungere argomenti per attaccare briga quando, nel centro di Bruxelles, si incontra qualcuno appena arrivato, in moto, da Shanghai.