giovedì 2 aprile 2026

Parigi

 La prima volta che andai a Parigi era pochi giorni dopo l'esplosione del reattore 4 di Černobyl'. Fine aprile 1986. Fu una decisione impulsiva: si partì da Piazza Verdi a Bologna e si arrivò dopo ventinove ore di autostop,  alla Bastiglia. 

La prima volta che andai a Parigi visitai il Bois de Boulogne. Volevo vedere dove, «In una bella mattina del mese di maggio, un’elegante amazzone percorreva, su una superba giumenta saura, i viali fioriti del Bois de Boulogne». E' l'inizio, che vuole essere perfetto, del romanzo di Monsieur Grand in "La peste" di Camus.

La settimana scorsa sono tornato a Parigi per lavoro, all'OCSE. Oggi gli organizzatori della conferenza hanno spedito delle fotografie, e in alcune ci sono anch'io. Foto così si pubblicano per comunicare rispettabilità professionale: astenersi autostoppisti. E infatti a Parigi questa volta non sono andato in autostop, e di questo mio vezzo non ne ho fatto cenno con nessuno. Mentre parlavo, ho considerato convenisse non menzionarlo del tutto, l'autostop, neanche nel corso degli incontri ufficiosi.

L'OCSE è a due passi dal Bois de Boulogne.  Pensando a quella prima visita, per sentimentalismo ci sono tornato. Non ho incontrato giumente saure, ma il ricordo dell'apertura di quel romanzo che voleva essere perfetta mi ha fatto pensare un po' a Camus e un po' alle costruzioni letterarie. Se le vuoi perfette, poi non funzionano, e infatti, se non ricordo male, Monsieur Grand il suo romanzo neppure lo terminò. Solo un viaggio in autostop di ventinove ora può ambire a qualcosa che somiglia alla perfezione.

sabato 31 gennaio 2026

Le verità sfuggenti dell'econometria

Un quarto di secolo fa, Pierluigi Sacco, che sul Sole 24 Ore aveva scritto una recensione generosa a un mio libro, mi chiese di scrivere un breve articolo per una rivista di divulgazione. Si era perso nel tempo, ma ieri, per via di un altro libretto che sto tentando di scrivere, l'ho voluto riesumare e rileggere. Con apprensione, per gli anni trascorsi e per il sospetto di aver cambiato idea su alcune questioni di fondo. 

Ma no, non ho provato imbarazzo, e così lo pubblico nuovamente. Lo riscriverei quasi uguale, ma con un paio di paragrafi in più alla fine. 

Si intitola "Le verità sfuggenti dell'econometria".


lunedì 26 gennaio 2026

mercoledì 21 gennaio 2026

venerdì 9 gennaio 2026

Ieri con Leoluca Orlando

Ieri a Forlì ho dialogato con Leoluca Orlando.

Molti anni fai lavorai per lui quando era sindaco di Palermo (indirettamente, e penso a sua insaputa). Mi avevano chiesto (tramite una società controllata, che si chiamava e, scopro, si chiama tutt'ora "Sispi") di scrivere il progetto per la "rete civica" di Palermo

Lo so che suona molto bizzarro, ma è vero. Anche vero è che il progetto si scrisse ma non si realizzò.

Di quei mesi ho bei ricordi. Per esempio, ricordo che prima di andare in aeroporto per tornare a Bologna, passavo per una buona pasticceria per comprare un grande vassoio. 

venerdì 2 gennaio 2026

Nel 2025


Nel 2025 sono stato in Azerbajan dove anche i grattacieli li han fatti perché ricordino il petrolio. Sono le "Flame Towers". Sono sempre più contrario a questo tipo di architettura.


I soldi del petrolio sono importanti e permettono di costruire. Questo è il Heydar Aliyev Center. Architetto, Zaha Hadid, che ha fatto pessime opere in giro per il mondo (è morta dieci anni fa ma è rimasto il marchio). Tutta l'architettura è serva del potere, ma certa architettura lo è di più.


Inoltre in Azerbajan ci sono tanti tubi.


Ma tanti.


Dappertutto, in giro per l'Azerbajian, si vedeno cartelli per ricordare i soldati moti nella guerra recente con l'Armenia.


La poesia delle tuberie (encore)


Le marshutke. In generale, l'Azerbajan è un Paese molto interessante.


Mi piace attraversare i confini terrestri. Passaporto per uscire, cammini un po' nella terra di nessuno, e rimostri il passaporto per entrare. Due timbri. Marshutka per arrivare, dall'Azerbajan, taxi raffazzonato per addentrarsi in Georgia. Chiacchere in russo con l'autista: famiglia, figli... Quando ci sono stato io, in aprile, la frontiera poteva essere attraversata solo in una direzione (l'Azerbajan aveva bloccato gli ingressi terrestri al tempo del Covid). Non so se in questi mesi sia cambiato qualcosa.


Dovrei chiederlo a chi mi ha dato il passaggio sino a Sighnaghi.

Della Georgia mi è piaciuta molto Kutaisi e la sua zona, dove non ero mai stato.


Non solamente per i tubi.


Non solo per via di questo frate gentilissimo, che mi ha accolto in un monastero perso in mezzo a un bosco, rifocillato, e dissetato con una specie di grappa la mattina che mi è risultato impossibile rifiutare.


Non solo per questi due signori, apparentemente indecisi a quale gioco giocare, vicini alla ferrovia.


Ferrovia che si percorre a piedi, per tornare a Kutaisi, tanto i treni non ci sono più.

Non solo per questo mi è piaciuta Kutaisi, ma per un insieme di cose.

Se poi vi capiterà di andare alle antiche terme di Tskhaltubo, forse all'ingresso di uno dei tanti alberghi abbandonati, signore e signora reduci della diaspora dell'Abkazia saranno ancora lì.

A giocare a backgammon in attesa che arrivi qualcuno a cui far visitare l'antico albergo di epoca stalinista. Ancora lì, rifugiati nella stanze di quell'albergo abbandonato.

In giugno, dal Lago di Braies sino a sopra Belluno ho percorso gran parte dell'Alta Via n. 1 (ne avevo scritto)


Ho foto simili, io semi-immerso mentre faccio "ommmm...", in diversi laghetti. Non v'è nulla di mistico: solo servono per stabilire una certa costanza nelle cose e nel fluire del tempo. Questo è il lago di Coldai, a 2143 metri di quota. L'acqua era molto fredda.

Di passaggio, vorrei ricordare il 14 giugno.



Quando in bicicletta, sui colli di Monte Poggiolo sopra Forlì, ho seguito un trattore lungo una discesa molto ripida e impervia. Bei momenti.

All'inizio di luglio sono andato in Tailandia, a Chang Mai, dove erao già stato anni fa.


Non ho visto molti tubi, ma certo abbondavano i fili della luce.


A Chiang Mai mi hanno dato un premio per un libro che ho scritto. Portarsi il premio, una pesante lastra di vetro, dentro lo zainetto per tutto il viaggio che è seguito è stato sfidante.


Poi la ruota gira sempre, e così sono arrivato in Corea (del sud).


Gran bel Paese.


Questa è la cima dell'isola di Yeongdo, che è collegata con un ponte alla città di Busan. Parte di "Pachinko", un romanzo che consiglio, e ambientata qui. Mi hanno detto che dal romanzo hanno fatto una serie che si vede su Netflix. Io non guardo serie, o film al computer, ma può essere che voi sì.


Questi ragazzi, in riva all'isola di Yeongdo che ho percorso tutta a piedi, mi hanno offerto del pesce che avevano appena cucinato. Gli ho chiesto di guardare le mie cose mentre facevo il bagno, con vista petroliera al largo. In generale ho fiducia negli sconosciuti, e se mi offrono da mangiare ho fiducia sconfinata.

In Corea ho camminato molto. Come faccio dappertutto, ma ancora di più. Ho camminato tutt'attorno al centro di Seoul, per esempio. Un cerchio di 25 chilometri in salita e discesa, in buona parte in mezzo al bosco. Era il 12 luglio e faceva un gran caldo.


Dall'alto, grandi viste di Seoul. E' molto bella la Corea.

Ho proseguito per il Giappone. Anche lì faceva molto caldo.


Che cosa notare? I cessi digitali, naturalmente. Ma si trovano ormai in gran parte dell'Asia orientale. Ma chi li ha inventati? I giapponesi, no?


Questa è Osaka di notte. Parte del romanzo Pachinko (vedi sopra) si svolge qui, durante la guerra.


Poi ho proseguito per Kioto, ma non ho avuto troppo tempo per visitare la città. Solo un po'.


Quest'albero è un po' il simbolo dell'università di Kioto.


Il treno per Tokio. Va più piano dei treni veloci cinesi, sia detto.


Di Tokio si potrebbero dire molte cose, per cui taccio.


Dico solo che somiglia molto a Parigi (parto sempre con buoni propositi ma poi invitabilmente sbraco). 
Da Tokio sono tornato in Italia. Agosto lo trascorro a Bologna, per mia regola.


O poco distante. Questo è il crinale sopra Pistoia. Ne ho già scritto qui (in giugno: ci vado e ci ritorno, sul crinale, perché è molto bello).

A fine agosto ho trascorso pochi giorni a Salonicco.


E' stato un anno terribile.


Le mura in Grecia sono spesso interessanti.


Anche i mercati.


A Salonicco ero per lavoro, ma più tardi, a Tilos (a nord di Rodi), no. Ho letto però dei bei libri, in un certo senso per lavoro. La distinzione lavoro/svago non mi è chiara.


Qui sono a Roma, il 2 ottobre, e più precisamente in Via di Donna Olimpia. Questo edificio me lo fece scoprire Claudio anni fa.


Mi piace ricordare ancora una volta, dalle parti di Monte Poggiolo sopra Forlì, il cuore nel campo, che resiste.

In ottobre sono andato a Quito.



Di suo è sui 3000 metri. Qui la città si vede dall'altro, a quota 4000.


Quito mi è piaciuta molto. Anche qui ero per lavoro. 

Qui sono al fianco del rettore dell'Università UTE e del nostro ambasciatore in Ecuador. Tanto per dire che ho una vita parallela in giacca e cravatta, e che se ne tenga conto insomma.

Nel 2025 ho fatto belle letture. Libri di storia dei Paesi che ho visitato, come sempre quando viaggio. Per Azerbajan e Georgia, ho riletto il bel "The ghost of freedom" di Charles King. Ho fatto del mio meglio per cercare di capire qualcosa soprattutto dei luoghi dove non ero mai stato. Mi sono impegnato.
Ho poi letto diversi libri legati al marxismo. "I quaderni di Gramsci", che mi hanno tenuto occupato a lungo. La vecchia biografia di Marx di Isaac Berlin, e poi quella del secondo Marx di Marcello Musto. "I bastardi di Hayek" di Slobodian, e un bel libro sul pensiero di Gramsci "nel mondo" curato da Roberto Dainotto e Fredric Jameson. Ho poi letto History, power, ideology di Donham Donald, e di Eric Wolfe, Europe and the People Without History, e Idéologie et appareils idéologiques d’État di Althusser. Quest'ultimo, perché vorrei farmi un'idea migliore sul tema delle ideologie, che mi pare sia molto importante. 
Un bel saggio sui narco in Messico di Gillermo Trejo (che ho conosciuto nel mio viaggio in Ecuador) e Sandra Ley. Mi sta tenendo impegnato la biografia di Den Xiaoping di Ezra Vogel. E altro ancora, ma  queste sono state le letture più interessanti.

Di narativa (confesso, poca), ho letto il citato Pachinko di Min Jin Lee. Poi ho scoperto Lu Xun, che chi vuol tentare di capire qualche cosa di Cina deve leggere (e anche solo chi ama i bei racconti, dal "diario di un matto" a "la vera storia di Ah Q"). E tutto questo che ho scritto e riportato serva per tenere una traccia, perché, senza, sarebbe ancor di più un andare allo sbaraglio.

lunedì 24 novembre 2025

Luigi Marattin pubblica la sentenza che ci riguarda

  


L’On. Luigi Marattin è stato condannato dal Tribunale di Bologna: tra l'altro, a risarcire il danno nei miei confronti e a pubblicare un estratto della sentenza sul suo sito personale. Ha diffuso il file PDF della sentenza per intero:

Sentenza nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 16188/2023. Tribunale Ordinario di Bologna, Terza Sezione Civile (file PDF)

La vicenda seguì la pubblicazione da parte dell’On. Marattin di un grafico che molti considerarono metodologicamente errato. Anch'io lo commentai, solo così:

"Le mie lezioni di econometria. E' colpa mia."

Ne scrisse (tra l'altro) Il Fatto Quotidiano, che riassumendo la querelle mi menzionò, qualificandomi come "a quanto pare, ex professore di Marattin" (qui). Seguirono delle affermazioni pubbliche dell'On. Marattin sul mio conto. Chi vorrà leggerle — si trovano nella sentenza — concorderà che la questione non poteva che finire davanti al giudice.

La sentenza (definitiva, poiché non è stato proposto appello entro 30 giorni dalla notifica) non ha bisogno di commenti. Questione chiusa.

domenica 16 novembre 2025

加油 (jiāyóu): Olio (forza, coraggio!)

 L'opinione degli altri è molto importante e inevitabilmente ci influenza. Per esempio io, che certo non amo perdere la faccia, se ho in mente di fare qualcosa di relativamente difficile ("costruirò dei mobili su misura da mettere sotto la scala") lo annuncio preventivamente a destra e a manca. Così poi per non perdere la faccia li devo veramente fare, che non c'è nulla di più patetico di qualcuno che annuncia che farà qualcosa, e poi non agisce. E quei mobili li ho costruiti, con un lavoro bestiale, e sono francamente bellissimi.

E' per una variazione di questo ragionamento che ultimamente ho ripreso a studiare le lingue straniere. Non una lingua, ma cinque. Un po' di russo, per non dimenticare del tutto quel che avevo appreso faticosamente. Il francese continuo a praticarlo ascoltando Radio France Internationale la mattina. Ascolto poi dei podcast brasiliani, anche se certi miei tentavi di studiare la grammatica portoghese ad oggi non hanno portato a molto. 

Sopratutto, ho dedicato le ultime settimane allo studio della grammatica tedesca. Ho ricopiato in un quaderno un ampio estratto della grammatica che usavo qualche decennio orsono. Scrivere in  corsivo mi rilassa molto. Come si vede dalla foto, faccio anche delle specie di cornicette attorno ai titoli. 

Quando mi stanco di tali esercizi passo al cinese. Cerco di scrivere e di memorizzare un insieme di caratteri, e anche di avere una vaga idea di come si pronunciano (c'è una app fantastica per questo, Pleco). 

Avrò successo? Ovviamente no. Col cinese, poi, non andrò oltre al "ciao, some sta?", e gli scarabocchi che riesco a produrre sono di qualità imbarazzante, soprattutto se si considera che la bella calligrafia in Cina è importantissima. Ma cinque lingue contemporaneamente? E tra queste, il cinese? E' impossibile non fallire. E quindi del fallimento nessuno me ne farà una colpa, come sarebbe avvenuto se avessi annunciato, lo studio di una nuova lingua.

***

Nel giugno scorso in centro a Bruxelles ho incontrato un cinese vicino alla sua motocicletta. E' riuscito a comunicarmi che era partito da Shanghai e l'ho fotografato.


Ho cercato col telefonino un'espressione che mi avevano raccontato tempo fa: per dire "forza, coraggio!", si usa la parola "olio" ("aggiungere olio"). Assai pertinente, direi acuta, dato il contesto di quell'incontro a Bruxelles. E infatti il motociclista di Shanghai ne è rimasto molto sorpreso. Ha sorriso ampiamente e ci siamo accomiatati fraternamente.

Quindi, c'è una morale. Le cinque lingue non le imparerò mai, ma alla fine basta poco per aggiungere argomenti per attaccare briga quando, nel centro di Bruxelles, si incontra qualcuno appena arrivato, in moto, da Shanghai.