giovedì 8 settembre 2016

Questa è un'opera



Alimentatore e smaltitore di fede mobili. Vicolo Santa Caterina, Bologna.

Io non voglio lavorare



I R-Amen (i già diffidati Radio Maria) rappresentano l'evoluzione del liscio-pop del migliore Raul Casadei. Sono i nuovi cantori di Romagna.

mercoledì 7 settembre 2016

Retoriche incrociate



Sul referendum costituzionale non ho ancora deciso. In un paese dove tutti hanno le idee chiarissime, dichiarare il dubbio è un po' come non avere tatuaggi: un gran segno di distinzione.

Solo dico che, sino ad ora, le migliori argomentazioni sono state incrociate, quelli per il SI che convincono a votare NO, e viceversa.

Per esempio, dopo aver letto la perla seguente, se si votasse nei prossimi tre minuti, sicuramente metterei la mia croce sul SI.

"Votare NO nel referendum costituzionale significa, dunque, votare contro la tecnocrazia sovranazionale che, grazie alla presente manomissione della Costituzione potrà appoggiarsi ad una monocrazia nazionale, ancor più vassalla delle oligarchie europee che continuerà ad affossare lo sviluppo del Paese con ancor più risolutezza." (Referendum costituzionale: perché voto no, di Francesco Sylos Labini (30 maggio 2016).

"Ritmiche incrociate" è la traduzione di "cross rithm", o "cross beat" (vedi qui). Oppure, polyrithm:

"Polyrhythm is the simultaneous use of two or more conflicting rhythms, that are not readily perceived as deriving from one another, or as simple manifestations of the same meter. The rhythmic conflict may be the basis of an entire piece of music (cross-rhythm), or a momentary disruption." (da Wikipedia).

Non so se l'analogia regga; mi sa che ci dovrò pensare sopra.

Sopra, un gran pezzo dei Talking Heads, dal titolo forse consono col referendum. Usavano ritmiche incrociate, come mi confessò Marco Sidella, quando eravamo stesi sullo sdraio in riva al fiume Rubicone, molti anni fa. Fu la prima volta che appresi della loro esistenza, e non capii bene di cosa si trattasse. Prima o poi ci si arriva, basta saper pazientare qualche decennio.

El clan



Ieri sera ho visto "El clan", di Pablo Trapero. E' una storia realmente accaduta della transizione argentina: una normalissima famiglia borghese, guidata da un padre, Arquímedes Puccio, che era stato membro dei servizi segreti dell'aeronautica. Dietro alla normalità, si nasconde un'organizzazione che sequestra e ammazza persone. Bello.

Vedendo un film così, sul piano familiare uno si interroga che cosa abbia sbagliato, e se vi sia ancora il tempo per imprimere una svolta, organizzarsi meglio, ed uscire dal torpore.

Insomma, ho ripreso la stagione cinematografica al Lumière, che è come dire, è iniziato l'anno nuovo.

martedì 30 agosto 2016

Terremoti: come ridurre i morti



Dal 2000 ad oggi, in Italia sono morte 688 persone in seguito a terremoti (fonte: *): una media di 43 all'anno.

Nel solo 2015, in Italia sono morte 3419 persone in seguito ad incidenti stradali (fonte: **). Per ogni morto "in media" per terremoto, ve ne sono stati quasi 80 sulle strade.

A naso, se si volesse ridurre il numero dei morti, i soldi converrebbe spenderli innanzitutto per rendere le strade più sicure, prima che per migliorare la qualità degli edifici. Poniamo che viceversa l'obiettivo sia di dimezzare il numero di morti in seguito a terremoti. Sarebbe necessario migliorare la qualità di milioni di edifici in gran parte d'Italia. "Salvare" poco più di una ventina di persone all'anno da incidenti stradali (un misero 6 per mille del totale), verosimilmente costerebbe molto meno.

Certo, case più sicure comporterebbero anche minori spese per i soccorsi e per la ricostruzione - e del resto, anche agli incidenti stradali consegueno costi di vario genere. Ma la differenza nei numeri - 80 contro 1 - è così ampia, che "al margine" mi pare non ci sia storia.

Qui (da Il Post) si trovano citati vari studi su "Quanto costerebbe mettere in sicurezza gli edifici in Italia", con un riferimento esplicito ai costi per la ricostruzione.

(*: Terremoti in Italia nel XXI secolo, Wikipedia. Contando le morti definite "indirette", e considerando per il recente terremoto ad Amatrice e zone limitrofe un totale presunto di 310 morti)
(**: Incidenti stradali - dati provvisori; comunicato stampa ISTAT, 19 luglio 2016).

domenica 28 agosto 2016

Al traino



A me l'Accademia della Crusca sta sempre più simpatica:

"Nell'università sono ormai di larghissimo uso parole come 'abstract' per sommario o talora sintesi, 'feedback' (esempio 'cultura del feedback') per riscontro, 'road map' per piano operativo, cronoprogramma, 'deadline' per termine ultimo, scadenza. "Non si tratta di termini tecnici specialistici della vita universitaria, né di anglismi incipienti, perché ormai sono di largo corso - sostengono i linguisti della Crusca - in questo caso un’istituzione che dovrebbe essere all’avanguardia pare invece al traino di altri centri egemonici, quasi nel tentativo di mostrare così di aver compensato almeno verbalmente la propria staticità". (*)

Ho sofferto per il "teaching hub" (vedi qui), per non parlare della spending review (vedi qui e qui).

Ma forse, e paradossalmente, la Crusca ha torto perché non considera gli aspetti meta-linguistici del problema. Questi abusi linguistici ci consentono di identificare nel comunicante un irrimediabile cazzone, e così di evitare un'ingiustificata agitazione. Mentalmente, rimaniamo stravaccati sul divano, in mutande e con la birra in mano. In attesa, che so io, di un qualche jobs act che ci risolva la giornata.

(*) L'Accademia della Crusca: "Basta con gli inutili termini inglesi aziendali", Adnkronos, 18 agosto 2016.

sabato 27 agosto 2016

Terremoti e corruzione


Ognuno ha il cervello che funziona in un certo modo. Poi però, per evenienze varie, ci si trova a dover pensare contro natura. Per esempio io amo molto l'induzione, ma il mio lavoro preferisce la deduzione. Però sento spesso il richiamo della mia natura, e in questo modo mi spiego un libro che scrissi anni fa, e anche forse la mia fissazione quasi bi-decennale con la questione del plagio all'Università di Bologna. E' che ogni tanto mi imbatto in un Aleph di Borges: oggetti piccoli, ma se ci guardi dentro con attenzione ci vedi tante cose. E un Aleph è intrinsecamente induttivo.

La settimana scorsa c'è stato un altro brutto terremoto e sono morti in tanti. E' ripartito il dibattito al quale non conviene partecipare. Perché nel momento in cui il dibattito su cosa si debba fare per i terremoti si ha ritualmente dopo i medesimi, che sono all'incirca periodici in Italia, già vuol dire che è meglio tacere, perchè noi non religiosi ai riti al massimo partecipiamo in silenzio. Somiglia a quando l'Università di Bologna si interroga sul plagio, per raccontarsi che in futuro le cose cambieranno. Ed è in questi momenti in cui, per non morire di noia, pratico l'induzione con particolare gusto.

Altrimenti, sul tema "terremoti e corruzione", due sono i lavori da citare: questo, e questo. Sintesi: la corruzione rende i terremoti più mortali. Ci si poteva arrivare anche con un approccio induttivo, si dirà, e ci si interroga allora sul significato retorico di questi studi: se i dati "urlano", confermi quel che all'incirca già ti potevi attedere; ma d'altra parte, non rifiutare l'ipotesi nulla non implica la sua veridicità - ovvero: se non risulta che A causa B, può essere che sia perché i dati non sono abbastanza informativi: la teoria classica della verifica di ipotesi privilegia sistematicamente l'ipotesi nulla.

E anche per questo, per le ataviche colpe della teoria delle ipotesi, per la mia natura cerebro-induttiva, e forse anche perché è quasi notte, mi interessa il sistema di impunità che è in funzione presso l'Università di Bologna. Mi pare che esso parli anche dei morti eccessivi (forse, vedremo) del terremoto della settimana scorsa. E comunque, è un Aleph che mi son trovato qui, come dire, in cantina: come non approfittarne?

Adonis e io


Qui (foto di Francesca Colao) pulisco le cozze insieme ad Adonis, i cui ordini, provandone soggezione, sempre eseguo. Grazie a lui, ho grigliato e mangiato pesce, mangiato strani molluschi e uova di polpo fritti.

Ho accompagnato al Grande Buco amici che ancora non lo conoscevano e temevano. Prima di arrivare all'isola, ho rivisitato Micene, e scrutato tante belle pietre peloponnesiche che non avevo mai visto.

A nuoto mi sono spinto oltre il faro, come la mappa sotto testimonia, ma ho fallito il progetto di raggiungere la spiaggia numero cinque. Ho ripassato tutto il programma di matematica della quarta classe di liceo linguistico, e sono ora abbastanza rapido nel risolvere equazioni e disequazioni esponenziali e logaritmiche, utilizzando i metodi e trucchi del caso. Grazie a Dio mi sono risparmiato i logaritmi. Ho letto la storia dell'impero bizantino, e progredito nella lettura di Anna Karenina in russo. Ho dormito due notti in spiaggia, la seconda delle quali, con mia nipote Matilde, visitato da un topo.

In sintesi, è stato un mese di duro lavoro, e avrò bisogno di un lungo riposo per riprendermi.

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mercoledì 10 agosto 2016

Linux at 25



Linux compie 25 anni. Questo articolo è interessante. Per esempio, racconta di come i contributi gratuiti al kernel ormai rappresentino una percentuale ridotta del totale. Alla fine mi pare che, nel dibattito sul perché tante persone contribuiscano gratis ai progetti open source, avessero ragione i cinici economisti (signaling al mercato del lavoro), rispetto a venditori di aria fritta assortita (cultura del regalo, ecc.).

Vidi funzionare la prima macchina con Linux quando aveva appena compiuto 3 anni. In Viale Silvani, a due passi da qui. Era un PC 486, fu messo subito in rete, e fu battezzato Marco Polo. E Linux si trova ora sotto questa tastiera. A volte, ci si trova dalla parte giusta della storia.

mercoledì 27 luglio 2016

Perdersi



Schulze-Delitzsche e Lassalle in Anna Karenina. Perdersi brutalmente in un romanzo russo.

mercoledì 20 luglio 2016

Vindolanda evocata



Avevo letto di Vindolanda, città militare romana poco a sud del vallo di Adriano. Ne parlavo con Miriam, e le raccontavo delle preziose tavolette che vi trovarono. In una di queste, Claudia Severa, moglie di un comandante militare, invita alla sua festa di compleanno una sua amica, moglie del comandante di un accampamento vicino. Fa scrivere a uno scriba, ma in fondo c'è un saluto di suo pugno, che è, ad oggi, il più antico testo in latino sicuramente scritto da una donna (circa 100 D.C).

Parlando delle cose, si evocano. Due giorni dopo, per purissimo caso ho trovato quella lettera, mentre andavo a zonzo per il British Museum.

domenica 17 luglio 2016

Di là



Ritengo di aver concluso l'esplorazione della foresta di Mandromini. La mappa qui sopra è un'unione di tutti i percorsi, realizzati in un arco di forse quattro anni. Vi sono molte tracce ripetute, come quella che porta a Case Silvori. Altre, sono state calpestate una volta sola, come la folle discesa per il torrente Verdiana, il settembre scorso.

A voler essere pignoli non tutto è stato visto, ma molto si, della foresta che si trova di là dal crinale, oltre il passo del Cancellino. L'ho esplorata bene perché è molto bella.

Anche di qua dal crinale, dalla parte emiliana di quel passo, c'è una foresta fitta e selvaggia. E' bella, ma meno dell'altra, mi dico, e per questo vi vado raramente. Ho però il dubbio di essere parziale, e di preferire quel che si trova di là, perchè è nascosto dalla cresta degli appennini e per questo più separato da dove vivo. Quando guardo dalla cima, non vedo verso da me, ma la Toscana, e a volte il mare Tirreno. Ieri pomeriggio, dalla cima del Cornaccio, spuntavano anche le cime della Corsica.

Per chiarire: quando Leopardi scrisse l'Infinito, se invece di mettersi in quel colle dal quale guardare di là, avesse guardato l'orto di casa, la poesia sarebbe venuta diversa e meno pregnante.

Ieri e oggi ho percorso molta strada (54 km) e soprattutto con molto dislivello: 3400 metri in salita, e ancor più in discesa (vedi qui). E ho perlustrato anche di qua: per la prima volta sono salito sul Monte Grande. Spunta lì in mezzo, coperto sino alla cima da faggi, ed è bello anche lui, ma ha meno poesia.



giovedì 14 luglio 2016

Cosa è andato storto coi Rom?



Gli ultimi dati del Pew Research Center sono impietosi: gli italiani, in Europa, sono quelli che hanno una opinione peggiore riguardo ai Rom (e per carità di patria fingo di ignorare le altre due colonne della tabella).

In Spagna, ai Rom si associano anche messaggi positivi - innanzitutto, la cultura del flamenco. In Italia, no. Qualcosa è andato storto, se osserviamo una tale incapacità complessiva di rappresentare e di autorappresentarsi. Così, i Rom sono una specie di buco nero della società italiana, invisibili, e presenti soltanto in negativo.

Negative views of minorities, refugees common in EU. Di R. Wike, Bruce Stokes e Katie Simmons. Pew Research Center, 11 luglio 2016.

giovedì 7 luglio 2016

Epifenomenologia del Brexit



C'era un Wendy dove cucinavo i migliori hamburger della Provincia Britannia. Ora, vi è uno squallido ersatz italiano.

Brexit si rivela come un mero epifenomeno.

martedì 5 luglio 2016

Dreyfus, corruzione, e Università di Bologna



"Building rule of law and control of corurption is like staging a response to the Dreyfus affair. Some people are bound to lose from anticorruption; thus, exposing and targeting predators is essential for success". Alina Mungiu-Pippidi, The quest for good governance. Cambridge Univ. Press, 2015. P. 174.

Sto leggendo il libro di Alina, una collega rumena che lavora a Berlino. Mi piace e ho appena letto la frase che ho citato.

In questi giorni sto pensando abbastanza all'affare Dreyfus, e per la prima volta ho letto tutto il J'accuse...! di Émile Zola.

Vi è analogia con un altro "affare", che riguarda l'Università di Bologna: la nomina a Professore Emerito di Enrico Lorenzini, malgrado le accuse di plagio che a suo tempo ricevette (che lui nega, e che l'Università di Bologna non mi risulta abbia mai smentito; questa la lettera dell'allora Rettore, Prof. Roversi Monaco, pubblicata da l'Espresso).

Sulla vicenda si è avuta un'interpellanza al Senato (vedi qui; prima firmataria, la Senatrice Michela Montevecchi). E' interessante, e cita una lettera scritta da ex-studenti del Prof. Lorenzini, di cui ha parlato La Repubblica (articolo di Ilaria Venturi).

L'"Affare Lorenzini" ha qualche tratto in comune con il Dreyfus. Anche nel caso presente, si tratta di "mettere in piedi una risposta", in condizioni difficili, perché gli interessi individuali si contrappongono al bene comune.

Da oltre un mese sto chiedendo al nostro Rettore, il Prof. Francesco Ubertini, di chiarire: o quel che scrisse Roversi-Monaco non è vero, e in quel caso si dovrà chiedere scusa a Lorenzini per le ingiurie che ha ricevuto, oppure è vero, e allora si dovrà chiedere al Ministro di revocare il titolo. Tertium non datur.

Sino ad oggi, Ubertini è stato muto come un pesce, e ancora non è dato sapere che tipo di porcata abbiamo commesso: insultare un innocente, o premiare un colpevole. E siccome quando si parla di porcate sorge il dubbio che vi siano dei responsabili, ecco una difficoltà: come scrive la Mungiu-Pippidi, "alcune persone sono destinate a perderci". Tacendo, forse Ubertini crede di non far perdere nulla a nessuno - oltre all'istituzione i cui interessi dovrebbe rappresentare.

Ma ci arriveremo.