martedì 31 gennaio 2017

Correre, come parte del tutto



Se non ho viaggi a disturbare il mio rapido progredire, corro una sesantina di km la settimana.

Chi non corre dovrebbe iniziare a farlo, e questo articolo sul Guardian spiega come. Leggendolo poco fa, mi sono convinto che era giunto il momento di iniziare a fare proselitismo, e proselitismo non solo per la corsa, ma per un vero e proprio modello di vita che da tempo ho adottato.

Vivendo io esageratamente, se pur nel mio piccolo, anche nuoto una decina di km la settimana, e cammino, in piano, in salita e in discesa. Ho poi una bicicletta molto aerodinamica che si chiama "Fiore di ciliegio" (vedi qui). Inoltre, forse anche a causa di tutto questo muovermi, sono termoregolato molto basso. D'inverno rompo le scatole a tutti tenendo gli ambienti intorno ai 17 gradi, e in seguito a queste mie scelte sono diventato una specie di ghiacciolo che trasuda endorfine.

Quel che propongo a chi mi sta attorno - a voce alta per farmi sentire, dato che vi vedo così lontani - è un vero e proprio pacchetto olistico-esistenziale. I benefici sono innumerevoli, diretti e indiretti. Tra questi ultimi, segnalo il vantaggio evidente per tutti quelli che, come me, godono di una sfera prossemica molto ampia. Soprattutto d'inverno.





lunedì 30 gennaio 2017

Il muro in ritardo



Nell'ultimo numero del Journal of Economic Perspectives si trova un articolo di rassegna sui flussi migratori (*). In buona sostanza, il "fronte" futuro non sarà il Rio Grande, ma il Mediterraneo. Il motivo principale è semplice: la dinamica demografica è molto attiva nei paesi a noi più vicini (Africa in primis), ma non più dal Messico in giù. Quindi, anche a prescindere da ogni altra considerazione, Trump e la sua follia sono in ritardo.

E' un problema serio per l'Europa: ci attendono decenni di tensioni e di razzismo. Se c'è qualcosa in cui si dovrebbe investire, è nel finanziare piani per il controllo delle nascite in quei paesi, per cercare di anticipare il contenimento demografico che prevedibilmente avrà luogo.

Nella foto, percorro un muro a Colonia, in Uruguay, qualche mese orsono. Ci vuole un'abilità particolare, per camminare sui muri, no? Anche rendendomi conto del grande privilegio di cui godo - il poter vagare - ho firmato il Statement by scholars on the January 2017 executive orders. "A disgrace for our country": è molto breve.

(*) Is the Mediterranean the New Rio Grande? US and EU Immigration Pressures in the Long Run. Di Gordon Hanson Craig McIntosh JEP, VOL. 30, NO. 4, FALL 2016
(pp. 57-82)

domenica 22 gennaio 2017

Leningrad Cowboys



Sto andando al cinema quasi tutti i giorni, a causa di una sorta di ineluttabilità in cui mi trovo invischiato ultimamente. Ieri sera ho visto un vecchio film di Aki Kaurismäki, Leningrad Cowboys Goes America, del 1989.

Apprendo che i Leningrad Cowboys, "conceived in a bar in 1986 as a joke on the waning power of the Soviet Union" (Wikipedia), sono ancora attivi. Il film è un road movie sconclusionato, quindi adatto non so se ai tempi, ma almeno alle giornate attualmente offerte. Il ritmo è segnato da scenette grottesche, come quella della birra, qui sotto.

Mi piace molto l'immagine di apertura del video in alto, che esprime plasticamente la potenza geometrica triangolare di "Katjiusha".

giovedì 19 gennaio 2017

Ibernazione



In questo mese di gennaio sono andato in ibernazione, e leggo molto. Ho terminato Bribes (vedi qui), e ora sto leggendo la rassegna di un libro che non ho letto, ma che forse leggerò - Anti-corruption in American history, di Zephyr Teachout. La rassegna, di Richard McCormick (*) si sofferma molto sul tema del finanziamento della politica, che, soprattutto dopo "Citizens United" (l'assai criticabile decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti del 2010), negli Stati Uniti rappresenta la partita da giocare. In condizioni di estrema difficoltà, tanto più considerando quale amministrazione sarà chiamata ad indicare i prossimi giudici della Corte Suprema.

Riporto un'opinione di McCormick: "Conditions today invite bold leaders to step forward and say that the political influence of monied men and organizations, fueled by their lobbying and campaign giving, is preventing the enactment of effective responses to the most serious problems confronting our country (and the world). These include global climate change [...], the lax regulation of industries such as banking and energy, with damaging consequences for the economy and the environment; and the dreadful ineffectiveenss of our urban school systems".

Non c'è da stare allegri sulle prospettive odierne che tali eventuali bold leader emergano. E la lista dei problemi elencati, unita a una ragionevole anticipazione sugli effetti della presidenza Trump, solo mettono voglia di continuare l'ibernazione.

Ieri l'altro sono stato intervistato, insieme all'amico e collega Alberto Vannucci, sul tema della corruzione in Italia. Ho perorato un approccio "Zen" all'anticorruzione: per farla, è meglio parlare d'altro. Di crisi dei media, di "leggibilità" e di trasparenza. A questo riguardo, me la sono presa, come ormai mi capita spesso, contro la normativa sulla privacy. Prima o poi mi sveglierò, ma mi sento quel cuscino sotto la testa, quello che si vede nella foto, e tutti i rumori sono attutiti.

Scherzi a parte, volevo scrivere un'altra cosa, ma non mi ricordo cosa. Sarà per via della sonnolenza.

(*) Anti-corruption in American history. Reviewed by Richard L. McCormick, Rutgers University. The Journal of the Gilded Age and Progressive Era 14 (2015), 441-454.

mercoledì 18 gennaio 2017

Fiore di ciliegio - 桜花



Sentendo prepotente l'esigenza di orientarmi in modo definitivo, ho installato il GPS dei poveri. Indica non solo il Nord, ma anche il Sud, l'Est e l'Ovest. Ha anche una specie di grilletto che funge da campanello, e che intendo azionare per indicare qualsiasi errore di rotta. Cioè, non l'attiverò mai.

La mia bicicletta si chiama "桜花" - si pronuncia all'incirca "ohka", e vuol dire "fiore di ciliegio". In onore dell'omonimo Yokosuka MXY7, aereo-razzo utilizzato dai piloti kamikaze (神風).

Apertura alare minima ed essenzialità costruttiva: alla mia bicicletta manca solo il mirino che si vede davanti al finestrino anteriore del Yokosuka. Me ne devo procurare uno.

















venerdì 13 gennaio 2017

Granelli di sabbia



Ho riletto un libro che da molti anni in libreria occupava uno spazio eccessivo rispetto alle sue trecento pagine. E' un'opera di riferimento per gli storici della tarda antichità:The Mediterranean World in Late Antiquity: AD 395-700, di Averil Cameron.

Lì ho trovato citato Corruption and the Decline of Rome, di Ramsey Mac Mullen. Pubblicato da Yale University Press nel 1988, l'ho reperito sul mercato internazionale dell'usato: è in arrivo.

Terminato il libro della Cameron, ho ripreso a leggere "Bribes", di John T. Noonan, le cui ottocento pagine fitte avevo interrotto a causa di altre incombenze. E' un libro dell'83, un'affascinante perla dimenticata. Ci sono i libri parziali e libri totali: a quest'ultima categoria appartiene "Bribes". Così come, per fare un esempio, totali sono il Don Chisciotte e gli ultimi due di Bolaño (los detectives salvajes e 2066), mentre il libro della Cameron è parziale.

Poco fa stavo anche per comprare il de consolatione philosophiae di Boezio e il de civitate dei di Agostino. Fortunatamente ho intuito che stavo sperimentando uno dei miei momenti eccessivi e mi sono trattenuto. Anche tra le persone ci sono quelle totali, e le parziali. Le une non sono migliori delle altre, così come il libro della Cameron è parziale, ma molto bello.

All'alba di un giorno di molti anni fa eravamo seduti su un muretto all'incrocio della litoranea con la strada che porta a Puerto Ángel, scesi da poco da un vecchio pullman col quale, la sera prima, eravamo partiti da Oaxaca. Si fermò il Suv di un medico messicano che per alcuni anni aveva lavorato in Italia, ci mettemmo a parlare e ci offrì un passaggio. Prima andammo alla playa de Zicatela, a Puerto Escondido, tanto per fare un giro - sapevamo che era troppo hippie per noi. Seguimmo allora il suo consiglio e, tornati indietro, ci accompagnò alla prima delle baie di Huatulco. Una pista di terra, ci si poteva arrivare solo con un fuoristrada. Lì campeggiammo per alcuni giorni, e lì terminai di leggere il libro della Cameron, che prima di partire avevo scelto, quasi casualmente, nella libreria di UCSD a San Diego.

Nella prima delle sette baie di Huatulco hanno costruito almeno quattro ristoranti nuovi. La tenda era piazzata all'incirca tra due di essi, "la casa del abuelo" e il "restaurant viri". Apprendo che l'isolotto si chiama San Agustin. Ho voluto riverificare tutto questo, perché avendo terminato nuovamente il libro, mi è parso opportuno rileggere anche il luogo.

Rileggendo quel libro, molti dei granelli di sabbia bianchissima di quella spiaggia, che si erano ficcati tra le pagine, si sono perduti, e ora il libro è più sottile. Rileggendo il libro, un po' si è consumato anche il luogo.

E comunque, qui dentro non si può mai raccontare veramente tutto.

mercoledì 11 gennaio 2017

Torbido strutturale

Ogni tanto affiora, il torbido strutturale. Poi torna giù e ci se ne dimentica.

Gabrielli cambia il direttore della Polizia postale: “Ha sottovalutato lo spionaggio”, La Stampa, 11 gennaio 2017.

domenica 1 gennaio 2017

Aspirazioni



Da grande voglio essere come questo signore, che ho incontrato ieri mattino, a 1800 metri di quota, sotto al Passo dello Strofinatoio.

Questo ho pensato, seduto sulle acque, in un momento in cui la realtà si era inclinata leggermente.

mercoledì 28 dicembre 2016

Misure ragionevoli



Il numero di pagine lette in un anno, che Anobii comunica, è misura idonea della salute mentale: più leggo e meglio sto. Un'idea che di per sé può apparire leggermente squilibrata; ma si consideri che viviamo in un'epoca portata alle quantificazioni. Inoltre, se usati in modo compulsivo, i numeri divengon cabala, esoterici e mistici, e tortuosamente si trasformano in non-numeri e si annullano. E' un meccanismo ben congegnato.

Il 2016 è stato un anno di scarse letture, con tutte le conseguenze del caso. Almeno, ieri sera ho terminato Anna Karenina di Tolstoj.

In Guerra e pace mi aveva fatto riflettere una concezione della storia che mi era parsa orientale. In Anna Karenina colpisce ovviamente Anna, che forse si può definire una figura femminista. Poi c'è Levin, che filosofeggia, e mi pare che faccia il paio con Andrei di "Guerra e pace". C'è Stiva, che si diverte, e ovviamente Vronski, che a mio avviso non ne esce così male.

E si incontrano tante riflessioni sulle condizioni materiali di una società estremamente diseguale che produsse quel secolo incredibile di letteratura russa, da Pushkin in poi. Anche per questo, ci vorrebbe più tempo, per approfondire e per capire meglio, ma se leggo in russo procedo lentamente, e se il numero delle pagine quest'anno è stato modesto, è anche per questo intoppo - ho letto anche Oblomov di Goncharov.

Nel 2017, per raggiungere un livello certificato di sanità mentale più elevato, mi concentrerò su lingue in cui sono in grado di procedere speditamente. La cabala va aiutata, e per questo basta essere ragionevoli, e io lo sono, come il numero di pagine che ho letto tre anni fa ha ampiamente dimostrato.

lunedì 19 dicembre 2016

Pushing the envelope



Il ministro Poletti che afferma: "«Conosco gente che è andata via e il Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi»". L'omicidio dell'ambasciatore russo in Turchia. Sembra che tutti stiano spingendo l'inviluppo. Che in Italiano come espressione non funziona, ma vediamo Tom Wolfe', in "The Right Stuff" (1979):

"One of the phrases that kept running through the conversation was ‘pushing the outside of the envelope’... [That] seemed to be the great challenge and satisfaction of flight test."

Poi ricordi che l'ambasciatore russo Griboedov fu assassinato a Teheran l'11 febbraio 1829, e pensi che "l'inviluppo" è sempre stato spinto, da una parte o dall'altra.

Griboedov era persona molto interessante, e scrisse un libro famoso, Горе от ума. Lo comprai alcuni anni fa, a Mosca. In un'edizione elegante che si intitola "Prosa e versi"; un'opera omnia, penso. Non l'ho mai letto.

Non so se Andrei Karlov, l'ambasciatore assassinato oggi, avesse velleità letterarie. E' irrilevante, ma siamo come condannati a cercare collegamenti. O almeno, io lo sono. E dai miei collegamenti è rimasto fuori, poverello, il Ministro Poletti, dal quale ero partito. E' persona vacua, e quel che dice non ha neppure la dignità di essere sbagliato: è inutile.

Il titolo del libro di Griboedov può essere tradotto con "Che guaio l'ingegno!". Il New York Times parla di rotta di collisione tra Turchia e Iran. La Russia farebbe bene a tenersi fuori, per manifesto karma negativo: nei due paesi, si è già giocata due ambasciatori. Poletti. Wolfe. Buonanotte.



venerdì 16 dicembre 2016

Profonda riflessione


Leggendo oggi i giornali, e pensando ad altre vicende accadute in questi giorni, e nei mesi passati, sono addivenuto a questa profonda riflessione:

In Italia, se non sei un cialtrone, non fai strada.

Ci si potrebbe scrivere la "fenomenologia della classe dirigente italiana": avere curriculum più o meno taroccati; essere plagiari e situarsi in alto nelle istituzioni, e osservare le cialtronate altrui in silenzio, facendole proprie, crea dipendenze reciproche, e possibilità più o meno grandi di ricatto, e tiene insieme un gruppo al vertice.

E un gruppo al comando (non si sa bene di cosa) che ha trovato il modo per tenersi insieme è esattamente la definizione di classe dirigente.

Qui sopra c'è la foto di Gramsci, che tanto scrisse sul concetto di "classe dirigente". E' un'associazione cialtronesca, ma, con questa nebbiolina che da due settimane permane e che mi si è infilata dentro le ossa e tra le giunture, mi sento così debole, e nutro una tal voglia di appartenere, anch'io. Prendetemi tra voi: saprò farvi sfigurare.

martedì 13 dicembre 2016

Hacks



"A filing cabinet broken into in 1972 as part of the Watergate burglary now sits beside a computer server that Russian hackers breached during the 2016 presidential campaign, both on display in the basement of the Democratic National Committee’s headquarters in Washington.

La foto è molto significativa. Questo articolo nel New York Times fa il punto su una vicenda di cui sentiremo parlare ancora per molto.

"“This tale of ‘hacks’ resembles a banal brawl between American security officials over spheres of influence,” Maria Zakharova, the spokeswoman for the Russian Foreign Ministry, wrote on Facebook."

Qui c'è l'idea che sia una questione di turf tra CIA e FBI. La Zakharova è un personaggio interessante.


The Perfect Weapon: How Russian Cyberpower Invaded the U.S., di Eric Lipton, David E. Sanger, e Scott Shane. The New York Times, 13 dicembre 2016.

giovedì 8 dicembre 2016

Complesso militare-industriale




Il Washington Post di oggi segnala preoccupazione per il gran numero di nomine di militari all'interno della prossima amministrazione Trump.

Nel suo famoso discorso di commiato, il 17 gennaio 1961, il Presidente Eisehnhower mise in guardia dai pericoli per la democrazia "complesso militare-industriale". Per la prima volta infatti, in seguito alla seconda guerra mondiale e con l'inizio della guerra fredda, gli Stati Uniti avevano forze armate ingenti e in modo continuativo, e con una costellazione crescente di enti di ricerca e laboratori (Darpa, Sandía, ecc). Del video, si vada al minuto 8:41.

Anche l'Italia ha un suo complesso militare-industriale (forze armate, Leonardo-Finmeccanica, Fincantieri, una costellazione di imprese e di interessi, e i vari servizi segreti). In democrazia, queste presenze ingombranti vanno gestite. Nominare ministri degli ex-generali non è il metodo migliore. Non tutti sono Eisenhower, che, forse proprio perché era un ex-militare, sapeva bene di che cosa stava parlando.

"President-elect Donald Trump has selected retired Marine Gen. John F. Kelly as secretary of homeland security, officials familiar with the decision said Wednesday, recruiting a third former member of the military’s brass to serve at the highest levels of his administration.

Trump’s choice of Kelly — and his continued deliberations about tapping as many as two more military figures for other posts — has intensified worries among some members of Congress and national security experts that the new administration’s policies may be shaped disproportionately by military commanders.


Trump hires a third general, raising concerns about heavy military influence, di Philip Rucker e Mike DeBonis, 7 dicembre 2016, The Washington Post.

martedì 6 dicembre 2016

Vinciamo largo



Mi pare che un buon commento sull'esito del referendum sia questo, di Luigi Zingales. Buono, nel senso che lo condivido.

Riguardo all'esperienza del governo Renzi, a me è sempre parso che non sia stata di rottura, ma solo un more of the same esasperato e quasi drogato. Il suo rilanciare continuo è figlio di quel "governare per annuncio" al quale eravamo da lungo tempo assuefatti, concausa, e al tempo stesso risultato, della delegittimazione della classe politica. La sua impazienza volontaristica ha privilegiato le scorciatoie, che non funzionano mai, rispetto al lavoro di medio-lungo periodo all'interno dell'amministrazione, che solo può permettere di fare passi in avanti. Due esempi per tutti: le cattedre Natta all'Università, e la task force di Diego Piacentini (quanto inglese inutile, in questo governo!) alla digitalizzazione. E il botto finale, l'insensato referendum, altro non è stata se non l'apoteosi dell'eterna "retorica della riforma" - dal titolo di un pamphlet del '94 di Gambetta e Warren.

Rispetto il punto di vista di tanti amici che han votato "si" e che si considerano - loro, e non noi - gli alfieri del cambiamento. Ma non sono d'accordo. Il cambiamento è sempre questione complessa, ed è vero che non si vedono all'orizzonte coalizioni che abbiano una qualche chance in questo senso. Ma quello di Renzi, del cambiamento è stato solo un simulacro, che nei fatti ha incancrenito ulteriormente certe pratiche ed illusioni di cui invece dovremmo liberarci.

L'immagine in alto, esempio di comunicazione futilmente "sparata", l'avevo tenuta, negli ultimi insopportabili giorni di campagna elettorale, in attesa di tempi migliori.

domenica 4 dicembre 2016

Le matite



L'accusa delle matite presuntamente cancellabili ai seggi (non entro assolutamente nel merito) è la conclusione ideale di questa vicenda referendaria.

Lasciamo agli Stati Uniti i sospetti di hackeraggio, da parte di potenze straniere, delle stazioni di voto elettronico. Noi abbiamo invece gli umarell che, di soppiatto, fanno un segnetto con la matita d'ordinanza su un pezzetto di carta nascosto in tasca, per verificare, con gomma clandestina, se davvero il voto si può cambiare.

Settimane di tensione, che alla fine si stemperano così: stavamo comunque scherzando.