mercoledì 27 aprile 2016

A prehensile feel



"A prehensile feel for the roots and branches of literary modernism".

Sarebbe la qualità dell'autore (Paul Mariani) di una nuova biografia di Wallace Stevens, per come ne scrive Peter Schjeldahl sul New Yorker di questa settimana.

Stevens faceva vacanze da solo, a Key West, e ogni tanto si cacciava nei guai, come quando provocò Hemingway e le prese. Era forse questa la sua "idea di ordine a Key West" - il titolo di una sua poesia tra le più note. Battuta facile, d'accordo.

Stevens aveva un controllo totale della lingua, al punto che anche coi piedi avrebbe scritto buone poesie. Di questo si tratta, del resto, quando si invoca il prehensile feel - la prensilità delle mani è scontata e non richiede problematizzazione.

La prensilità dei piedi, e il controllo della lingua: quale il collegamento? Non so, ed è qualche tempo che questi scritti non portano da nessuna parte: tutto ultimamente mi rimane irrisolto.

The Idea of Order at Key West

di Wallace Stevens

She sang beyond the genius of the sea.
The water never formed to mind or voice,
Like a body wholly body, fluttering
Its empty sleeves; and yet its mimic motion
Made constant cry, caused constantly a cry,
That was not ours although we understood,
Inhuman, of the veritable ocean.


(Continua qui).

martedì 26 aprile 2016

25 aprile in Via del Pratello



Il 25 aprile al Pratello è bello la mattina.



Inizia con i fiori alla lapide, e i bambini che cantano.



Poi passa la Banda Roncati.



Qui il coro canta "i cento passi".

I bambini di Via del Pratello hanno cantato anche ¡Ay Carmela!. Parla della battaglia dell'Ebro e inizia così:

El Ejército del Ebro
Una noche el río pasó,
Y a las tropas invasoras
Buena paliza les dio


Poi però andò a finire male, e vinse il fascismo. E poi il fascismo fu sconfitto, da tante cose certo, e anche dalla resistenza.

La mattina, quando non c'è troppa gente, il 25 aprile in Via del Pratello è bello. Poi arriva la folla, eccessiva, e io vado via.

La bella scritta in alto è di Mastai. Un grande striscione attraversava ieri Via del Pratello, con scritto "Mastai c'è". Lo avevo conosciuto, Mastai, anche se non troppo bene. Anche a me piace pensare che ci sia ancora.

lunedì 25 aprile 2016

Louis Sullivan



"Wealth and refinement turned to architects like Charles Follen McKim, educated, literate, at home in the salons of Europe; they certainly did not look at Sullivan, who drunk whiskey stright, worried about democracy, and sounded like a radical."

L'analisi di Carl W. Condit, nelle ultime pagine di "The Chicago School of Architecture" (The University of Chicago Press, 1964) da sola vale il libro. A volte le periferie vincono sul centro, ma poi il centro recupera. Ancor più raramente, le periferie diventano centro. Parigi, New York e Chicago sono casi di un centro che si è spostato a New York, e di una periferia, Chicago, che visse una stagione incredibilmente creativa, ma poi arretrò.

Arretrò anche se aveva ragione, perché i Mies van der Rohe e il suo "less is more", e gli slab a la Skidmore, Owings & Merrill, tornarono all'essenzialità della scuola di Chicago. O almeno, mi pare che sia così.

E io, come mi colloco rispetto al problema generale? D'istinto, parteggio sempre per le periferie: Sullivan mi sta enormemente simpatico, e i salon di Parigi li avrei guardati dal marciapiede, grattando con le unghiette le ampie vetrine, per attirare l'attenzione e sperare di vendere qualche scatola di fiammiferi.

La foto è del Carson, Pirie, Scott and Company Building (1899-1906), una delle opere migliori di Louis Sullivan. Che incredibile eleganza.

venerdì 22 aprile 2016

Ora basta, per favore



Oggi, nel 1619, morì Inca Garcilaso de la Vega, il primo mestizo. Una persona molto interessante, ma non ho voglia di parlarne. Qualche anno fa visitai la sua casa natale a Cuzco. Mi è rimasta impressa nella memoria; soprattutto, chissà perché, il bel patio in un giorno perfetto. Passavano veloci delle nuvole, dai confini col cielo netti, come disegnati. Mi accorgo ora di averne captata una, là in alto.

Nello stesso giorno morì Cervantes. La settimana scorsa, al termine della cerimonia di conferimento della laurea honoris causa a Francisco Rico, mi sono presentato e gli ho raccontato qualcosa. In qualche modo ci tenevo, e l'averlo fatto mi ha reso contento.

Ieri è morto Prince. Ho "Purple Rain" in vinile, e non ho voglia di raccontare altro. Anzi si: speriamo che in questa primavera altri non se ne vadano. Che non se ne vadano i meticci, le persone bizzarre, e quelle del tutto improbabili: ora basta, per favore. Gli altri facciano come credono e, se desiderano, possono restare.

mercoledì 20 aprile 2016

The Marquette



Jacques Marquette S.J. (1637 – 1675), un gesuita, per primo (insieme a Louis Jolliet) esplorò la zona settentrionale del fiume Mississippi. Sulle porte dell'edificio a lui intitolato si trovano citazioni dai suoi diari.

Parlano di difficoltà incontrate nel cammino.

domenica 17 aprile 2016

Democrazia 2.0



Non avete pensato ad una rettifica quando la Raggi vi ha smentito?

«No, perché non è un’operazione politica, ma è giornalismo 2.0».


Riporto l'intervista del Corriere della Sera a Erasmo D'Angelis (foto), direttore de l'Unità, in seguito alla pubblicazione di un video in cui erroneamente si era identificata la candidata 5 Stelle alla carica di sindaco di Roma, Virginia Raggi, insieme a Berlusconi.

La mia interpretazione dei fatti. I giornali sono in grave crisi, la situazione lavorativa è difficile, e si deve portare rispetto a chi cerca di campare. Noi osservatori dobbiamo inoltre ringraziare la fortuna dei tempi: le epoche di crisi sono le più democratiche, perchè valorizzano la fedeltà servile e così permettono alle persone prive di valore di distinguersi e di fare carriera. Persino di diventare il direttore di un foglio di partito.

Gli altri malvivono, o sono indotti a cambiare mestiere e ad arrabattarsi in altro modo. Loro, invece, pascolano nelle esclusive praterie della politica romana; proiettati verso un futuro personale auspicabilmente da buone vacanze estive, si aggiornano continuamente alle tendenze sociali più moderne, per captarne gli slogan. "Giornalismo 2.0". Ma de che!

Riporto tutto, perché è una bella testimonianza.

(da: Unità, il direttore ammette: «Raggi non era nel video con Berlusconi», di Maria Rosaria Spadaccino, Corriere della Sera, cronaca di Roma, 16 aprile 2016).


"Direttore avete chiesto scusa a Virginia Raggi?

«Ci siamo scambiati tweet la sera stessa. Ora è tutto a posto». Così Erasmo D’Angelis, direttore dell’Unità, commenta il video pubblicato dal suo sito di una ragazza molto somigliante alla candidata M5S, apparsa nello spot elettorale azzurro del 2008 con la canzone «Meno male che Silvio c’è», ponendo il quesito se si trattasse della Raggi.

Non avete pensato ad una rettifica quando la Raggi vi ha smentito?

«No, perché non è un’operazione politica, ma è giornalismo 2.0».

Vuol dire che non si fanno più verifiche?

«Voglio dire che la comunicazione social punta molto sulla quantità e sulla velocità. Sono sicuro che anche il Corriere.it avrebbe caricato il video».
Ma lei non crede che potevate controllare?

«La somiglianza è oggettiva e i social pieni di “smanettoni” che segnalano foto e video. Questo è accaduto».

Ha richiamato il responsabile del suo sito?

«No, perché ha fatto bene a pubblicare quel video».

Ha fatto bene a pubblicare una «bufala»?

«Il web ha modificato profondamente il giornalismo, sui siti e sui social gira di tutto».

Infine la Raggi deve ringraziarla?

«Sì, direi di sì».

sabato 16 aprile 2016

Domani voto, Si



Io, a differenza di molti, ho le idee abbastanza confuse, e per questo cerco di "pensarci su".

Il 16 marzo scrivevo su FB: "Ci ho pensato un po', mi sono informato un minimo, e mi son fatto l'idea che il referendum sulle trivelle sia una grande baggianata, e che sia meglio votare NO, o non andare a votare. Chi pensa che la baggianata sia quella che ho appena scritto, metta link a qualche documento risolutivo che lo dimostri, o almeno lo argomenti. Grazie"

Ho cambiato idea. Non che ora abbia certezze incrollabili. La questione è contorta, ma alla fine concordo col mio collega Paolo Manasse, che scrive: "Nell'incertezza su molti dei parametri rilevanti, mi sembra che le ragioni del NO siano ancora più deboli di quelle del SI" (vedi qui).

E riguardo al non voto. E' legittimo, ma trovo sconcertante che delle cariche istituzionali invitino a non andare a votare. E d'istinto, con quell'istinto adolescenziale che mi porta a fare il contrario di quel che mi si dice, non solo andrò, ma andrò presto, aprirò il seggio, domani all'alba.

Renzi: forget it, he's rolling



"Was it over when the Germans bombed Pearl Harbor? Hell no!"

"The Germans?"

"Forget it, he's rolling"


Gaffe Renzi: rifacciamo il Gottardo L’ironia dei social, “opera svizzera”. La Stampa, 15 aprile 2016.


venerdì 15 aprile 2016

Renzi e Obama



Renzi: "Il no a questa riforma si spiega solo con l'odio verso di me" (Rai News, 12 aprile 2016).

A volte penso a Renzi e a Obama. Obama non si sarebbe mai lamentato in quel modo. E lui veramente è stato vittima di odio dai toni razzisti. A proposito di Obama, e avendo letto il saggio di Jeffrey Goldberg di cui si è molto parlato (Obama Doctrin, The Atlantic, aprile 2016), dico la mia.

Obama è stato un buon presidente, considerando la situazione che ereditava e i vincoli politici ai quali è stato soggetto. Verrà ricordato positivamente. Tanto più se sarà stretto nel panino tra Bush e... si vedrà. E riguardo alla Clinton, cito dal pezzo di Golberg: "Biden, who is acerbic about Clinton’s foreign-policy judgment, has said privately, “Hillary just wants to be Golda Meir.”.

A me la Clinton presidente non pare una buona idea. Fa finta di saperne, ma Sanders ha ragione sul suo conto. E io tengo per lui, e ho anche comprato la sua maglietta.

Torniamo a Renzi. Anzi, no, dai.

giovedì 31 marzo 2016

La Repubblica delle Banane



Era da molto che non mi occupavo della cialtroneria de "La Repubblica", il quotidiano del mondo parallelo dove gli aerei presto voleranno 25 volte più veloci della luce.

Ecco, ora per qualche mese sono a posto.

lunedì 28 marzo 2016

Presidenziali USA: quel che si poteva fare, s'è fatto

Oblomov



Ho impiegato molto tempo, ma finalmente ho terminato di leggere Обломов, e mi è piaciuto molto. Quattro bei personaggi, due uomini e due donne - Oblomov e Stolz, Elena e Agafia. Trecento "anime", i servi che lavorano nella remota tenuta del Conte Oblomov, che da esse riceve di che vivere senza fare assolutamente nulla. Grazie anche a Stolz, che ogni tanto si fa vivo e con praticità tedesca gli sistema un po' i problemi gli economisti chiamerebbero "di agenzia".

Nikolay Dobrolyubov, a libro appena uscito (1859), ne scrisse una critica che rimase famosa. Affermò che al centro del bel romanzo non si trova Oblomov, ma l'oblomovismo ("обломовщина"). E alla domanda "Cos'è l'oblomovismo?", all'incirca rispondeva: le trecento "anime" sempre pronte a servire, e trattandosi di una condizzione "strutturale" per le elite russe (anche culturali), concludeva: "В каждом из нас сидит значительная часть Обломова, и еще рано писать нам надгробное слово" (In ognuno di noi si trova una parte consistente di Oblomov, ed è presto per decretarlo morto). Ha quindi torto Stolz, il gran positivista, quando afferma che il suo tempo è terminato. Ci vorranno ancora 60 anni, e una Rivoluzione furiosa, per cambiare quel mondo.

Non so perché, ma in passato mi ero fatto l'idea di aver già letto questo libro. Poi, tempo fa, guardando il film (un un bel film di Mikailkov, tutto su Youtube)), Несколько дней из жизни И. И. Обломова, mi resi conto che il mio cervello si era inventato tutto. Ho concluso che Egli (il cervello) si da arie con me stesso e complessivamente conduce una sua vita indipendente dalla mia e dal mio volere. Una specie di HAL 9000, e un po' sono preoccupato. Il relativo film (2001: Odissea nello spazio) credo di averlo visto, forse.

giovedì 24 marzo 2016

Il derby di Palmira



Con l'aiuto indispensabile dei russi, le truppe regolari siriane sono entrate a Palmira.

La terza Roma (Mosca), combattendo la seconda (la Costantinopoli turca), e altri elementi non cristiani che da Roma sono semplicemente ossessionati, difende anticaglie della prima Roma, quella, per così dire, 'de Roma'. E' un derby intricatissimo.

E dire che noi, che Roma ce l'avremmo pure in casa, guarda come la trattiamo, guarda quanto ce ne freghiamo.

mercoledì 23 marzo 2016

In Italia


In Italia, quel che inizia a tarallucci e vino, finisce in farsa. E viceversa.

lunedì 21 marzo 2016

A Malta è fresco



La open intelligence è divertente. Per esempio, hanno scoperto i numeri di matricola degli aerei della Compagnia Aeronautica Italiana, notoriamente associata ai servizi segreti (vedi qui). Hanno consultato https://www.planefinder.com/ e hanno scoperto dove hanno volato: Bolzano, Bologna, Torino, Bruxelles, Budapest, eccetera. E aggiungono: "Ma il vero mistero è proprio la destinazione più gettonata: Malta. Una decina di voli. Che ci vanno a fare ogni tre per due i nostri servizi? Giustamente è un segreto".

Io un'idea l'avrei, una semplice supposizione, sia chiaro. Unicamente deriva dal noto fatto che le organizazioni hanno "memoria". Scriveva La Repubblica quasi trent'anni orsono:

"Sembra che l' ex generale Pietro Musumeci, il giorno della strage alla stazione di Bologna, utilizzò, insieme al generale Mei, cassiere del Sismi, un aereo per andare a mangiare pesce nell' isola di Malta. Ma gli aerei della Cai furono messi a disposizione anche di personalità politiche e di membri del governo, non soltanto per ragioni di lavoro ma per i week end."

A me sta cosa delle mangiate di pesce a Malta aveva colpito. Perché l'open intelligence sarà anche una bella cosa, ma io l'archivio ce l'ho tutto in zucca.

Quanti misteriosi viaggi con gli aerei targati '007', di Franco Scottoni, La Repubblica, 24 febbraio 1988.