Professor John Iliffe (1939-2026). St John's College, Cambridge (foto tratta dall'articolo di Laura Hood citato sotto)
Apprendo, da questo articolo di Laura Hood in The Conversation, che John Iliffe è morto.
Avevo giusto terminato di leggere per la terza volta il suo Africans: The History of as Continent. La prima volta fu una decina di anni fa, quando lavorai per la United Nations Commission for Africa a Addis Abeba. Poi nel 2024 quando andai in Senegal, e l'ultima volta è stata in occasione di un viaggio recente in Kenya. Se l'ho letto tre volte vuol dire che ne penso un gran bene.
Dal racconto di Laura Hood, Iliffe emerge come un intellettuale di altri tempi, quando si prendeva nota di quel che si leggeva nelle flash card:
"When a student or a colleague visited his rooms to discuss their work, he would disappear into his back rooms to emerge a few minutes later with a handful of cards. His notes were always concise, gilded with well-chosen quotations drawn from the documents he’d read through."
Visse un'epoca straordinaria della storia africana, i decenni pieni di speranze e poi di delusioni che seguirono l'indipendenza.
Pensare a Iliffe porta a riflettere su noi stessi, intellettuali di un'epoca di cerniera e proiettata verso il tempo in cui l'intelligenza artificiale scriverà per noi. Ci potrebbe scrivere anche le flash card, se glielo chiedessimo, perché ci accontenta in tutto.
Qui mi fermo, rileggo, e non chiedo all'IA di migliorare quel che ho scritto.