domenica 25 agosto 2024

Elvis Costello e i suoi trentanove brani


 Ci informa Il Post che Elvis Costello compie 70 anni.

Quando vidi il suo concerto al Fox Theater di Atlanta ne aveva 28. Al termine di 4 (quattro) bis avrebbe cantato 39 (trenatnove) brani (questo il running order). Aggiungiamo l'opening act dei Talk Talk.

Il tutto, per $ 9,75. 25 centesimi a brano, con Talk Talk gratis.

Foto in alto: pubblicata l'indomani dal quotidiano locale. in basso, biglietto. "Da Internet", ma forse da qualche parte conservo ancora il mio. E sì, il Fox Theater era, e immagino ancora sia, "fabulous".


domenica 11 agosto 2024

Turistopoli a Bologna e la "musica del Sindaco"

 

E' accaduto che in un'"opinione" sul New York Times, Ilaria Maria Sala abbia molto criticato Bologna, affermando che è diventata un "inferno turistico". Che sia cambiata e, al pari di altre, sia diventata una città "a ciambella" di cui è meglio evitare il centro - il cosiddetto "quadrilatero" - è ben noto a chi ci vive. Quali conclusioni trarne, chissà. Le città di trasformano, e avere città col buco dentro è un fatto nuovo che potrebbe anche risultare interessante.

All'opinione tranchant espressa su un così fastidiosamente prestigioso quotidiano, il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha risposto piccato, affermando in buona sostanza che va tutto bene.

Nel breve video (in basso: per sfondo, il gran edificio del Comune) si ascoltano a tutto volume le prime note di una famosa canzone, ricordo di un'Italia remota. L'altro giorno, sabato 10 agosto, a mezzogiorno circa. Il "quadrilatero" di Bologna è da evitare anche per la musica assordante e spesso mediocre che l'allegro ottimismo di Lepore obbliga ad ascoltare. E' la "musica del Sindaco", perché basterebbe un'ordinanza che impedisca la musica amplificata e con "basi". Così non solo si rispetterebbe la libertà dei passanti, ma forse si creerebbe spazio per un'offerta musicale più ricca ed esperta.

Ma, penserà forse il Sindaco, quanto è pittoresca la vera musica italiana, gridata ai turisti volenterosamente in cerca dell'autentica Bologna e della mortadella identitaria. E qui a Bologna, e anzi proprio nel centro della ciambella, non solo va tutto bene, ma anche abbiamo il cielo in una stanza.


Ps. valga come appunto per "Turistopoli" (qui, qui, qui, e qui) che chissà, prima o poi, scriverò per davvero.

sabato 20 luglio 2024

Una intervista


Liz Dávid-Barrett mi ha intervistato per il podcast "Kickback". Si è parlato degli studi sulla corruzione e della necessità di "ripensarli". Qui sotto, su soundcloud:

Kickback: Lucio Picci on the need to rethink the current anti-corruption paradigm 

A dire il vero è già passata una settimana, ma col caldo io procedo molto a rilento.

Prof. Liz Dávid-Barrett  è la direttrice del  Centre for the Study of Corruption all'Università del Sussex.


sabato 6 luglio 2024

Il "server" Buonaiuti

 

Non conoscevo la storia di Ernesto Buonaiuti se non per un fatto. Fu uno dei pochissimi professori universitari che, nel 1931, si rifiutarono di firmare fedeltà al fascismo e per questo furono licenziati. 

Molti anni fa fui responsabile di un laboratorio all'Università di Bologna, che aveva un buon numero di "server", di computer che erogano servizi insomma, linux. Li feci chiamare coi nomi di quei professori. "Buonaiuti", per i miei collaboratori e anche per me, era un computer sempre acceso che, ronzante, faceva il suo lavoro.

Recentemente a Bologna il Cardinale Zuppi ha organizzato una messa in sua memoria, in una cripta, un po' segretamente. Del resto, ci racconta l'agenzia di stampa Adista (specializzata in cose di chiesa), Buonaiuti fu scomunicato e non è mai stato riabilitato. Non fu neppure riassunto all'università, dopo la guerra, per un inghippo legato al fatto che era cittadino vaticano, e che non ho ben capito (si cerchi la sua voce su Wikipedia, dalla quale emerge che era sicuramente persona interessante).

Una “riabilitazione criptica”: la messa di Zuppi per Ernesto Buonaiuti, di Eletta Cucuzza, 20 giugno 2024.

martedì 11 giugno 2024

Giornalisti uccisi in Palestina

Oggi sono capitato alla galleria Squadro, a Bologna. Stavano allestendo una mostra sui giornalisti uccisi in Palestina. L'autore è Gianluca Costantini, che era presente. Col suo permesso pubblico alcune foto.

Sono più di cento,  quasi tutti, ma non tutti, palestinesi. Alcuni di testate importanti, la maggior parte no. Ci sono le facce di tutti, con qualche notizia su ciascuno: è un'"offerta votiva, un gesto di cura per la memoria" - così nella presentazione della mostra. 




L'inaugurazione avrà luogo domani, mercoledì 12 giugno, alle 19 e 30. La galleria Squadro si trova in Via Nazario Sauro 27 a Bologna. Qui sotto, il volantino di presentazione.




giovedì 2 maggio 2024

Conquista di un pontile a Dakar

A Dakar c'è un pontile molto lungo. Di fronte è stazionata la nave "Powership Africa", un generatore  galleggiante che pare produca il 20% di energia elettrica del Senegal.

Alcuni dei blocchi di cemento del pontile hanno ceduto e sono bassi sul mare. Non vi è un vero accesso. 


Il primo tentativo di accesso è stato ostacolato da flutti pertinaci.


Ho cercato un'altra via, anche acquattandomi. Acquattarsi spesso aiuta nelle imprese.


Sono salito.


Mi sono incamminato in mezzo al mare. A un certo punto davanti a me si è presentato un blocco molto scivoloso per via della salsedine. Una voce interiore mi ha sussurrato che fratturarsi in Senegal il giorno prima del volo di ritorno non sarebbe stato utile. Ho deciso di non procedere oltre e sono tornato indietro. Claudio, che mi attendeva in riva ed è l'autore delle fotografie (quella sopra esclusa), era d'accordo con me.


Sono tornato radioso per la bella avventura conclusa bene, anche se parzialmente. Sono una persona semplice e mi basta poco per provare gioia intensa.

Ps. Il viaggio è raccontato qui: Noi Capitani, di Claudio Caprara. Il Post, 4 maggio 2024.

mercoledì 1 maggio 2024

Progetto mondo


Continuamente divagando intuisco che, avendo terminato il progetto sulla corruzione, potrei dar libero sfogo a quel "progetto mondo" che ogni tanto mi torna in mente. Turistopoli e megaturismo da un lato, barconi di immigrati dall'altro. Ho trascorso le ultime due settimane in Senegal a considerare l'altro lato, seguendo "Cinemovel" che mostrava il film "Io capitano" di Matteo Garrone.

Chi vuol fare qualcosa seriamente non può pensarci "ogni tanto", ma continuamente e anzi ossessivamente (solo l'ossessione è compatibile col bene). Ho dovuto dribblare tra le insenature di una lunga coda di paglia per giustificar(mi) l'ultimo progetto di ricerca, anche lui richiedente numerosi viaggi. Dato che l'essere umano è debole e la spinta ad essere convenzionali è invece potente, mi sto ora dedicando a ricerche meglio raccontabili in società.

Ma quel "progetto mondo",  e turistopoli, e megaturismo, e anche, certo, i barconi degli immigrati, mi tornano e tornano in mente. Procedo spazialmente e sulla mappa coloro luoghi nuovi e, per quel che posso, cerco di capire: e quel luoghi e le loro geografie, e un loro senso complessivo, che siamo condannati a cercare. E' per questo che ho aggiunto un pezzzetto di Africa occidentale nelle ultime due settimane, e uno di Indonesia (che essendo enorme solo a pezzetti si può visitare) un paio di mesi fa. Solo per questo, che chi viaggia con me sa che sono solo scomodi sacrifici.

Ho trovato su Internet un bel generatore dei Paesi visitati. Crea un video con un globo che gira. Mostra un'Africa quasi inesplorata, mostra un continente che conosciamo poco e anche per questo sono andato. Anche se, tanti anni fa, in Africa iniziai a viaggiare in un certo modo che amo: sporco e incurante.

Qui sotto registro qualche appunto passato, di un progetto che forse solo realizzerò non occupandome seriamente. Un progetto, quindi, che sarà solo contraddizione, come il tema che tratta: turistopoli, il mondo.

Progetto mondo (26 maggio 2017)

Miti fondanti (21 febbraio 2018)

Megaturismo ai tempi del coronavirus (6 marzo 2020)

domenica 31 marzo 2024

Mitragliere FIAT

 


Il Soldato ORSINI ARRIGO ARMANDO di Lorenzo, nato a Ferrara il 10.05.1889, della 1529° Compagnia Mitraglieri Fiat, morì, per ferite riportate in combattimento, il 22 gennaio 1918 a Croce di Piave, ed è sepolto nel sacrario di Fagaré della Battaglia, che è a nord di San Donà di Piave.: 

Era mio bisnonno, e morì marchiato, oggi diremmo "brandizzato": era un mitragliere Fiat.

Mia bisnonna Nella la ricordo bene. Morto suo marito giovane (lei che aveva partorito a 17 anni), si unì con un reduce di guerra al quale avevano amputato un braccio. Un certo Sandrino. Ricordo che da anziana cambiava spesso casa, scegliendo vicoli dai nomi divertneti come "via Gioco del Pallone" e "del Cammnello".  Era simpatica e sul televisore aveva una gondola di plastica che si illuminava. Deduco che in almeno una occasione avesse visitato Venezia. 

Per quanto riguarda il bisnonno Arrigo, aveva avuto una figlia da relazione clandestina dalle parti di Voghera. Se non fosse morto sul Piave, a cercare di raddrizzare Caporetto, forse avrei più parenti in giro.  

Il mio secondo nome, di quelli che si registravano quando ci si battezzava ma non all'anagrafe, è Arrigo. E anche Ennio, che però pare solo fosse un nome che piaceva a mia madre.

Sepolti nel Sacrario di Fagaré della Battaglia

Scheda di Arrigo Armando Orsini


lunedì 26 febbraio 2024

I calanchi

 

Oltre Monte Poggiolo c'è una strada di ghiaia che costaggia i calanchi.


Proseguendo in bicicletta, a un certo punto si incontra una panchina che serve per fermarsi a meditare sui calanchi e la calanchità: condizione del calanco, condizione impervia scoscesa e forse sterile. In realtà non so bene che cosa sia la calanchità ed è anche per questo che si medita.


A ben guardare in quella vista, il trattore ha disegnato un cuore, perché il romagnolo, in fondo, è un tenero. 

giovedì 22 febbraio 2024

Rethinking Corruption

 

La faccio brevissima (dato che, per chi mi conosce, questo libro è stato il tormentone degli ultimi anni). 

Pubblicato oggi, e aggiungo solo un'immagine: la dedica. A mio padre avevo fatto uno strano blog, con tante interviste che sono dei bei documenti di storia.

Nel ritaglio qui sotto ho lasciato quella spece di tiro a segno che si trova nelle bozze dei libri. Così dà l'idea della costruzione, del "build things" insomma. Lì c'è tutto e forse anche altro.




 

domenica 24 dicembre 2023

Codici etici: chi controlla il controllore?

I codici etici vanno di moda, e sono parte del consenso di questi anni su come combattere la corruzione. Di moda anche sta diventando affermare che si intende non tanto combattere la corruzione, bensì  promuovere l'integrità. Sono convulsioni semantiche che segnano l'autunno di detto "consenso": ne parlo nel mio nuovo ponderosissimo libro ("Rethinking Corruption": qui).

Al pari di molti strumenti che dovrebbero lottare la corruzione, i codici etici si prestano ad un utilizzo partigiano per essere applicati con i nemici, ed interpretati con gli amici.

Il problema è particolarmente rilevante alla luce di un recente atto, il D.P.R. 81/2023, che impone nuove regole di condotta per la tutela dell’immagine della pubblica amministrazione.

L'Università di Bologna ha avviato un procedimento di consultazione, in vista dell'approvazione di modifiche al proprio Codice. Riporto pubblicamente il mio commento, sia perché sono convinto che siano altri a ledere la nostra immagine, sia perché mi è sempre piaciuto andarmela a cercare. 

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Chi controlla il controllore, ovvero, il Rettore?

Ampliando l’ambito di applicazione del codice etico lo si rende ancor di più uno strumento utilizzabile selettivamente per punire o premiare. 

Pongo un esempio concreto. Si propone che: “Fatti salvi la libertà di espressione e il diritto di critica, il dipendente si astiene da interventi o commenti che possano nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine dell’Ateneo o della pubblica amministrazione in generale". Qualche tempo fa venne pubblicato un “leak” (qui) contenente, tra l’altro, una lettera firmata dal Rettore Ubertini (Prot. 5725 del 06/06/2017; qui).

Apparentemente, il già Rettore non ritenne di rendere note a finanziatori di un nostro laboratorio delle informazioni a mio avviso essenziali riguardo a un’indagine interna scaturita da accuse di frode scientifica. A mio avviso, Ubertini violò il codice etico. 

Oltre a un problema particolare – un Rettore è “sopra al codice etico?” - se ne pone uno di portata ben generale: dove inizia e dove finisce la discrezionalità di applicazione del Codice? E se un Rettore applica il codice discrezionalmente, ovvero non "per etica", bensì per punire e premiare, sta egli stesso violando il codice? 

Il potere del codice come arma extra-istituzionale si alimenta dalla vaghezza, oltre che dall’estensione, dell’ambito di applicazione. Si consideri che parlai dei fatti ricordati, e della lettera di Ubertini, ai nostri studenti di dottorato. Avendo reso pubblico il testo della lezione (qui: "Plagio, falsificazione e invenzione dei risultati. L'etica della ricerca, le fondamenta del nostro lavoro": ), c’è la possibilità che ad aver leso “prestigio, decoro o immagine” dell’Ateneo risulti che non fu Ubertini, ma chi lo contestò. 

Potrei concludere scherzando, proponendo che si trovi un angolino, nell’articolato, per introdurre l’istituto dell’abiura riparatoria. Fuor di celia, segnalo che se le proprie critiche le si fa in classe, si è sotto l’ombrello dell’Art. 33 della Costituzione (libertà di insegnamento). Non mi pare che la proposta in discussione ne proponga la modifica. 

E quindi, riguardo alla libertà di espressione vi saranno regimi distinti a seconda che ci si esprima in classe, o fuori? Davvero? 

Cordialmente, 

Lucio Picci 
Professore ordinario di Politica Economica 
Dipartimento di Scienze Economiche



martedì 31 ottobre 2023

Qualità dello Stato

In questi mesi presiedo una commissione di concorso, per un numero limitato di specialisti che un'importante amministrazione dello Stato vorrebbe assumere.

La prova scritta si è avuta in settembre, presso la Fiera di Roma, che si trova non lontano da Fiumicino. Ci si arriva abbastanza agevolmente con lo stesso treno che porta all'aeroporto. Alla stazione, intendo. La fiera, che è una cattedrale nel deserto, è poi raggiungibile a piedi scavalcando svincoli, parcheggi e erbacce.



Per terra, mezzi rotti, si trovano gli avanzi di concorsi precedenti, sempre per altre importanti amministrazioni dello Stato. Così lo Stato accoglie: con squallore.


Le prove dei concorsi sono lunghe, poniamo cinque ore. In tutto l'enorme spazio della fiera non si trovava un bar aperto. Noi commissari siamo riusciti a pranzare in un centro commerciale a un paio di chilometri di distanza, grazie alla gentilezza di una tecnica che ci ha prestato l'auto. Per i malcapitati candidati c'è solo qualche "macchinetta".


I candidati usano una procedura completamente informatica che, incrociando le dita, nel nostro caso ha funzionato bene. Unico limite, in un concorso per selezionare persone con competenze di analisi quantitativa, è stato il fatto che sui "tablet" (nella foto) non si possano scrivere equazioni.

Molto peggio è andata alla SNA, la scuola superiore dell'amministrazione. In un loro concorso recente, i computer non erano in grado di aprire file PDF e 900 candidati sarebbero stati rimandati a casa (*). Ora, non vorrei infierire, ma l'errore è grave, ed è un errore di incuria: primo, cerchi di non complicarti la vita basando un concorso sull'apertura di un documento che dipende da un altro "pezzo" di software. Secondo, che fai, non verifichi tutto prima? Mah.

Forse un'incuria simile a quella che traspare dai cartelli mezzi rotti e dall'immondizia che accoglie i candidati che, facendo un favore allo Stato (così è), sostengono un costo per partecipare ai concorsi. Lo Stato dovrebbe trasmettere di sé un'idea dignitosa: perché spesso non ci riesce?

Di questi tempi siamo inondati di soldi del PNRR, per progetti mirabolanti che non poche volte (e sospetto, spesso) hanno come obiettivo lo spendere i soldi del PNRR. E' tutto un lavorio di "economia circolare" insomma, a vari livelli, come nel caso di quel collega che, capo di una grossa cordata, avrebbe messo ai voti di intascarsi 40 mila euro per il suo disturbo (negati, e nel mio dipartimento universitario si ridacchia pieni di schadenfreude). Purtroppo, non c'è progetto o finanziamento che possa aiutarci ad imparare a spender meglio e ad avere più cura. Non so se parlarne di più serva. Vero è che, nel dibattito pubblico, si parla di quante risorse da allocare dove, ma molto poco, mi pare, della qualità della spesa e di come migliorarla. O forse è una mia impressione, mentre ripenso ai cartelli sfasciati e allo squallore dei concorsi alla Fiera di Roma.

(*) I guai al concorso pubblico della Scuola nazionale dell’amministrazione Durante una prova i computer non erano in grado di aprire i PDF, e i circa 900 candidati sono stati rimandati a casa. Il Post, 30 ottobre 2023.







sabato 19 agosto 2023

Wunderkammer dei poveri

"Una wunderkammer, in italiano letteralmente camera delle meraviglie o gabinetto delle meraviglie[1] anche indicata come camera delle curiosità o gabinetto delle curiosità,[2] chiamata pure kunstkammer, in italiano letteralmente camera dell'arte, è un'espressione appartenente alla lingua tedesca, usata per indicare particolari ambienti in cui, dal XVI secolo al XVIII secolo, i collezionisti erano soliti conservare raccolte di oggetti straordinari per le loro caratteristiche intrinseche ed estrinseche." (Wikipedia)

Qualche settimana fa stavo scendendo dal crinale dove ero andato a dormire per stare al fresco. Nel discendere, ho incontrato un signore dall'aria un po' stranulata. Dopo un saluto, mi ha mostrato una pietruzza, "te la regalo, è un quarzo che ho appena raccolto. Sai, qui attorno, se fai attenzione, se ne trovano".

Dato che prima o poi a casa dovrò far costruire una certa nuova libreria, ho pensato un angolino sarà dedicato a una Wunderkammer,  con oggetti che ho raccolto negli anni. 

"Quarzo, Sentiero 101,  zona Samponeda. Luglio 2023". "Pezzetto di legno, spiaggia a Big Sur, California, 2003". "Coccio forse di anfora antica, o forse no. Agathonisi (Grecia), baia a nord, anno imprecisato". "Conchiglia, spiaggia del Marocco". "Saponetta con marchio TWA sottratta da bagno di Boeing 747 sorvolando l'Atlantico. Anno: prima del fallimento della TWA".

E così via, a discendere verso oggetto sempre più irrilevanti: quelli menzionati saranno i pezzi nobili. E le Wunderkammer erano infatti cose da nobile, per chi si poteva permettere sia gli oggetti, sia la curiosità del possessore che volevano comunicare agli ospiti. E gli ospiti miei, come prima cosa appena tolto il soprabilto, saranno obbligati a visitare quell'angolino per esprimere doverosa meraviglia.

Tutti dovremmo creare una Wunderkammer nelle nostre case più o meno borghesi. Modesta e patetica  come sarà la mia, ma utile, per sparigliare  i codici. 

 

lunedì 26 giugno 2023

Lettere anonime all'università

A una collega del Dipartimento di Scienze Politiche della mia università è stata recapitata una lettera anonima, con una macabra intimidazione. Fatto gravissimo, ed è bene che il Rettore Molari, e il direttore Andreatta, abbiano espresso parole chiare di condanna. E anch'io, nel mio piccolo, ho espresso  solidarietà alla collega.

La questione si presta a una considerazione generale. Di cosa ci stupiamo? Qua dentro si sono sempre scritte lettere anonime. Quelle intimidatorie ne sono una versione, certo estrema, ma dentro ai confini del genere.

La lettera anonima è un nostro modus operandi. Se io sono considerato un personaggio strano, in gran (e temo non esclusiva) parte è perché le tante lettere che ho scritto le ho sempre firmate.

Molti anni fa capitò anche a me di essere colpito da una strana lettera anonima. Anzi, era una lettera finta non-anonima (siamo comunque dei creativi). Dirigevo un laboratorio e c'era una certa polemica con un professore che si occupava di temi simili. Un mio messaggio ai miei collaboratori venne "captato," stampato, e spedito al Rettore a mio nome. Mi chiamarono dalla sua segreteria, dato che avevano mangiato la foglia, e si convenne che la lettera non meritasse la consegna.

Potrei fare altri esempi di lettere anonime di cui ho avuto notizia nel corso degli anni. Da noi si fa così. Qua dentro, le persone disposte a metterci la faccia quasi non esistono. Sarebbe utile riflettere sia sui motivi, sia sulle implicazioni. 

Docente minacciata per un concorso dell’università di Bologna. In una busta una zampa di volpe: “Vattene dal dipartimento, puoi farti male” Ilaria Venturi, La Repubblica, 25 giugno 2023.


PS (27 giugno 2023). Quel che è sopra, scrivevo ieri, immodificato. Leggo oggi sul Corriere di Bologna (a firma Marina Amaduzzi) un "virgolettato" della collega del dipartimento di Scienze Politiche: "«Ho letto sui siti e sui giornali le dichiarazioni di solidarietà del rettore Giovanni Molari e del direttore del mio dipartimento Filippo Andreatta, ma non ho ricevuto neppure una mail».

Se è così, è grave. Io capisco la prudenza e il riserbo per una questione ovviamente molto delicata, ma i vertici cosiddetti politici dovrebbero esserci anche per piantare doverosi "paletti". Stabilendo per cosa siamo, e per cosa viceversa non siamo. E questo non solo può, ma deve essere fatto ora.