martedì 3 settembre 2013

Lucio B Goode

In un tempo lontano fui un costruttore.

Verso i quattordici anni mi resi conto che, se avessi insistito nel voler diventare un astronomo, non avrei mai trovato la Morosa. Virai i miei interessi a 180 gradi e mi dedicai al rock. Comprai una chitarra acustica da due soldi e qualche libro e iniziai a studiare. Presi anche qualche lezione da un discreto chitarrista locale, che però spesso si dimenticava dei nostri appuntamenti e alla fine ci si incontrò solo poche volte.

Per fare il chitarrista rock e trovare la Morosa era indispensabile procurarsi una chitarra elettrica "solid body". Decisi di costruirla. Trascorsi l'estate tra la seconda e la terza liceo lavorando da metalmeccanico, e approfittati della disponibilità dell'officina, che il padrone gentilmente mi concesse fuori dall'orario di lavoro, per portare a termine il progetto.


La chitarra era ispirata al "diavoletto" della Gibson. Comprai le meccaniche e due pickup DiMarzio. Provo ancora un fremito a vedere l'adesivo "DiMarzio Powered".


Costruì il ponte da solo, in ferro, con micromovimenti longitudinali e verticali. Realizzai il copri-ponte sagomato in alluminio. L'elettronica, tono e volume, me li procurò un mio amico che sapeva qualcosa di elettronica. Ne sapeva poco, perché non funzionavano: alla fine misi solo l'interruttore e il selettore dei pickup.


Il problema fu il manico. Non sapevo come inserire l'anima in metallo interna che bilancia la tensione delle corde, e così non la misi - probabilmente pensando a una seconda fase di lavorazione per rimediare. Presto il manico iniziò a piegarsi.

Inizialmente la chitarra era del colore naturale del legno. Avevo utilizzato degli scarti di lavorazione in compensato marino trafugati alla Comar, la fabbrica di barche a vela dove aveva un appalto la ditta per cui lavoravo. Anni dopo la Comar fallì, non credo come conseguenza del legno che sottrassi. A causa di quelle strisce parallele di legno in bell'evidenza, quella bestia di Gabriele Foschi definì la chitarra uno "chalet di montagna". Non fu bello, considerato che suonare uno chalet di montagna non era il modo migliore per trovare la Morosa. Per questo la dipinsi di rosso.

Ho il talento musicale di una tartaruga ubriaca e ben presto abbandonai la chitarra, che non mi servì a nulla. Valga questa testimonianza come prova della forza, se non dell'amore, almeno degli ormoni.

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