domenica 25 giugno 2017

L'università e la lezione di James Scott


"Si parla solo di moduli, orari, questionari, affidamenti, contratti, requisiti minimi, crediti, ecc., in un gergo che maneggiano pochi e i più ignorano, assistendo inerti o confusi alla sfilza di sigle e procedure in cui solo ormai consistono le riunioni degli organi collegiali.".

Università, perché mi sono arreso. Di Vittorio Coletti.

Il Professore Coletti ha qualche ragione, ma dimostra di ignorare la lezione di James Scott. Nel sud-est asiatico, e altrove, da sempre i contadini si sono difesi dai tentativi di modernizzazione sottraendovisi: andando in montagna. E rifiutando il linguaggio coloniale: io per esempio continuo a non avere un'idea di come funzionino i "punti organico", e non so distinguere uno "scorrimento" ex. Articolo Diciotto da un Ventiquattro.

Poi, dalla montagna, ogni tanto si realizzano incursioni, nottetempo e scegliendosi le armi più convenienti. All'interno dell'ampia produzione regolamentare delle nostre università, qualcosa di buono e di contundente si trova sempre.

Mondializzazioni


Avevo piantato le tenda dentro una cabaña nei pressi di Tulum, perché mi sembrava una soluzione più comoda dell'amaca. Tra i massi dietro la spiaggia c'erano delle iguane grandi come dei maialini, il cesso aveva delle specie di porta da saloon per cui si cagava comunitariamente, e tutta la popolazione internazianale che bivaccava in quella specie di camping era da massimo rispetto. Lì trascorsi il Natale del '93, proveniente dal Chiapas, che solo una settimana dopo avrebbe appreso, insieme al mondo, dell'esistenza del Subcomandante Marcos.

Sotto la tettoia del bar, che era sostenuta da colonne dipinte coi colori della bandiera giamaicana, passavo lunghe ore leggendo e bevendo birra con sottofondo di reggae. A un certo punto mi parve di riconoscere la musica e che qualcosa non quadrasse. Era 'Na bruta banda dei Pitura Freska. Chiesi al banco, e mi risposero che degli italiani avevano lasciato la "cassetta".

Attorno a Tulum ora ci sono solo albergoni e quel luogo da fricchettoni sarà stato spazzato via. E negli albergoni sicuramente nessuno lascia più musiche sorprendenti, se pur di reggae di andata e ritorno, come era il reggae lagunare dei Pitura Freska.

E' la modernità che distrugge se stessa, e a se stessa sostituisce una sua nuova versione. Ho terminato "All that is solid melts into air", di Marshall Berman, e ve lo consiglio. Da leggere con birra in un qualche luogo freak, e se non c'è più, lo rifaranno, anche se diverso da prima.




mercoledì 21 giugno 2017

Magliari 2.0.

Sottotitolo: da Olivetti, a Farinetti.

La ricercatrice accusa Farinetti: «Suoi dipendenti sottopagati», Lui: «La querelo». Corriere.it.

Farinetti: "lei sarà querelatissima", laddove, "querela is the new lei non sa chi sono io".

Solidarietà a Marta Fana.



lunedì 12 giugno 2017

La Web TV di "Mass Media e Politica"

Gli studenti del corso di laurea in "Mass media e politica" (Università di Bologna), dove insegno il corso in Economia dei media, realizzano diverse attività lodevoli. Una di queste è una Web TV.

Non solo mi hanno offerto un enorme aperitivo, ma anche, mi hanno intervistato: qui.

domenica 11 giugno 2017

Lo Zen e l'arte dell'anticorruzione



E' la mia "dacia", il Rifugio di Porta Franca, dove ormai ho un letto fisso. Prospicente vi è un ampio giardino, di svariate migliaia di ettari di bosco. E' anche ufficio per incontri di lavoro: ieri ho accolto Alberto Vannucci alla stazione di Pracchia, perché dovevamo discutere il libro che scriveremo insieme. Il titolo c'è già: "Lo Zen e l'arte dell'anticorruzione". La mia dacia è comoda ai trasporti: dalla stazione di Pracchia, ci sono soltanto mille metri di dislivello, e appena dieci chilometri a piedi.



Il rifugio ha un'aia con qualche sdraio, per i momenti di riposo e riflessione.



C'è una volpe quasi addomesticata, che ci si divide con il Rifugio del Montanaro, non distante. Le piace la pasta e la polenta. Le piace qualsiasi cosa. Le piacque anche il cordino della mia tenda, che mi tranciò di netto, la stronza.



Dopo cena con Alberto abbiamo scalato il poggio sovrastante il rifugio. E' stato un momento di intenso bromance sul quale conviene che non mi dilunghi.



C'era la consapevolezza della solennità del momento: l'inizio di un'impresa, che dico, di un libro! Così ci siamo profusi in gesti simbolici e beneauguranti. Qui, stamattina, dopo la colazione e prima di partire.



Il crinalino sopra il rifugio.



Scendendo dalla "Donna morta", la vista del Corno. E' stata una bella giornata.



Superato Monteacuto, siamo arrivati alla Madonna del Faggio. Ci siamo spinti sino al luogo dell'apparizione della Madonna, perché sentivamo che la nostra impresa necessitava anche di una benedizione mainstream.



Per produrre un libro ci vogliono gli "input intrermedi". Abbiamo iniziato a contattare i fornitori.



Soprattutto, per lo Zen, ci vuole il karma e la meditazione. Questo è Alberto.



E questo sono io.

Una camminata e niente di più (qui il percorso), con arrivo a Porretta Terme. Ci siamo chiariti le idee, e abbiamo preso decisioni riguardo alla struttura del libro. Avrà tre sezioni - la corruzione, l'anticorruzione, lo Zen.

E poi abbiamo deciso di scrivere le nostre intenzioni in pubblico, qui, perché non ci venga l'idea di cambiare idea. Perché sui libri c'è una certezza: scriverli richiede sempre più fatica, e tempo, di quel che metti in preventivo all'inizio. Ma noi non ci preoccupiamo, per via dello Zen, che se capisco bene, in fondo in fondo significa: pensa ad altro e non preoccuparti.

venerdì 9 giugno 2017

Pratello 50



Al 50 presi in affitto un monolocale ad un prezzo di gran favore. Lo tenni per cinque anni, ma vi abitai però saltuariamente, perché allora per lo più vivevo in California a San Diego. Il portone era sempre aperto e non c'erano i campanelli. Le istruzioni che davo a chi mi visitava per la prima volta erano:

- Entra e percorri il corridoio, sino a un cortiletto
- Supera il cortiletto. In un ulteriore corridoio, a sinistra c'è una scala. Sali sino a una porta inferriata.
- Una volta lì, urla: "Lucio!"

Vivevano, nei tre corpi di edifici, una pazza che parlava col cane e coltivava maria, alcuni tossici (e altro) a tempo parziale (l'altra parzialità, in carcere), e io, in tutta la mia normalità borghese.

Ora ci sono i campanelli, e sul portone di fianco hanno dipinto il viso di una ragazza. Bello, no? La foto è di Claudio Caprara, che non conosceva questa storia, e che da me ha sempre tanto da imparare. Tanto quanto? Dipende dall'entità del cammino: per lui, ho storie dai cento metri in su.

PS. Ah, Claudio: era il portone del 50 che dovevi fotografare, non del 52!

giovedì 8 giugno 2017

Come stiamo col Gini

Quando un prof non sa, o peggio si sbaglia, te lo ricordi a lungo e con un sottile piacere, perché è una specie di rivalsa. Così per esempio, la mia prof di fisica mi chiese quando il pendolo ha massima velocità e accelerazione del pendolo, io risposi bene, e lei si incaponì affermando l'esatto contrario (!): l'incidente divenne un evento, di quelli che si raccontano e si raccontano. Poche settimane orsono, alla "cena del liceo", ne abbiamo parlato per l'ennesima volta, a distanza di decenni.

Anticipai il corso di statistica al primo anno dell'università, perché appartenenvo alla bizzarra intersezione tra gli scapestrati borderline, e l'insieme degli studenti estremamente motivati. Si parlava di indice di Gini e chiesi al prof come stessimo a disuguaglianza dei redditi in Italia. Non seppe rispondermi. Nulla di grave, ma mi ricordo bene.

Ho deciso di capire meglio la letteratura sulla disuguaglianza economica. Qualche estate fa lessi "il Picketty", e a parte quella lettura ho un'idea generale dell'argomento. Ma vorrei approfondire i temi di state capture - nella misura in cui sono collegati alla disuguaglianza, e come si intersecano con l'economia dei media. E poi a fianco, mi interessa la relazione tra disuguaglianza e corruzione.

Alla fine, nella vita cambiamo ben poco, nel senso che certe direttive sono come scolpite. Allora, chiedendo come stessimo col Gini, mostravo il mio interesse per la disuguaglianza. E so perfettamente che, prima o poi, approfondirò le mie conoscenze di fisica del pendolo.

giovedì 1 giugno 2017

L'ultimo Savoia-Marchetti



La Siai-Marchetti, nel Ventennio nota come Savoia-Marchetti, passò sotto il controllo della Agusta negli anni' 60. Sviluppò il turboreattore da addestramento (ed eventualmente attacco al suolo, ma con prudenza) S-211 negli anni '70. Ne vendette una settantina, in parte alla Filippine (vedi foto).

Poi la Siai-Marchetti fu acquisita dall'Aermacchi, a sua volta in seguito acquisita da Finmeccanica, che ora si chiama Leonardo. La cellula del S-211 è la base per M-345, che Leonardo sta (ri-)sviluppando, mi pare per la 2a volta, e che sarà il nuovo aereo delle Frecce Tricolori.

Un S-211 impegnato nella folle battaglia di Marawi per errore ha ucciso 11 soldati filippini. Made in Italy e tristi tropici.

Philippine Military Kills 11 of Its Soldiers in Errant Airstrike, di FELIPE VILLAMOR and GERRY MULLANY, The New York Times, 31 maggio 2017.