domenica 20 novembre 2022

Trasparenza degli algoritmi


Quando lavoravo per la Commissione Europea (presso la sede di Siviglia del Joint Research Centre), Marc, il caposquadra, mi mandò "in missione" a Bruxelles. C'era nell'aria in conferimento al centro di Siviglia di certe analisi con modelli CGE (Computable General Equilibrium). Io ero e sono molto contrario ai CGE, e così era il nostro capo. Non li si voleva fare. Per questo mandarono me, perché ero la persona ideale per conseguire un non-risultato. E infatti trionfai.

All'incontro a Bruxelles c'era qualche venditore che di cotali modelli decantava le doti. Io proposi una concione sull'esigenza di avere algoritmi trasparenti, anche per evitare che la Commissione venisse accusata di un approccio tecnocratico. "Let's make the black boxes transparent", proclamai.

La mia critica era inoppugnabile - nessuno in Commissione ama l'accusa di "tecnocrazia" - e al tempo stesso improponibile: i "vendor" non hanno nessuna intenzione di aprire il codice, anche e certo non solo perché, cito a memoria da un bel vecchio articolo di Leamer, vale per le stime econometriche quel che si dice delle salsicce: non vuoi vedere come sono fatte.

Andò benissimo: i modelli CGE arrivarono a Siviglia, ma se li prese un altro team (qui) più di bocca buona del nostro.

Apprendo che al JRC di Siviglia si aprirà il nuovo centro per la trasparenza degli algoritmi. Il contesto è un po' diverso, dato che si parla di algoritmi altrui e non dei propri... ma diamo tempo al tempo.

La foto che apre l'articolo è dove ogni mattina entravo per andare a lavorare, sempre portando nel mio zainetto la mia notoria astuzia politico-dadaista.

ps. La questione importante citata sotto è la DSA (e poi c'è la DMA): se ne dovrebbe parlare di più.

Sevilla albergará el Centro Europeo para la Transparencia algorítmica. Eva Saiz, El Pais, 15 novembre 2022.

"España albergará el Centro Europeo para la Transparencia Algorítmica (ECAT en sus siglas en inglés), una de las principales herramientas de la Unión Europa para garantizar el buen funcionamiento y el control de contenidos ilícitos y perjudiciales de las plataformas digitales y brindar una mayor protección de los derechos fundamentales de los usuarios de Internet, que son los objetivos de la Directiva de Servicios Digitales (DSA), una de las grandes apuestas legislativas de la Unión Europea, que mañana entra en vigor. En concreto, el nuevo organismo tendrá su sede en el Centro Común de Investigación (JRC) que la Comisión tiene en Sevilla."

domenica 18 settembre 2022

Delusional Index

Mi capita di quantificare concetti. Tempo fa pensai il "Miranda-Picci index of relative prices", di cui per pudore non dico troppo. Basti sapere che il nome porta tributo postumo a Francisco de Miranda, un venezuelano che nella Russia di Caterina II raccolse dati importantissimi. L'idea di tale misura è divertente e irriverente, e se troverò il tempo per elaborarla sicuramente meriterà l'Ig Nobel Prize.

Considerando la guerra in Ucraina, ho ideato un "Delusional Index", a rappresentare il livello di illusione che un Paese ha di se stesso. 

Per l'India, un tale indice assumerebbe un valore molto alto, influenzato dall'ideologia dominante hindutva. Molti indiani, baloccandosi con idee strampalate sul loro grande Paese, non si rendono conto dello stato disastroso in cui versa e di quanto poco stiano facendo per cambiarlo.

Per l'Italia, mi pare che la situazione sarebbe ben diversa. Fortunatamente perdemmo la II guerra mondiale e imparammo un po' di utile umiltà.

Il valore del Delusional Index per la Russia, ingabbiata com'è in un sogno revanchista che fa a pugni con i pochi strumenti a disposizione per perseguirlo, si situerebbe forse a un livello intermedio tra Italia e India. 

Diversamente da altri "global governance indicator", che tendono ad essere abbastanza stabili nel tempo, il Delusional Index potrebbe forse presentare variazioni temporali considerevoli. Per esempio, l'Italia degli anni '30 del secolo scorso era sicuramente molto delusional. Per esempio, consideriamo il Brasile. Sto leggendo un bel libro di Idelber Avelar ("Eles em nós: Retórica e antagonismo político no Brasil do século XXI"). Parla tra l'altro degli anni di auge del "Lulismo" (quando Lula era presidente, e soprattutto dopo il 2005), segnato da una retorica volontarista e improntata a grande ottimismo. Erano gli anni, del resto, in cui una prima pagina de l'Economist mostrò un Brasile che decollava come un missile. Il Delusional Index assumerebbe un valore più alto allora, rispetto alla fase attuale in cui il Brasile è ripiegato su se stesso.

Dovrei ragionare su come rendere operativo il Delusional Index. Sono indeciso se dedicarmi prima a questo, o al calcolo di quel Miranda-Picci Index che mi farà vincere l'Ig Nobel Prize. E' un dubbio serio, che mi fa tornare in mente il problema che incontrò l'asino di Buridano (e l'accento sia su "asino").

venerdì 16 settembre 2022

L'Onorevole Luigi Marattin non mi ha querelato

Annunciò che aveva dato mandato ai "suoi avvocati", e promise "beneficienza" (sic). E invece, trascorso giusto un anno, niente: l'Onorevole Luigi Marattin non mi ha querelato. 
 
Non c'era nulla di querelabile in quel che avevo scritto. La piccola vicenda personale (sulla quale solo torno in chiusura) si presta a una pacata considerazione generale, che riguarda nostri diritti fondamentali.
 
Alcune querele si annunciano soltanto, per intimidire. Altre invece si presentano davvero. L'anno scorso fui convocato a Roma come testimone in un processo per querela. L'imputato era  un noto giornalista, per un suo articolo relativo a fatti che conosco in ogni minuscolo dettaglio. Nessuno dei quali apparentemente interessò il giudice, che, accogliendo ogni singola obiezione dell'avvocato dell'accusa, non ammise nessuna (nessuna) domanda, ne' a me, ne' e agli altri testimoni.  

Il giornalista aveva fatto bene il suo mestiere. Aveva scritto il vero e dimostrabile, e però è stato condannato in primo grado. Per descrivere il querelante non trovo l'aggettivo giusto, ma basti dire che è un onorato padre di una famiglia che tra i parenti prossimi mi pare conti, addirittura, un paio di giudici.

Conosco poi nei dettagli la vicenda di un Onorevole che vinse un concorso universitario con una pubblicazione plagiata. Del suo partito (che fu dell'Onorevole Marattin) è membro della segreteria nazionale, ed è stato ricandidato alle imminenti elezioni. Querelò una giornalista, brava e prudentissima, e un professore dell'Università di Pisa, per un tweet. In tutti e due i casi la denuncia fu archiviata, ma l'avvocato si paga.

Le querele immotivate, o anche solo il loro annuncio, hanno ripercussioni nefaste sul dibattito pubblico e sulla libertà di stampa. In epoca di grave crisi dei media gli editori non desiderano spender soldi in avvocati, che vanno pagati anche quando si vince. 

Si lede il fondamentale Art. 21 della Costituzione, ed è una vera schifezza.

***

Che cosa innervosì l'On. Marattin? Mi pare che lo abbia dichiariato in un tweet (qui sotto).

I miei unici scritti precedenti sul suo conto furono questi: 

Come giudicare i dati (16 maggio 2021)

- Chiosa a Marattin vs. The Internet (1 novembre 2019)

Critici? Certamente. Lesivi della reputazione? In nessun modo. Offensivi? Sentirsi offesi dipende dalla psicologia di ciascuno.

Ps. Circa la "nomina all'ISAT" che menzionò l'On. Marattin. Il riferimento è alla mia candidatura alla Presidenza dell'Istat, alcuni anni fa. Essa nacque, per boutade insieme ad alcuni amici e colleghi, per stimolare un dibattito attorno alla nomina annunciatissima (addirittura sulla stampa nazionale prima che iniziasse la procedura formale di selezione) dell'attuale Presidente Blangiardo, che in tanti, all'interno della professione, considerammo inadeguato al ruolo. La mia candidatura non ebbe mai alcuna possibiltà concreta di prosperare, cosa di cui l'On. Marattin era perfettamente a conoscenza.

martedì 9 agosto 2022

Anonima Camminatori

  Ho accompagnato due amici (forse meglio, conoscenti) per 4 giorni dalle parti del crinale. Non dico dove, per non dar piste. La vista da dove si dormiva era all'incirca quella sopra. Qualcuno capirà.



Abbiamo dormito tre notti all'aperto, in una piccola radura coperta da faggi a 1650 metri di quota. Ero con due  stimati professionisti e per rispettare la loro privacy non rendo noto non dico i nomi, ma neppure le iniziali. Per timore che possano essere surretiziamente identificati li chiamerò X e Y. Se si venisse a sapere nei rarefatti ambienti romani e milanesi che frequentano, potrebbero essere vittima di riprovazione quando non di canzonatura. E non desidero danneggiarli, dichiarando che, io conoscendo loro, loro conoscono me.

Si cenava in un rifugio a un chilometro scarso dal nostro bivacco improvvisato. Tutto a base di fagioli: pasta e fagioli, arista con fagioli, e fagioli e salsiccia. Non so che problemi avesse il cuoco.

Camminando, abbiamo pensato che, approfittando delle entrature romane e milanesi di X e Y, si potrebbero organizzare dei corsi per dirigenti per sviluppare doti e carisma. Da fare pagare carissimi. 

Qualche notte a dormire fuori in montagna: un programma "lacrime e sangue", nella sintesi riflessiva di X, che in questi giorni si è lamentato molto.

Verranno poi offerti corsi ulteriori, di secondo e terzo livello (in un crescendo infernale), e anche un programma per disintossicarsi, un''"Anonima Camminatori" insomma. Alla fine, la comunità dei discenti potrebbe costituirsi in setta, ben manovrata per tenere agganciate le Alte Dirigenze nazionali nel lungo periodo. E per piegarle a un Grande Progetto Nazionale nostro, non propriamente politico, ma dal carattere tra il surreale e il dadaista (dettaglio da valutare bene, perché ovviamente non è la stessa cosa).

Questi ultimi piani non li ho ancora comunicati a X e Y, che in ogni caso, mentre eravamo in montagna, si dicevano d'accordo su tutto quanto io proponessi: non avevano con loro la mappa del ritorno.

domenica 31 luglio 2022

La settima onda

 

 

Ho contato e, se non ho contato male, quella attuale è la Settima Onda del Covid. 

 

(Fonte: Sole 24 Ore)

giovedì 7 luglio 2022

Potere assoluto all'Università di Ferrara

Ci vorrebbe Giorgio Bassani per parlare oggi dell'Università di Ferrara, con la sua penna lieve che non si accanisce di fronte alla povertà umana, tanto che, mentre la viviseziona, pare accarezzarla. Ci vorrebbe il suo tatto per raccontare "un Ateneo irrecuperabile", come in una comunicazione privata me lo descrive un suo esimio professore.

Non ho tale penna e mi limito a uno scarno aggiornamento di vicende sulle quali mi pronunciai in passato (qui), a seguire le accuse di violazione delle regole deontologiche della ricerca scientifica rivolte al suo rettore precedente, il Prof. Giorgio Zauli (si veda, per esempio, qui).

Si è conclusa la vicenda giudiziaria tra il Prof. Andrea Pugiotto, già Presidente  della commissione etica d'ateneo (poi dimessosi), e il Direttore Generale dott. Giuseppe Galvan "imputato di diffamazione". Quest'ultimo pubblicamente ha chiesto scusa al primo (L'Estense, 8/6/2022).

Se capisco bene, si smonta l'annullamento dell'indagine effettuata circa le accuse all'ex Rettore Zauli. E apprendiamo (cito dalla medesima fonte), che "Pugiotto spiegò [che] dalle perizie richieste per valutare in maniera obiettiva i lavori di Zauli e le sue eventuali responsabilità “emersero anomalie legate a parte delle dieci pubblicazioni attenzionate. In particolare in sette pubblicazioni riguardanti esperimenti di citofluorimetria, il perito ha rilevato in una di esse un possibile errore materiale e in sei un copia/incolla di una medesima immagine a illustrare esperimenti diversi oggetto di pubblicazioni differenti, qualificandole come manipolazioni(enfasi mia: non mi pronuncio sul merito, ma cerco di capire).

Mi riferiscono inoltre che la rettrice (da oltre nove mesi) Prof.ssa Laura Ramaciotti non ha ancora in qualche modo esonerato il dott. Giuseppe Galvan, che è tutt'ora Direttore generale, e, udite, "responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza". E' una scelta che dimostra una grande forza personale, anzi, un suo potere sostanzialmente assoluto, seppur rispetto al nulla che ha di fronte in Senato accademico e Consiglio d'amministrazione.

La Prof.ssa Ramaciotti fu tra i firmatari di una "Manifestazione di solidarietà al Rettore in merito ai recenti articoli di stampa", le cui adesioni fuono raccolte da due dipendenti dell'Universià di Ferrara e che fu pubblicata nel sito istituzionale dell'ateneo (testo conservato in Archive.org). Manifestazione del potere, contro a chi chiede conto, e dei forti, contro ai deboli: 363 firmatari, molti con salari almeno discreti, ma uniti nella povertà.

Ci vorrebbe la penna di Giorgio Bassani, per trattare questi fatti in modo lieve.

giovedì 30 giugno 2022

Alpeninos 2022

Abbiamo ripreso gli incontri appenninici con quel gruppo di scapestrati montanari che si chiama Correcaminos (o, affettuosamente, los Correcas). Ogni anno una settimana da qualche parte negli Appennini o Alpi, da cui il titolo. 
 
Anno dopo anno, in queste pagine ho lasciato traccia di tali spedizioni. Per l'ultima basti dire che ci siamo incontrati sui monti sibillini, tra Umbria e Marche, dai borghi ancora devastati dal terremoto del 2016. Io solo mi sono trattenuto un paio di giorni perché di più non potevo. Basti questo, perché la buona penna di Joaquín Mayordomo ha già scritto un reportage evocativo e condito di belle foto:

Italia, un viaje por las ruinas del olvido

di Joaquín Mayordomo.

E nela fotografia ci siamo noi, in cima al monte che ci osservava, lui e la sua croce, e di cui si racconta.

lunedì 13 giugno 2022

Romagna pagana

Le è ritornato il fuoco di Sant'Antonio e si lamentava. Ma allora, Signora Maria, che cosa prende per guarire. 

La Signora Maria mi guarda strano e mi dice, "mi faccio segnare". E dove, le chiedo. "Da una signora a Vecchiazzano. Ormai sono tutti morti quelli che sanno segnare e si fa fatica a trovare".

Gli alberi erano pieni di ciliegie, piccole perché troppe, ne ho raccolte molte e di più ne ho mangiate. Mai viste tante ciliegie affollarsi sui rami. Si sarebbe dovuto sfoltire e doveva venire un potatore ma poi chi l'ha visto, mi raccontano. Abbondanza non l'ha voluto tra i piedi è gli ha spaccato la testa con la cornucopia. Accade, in Romagna.

martedì 19 aprile 2022

And then, they drunk me under the table

Rachel Naylor (BBC World Service) intervista "mamma Erasmus" Sofia Corradi e me.

Contiene vari ricordi di natura non squisitamente accademica.

Erasmus: Europe's student exchange scheme

"Since 1987, million of students have been able to live and study in other countries in Europe thanks to the Erasmus student exchange programme. The scheme was the result of 18 years of campaigning by Italian academic, Sofia Corradi, who saw the benefits of studying abroad herself back in the 1950s. Sofia Corradi, now known as "Mamma Erasmus", talks to Rachel Naylor, along with Lucio Picci, one of the first students to go on the programme."

martedì 5 aprile 2022

Putin: è affondato

 

Nell'interpretare la Russia (senza pensare alla guerra in corso) si oscilla tra due tendenze: una è di stampo giornalistico (penso per esempio a Masha Gessen) e vede la Russia come una sorta di cleptocrazia criminale di cui Putin è una specie di re sole tenebroso. Gli studi accademici, pur senza negare l'importanza della figura di un autocrate che da oltre a 20 anni è in cima alla cosiddetta "verticale del potere", tentano spiegazioni più articolate, considerando per esempio l'altro grado di competizione tra le elite, e tante tonalità di grigio che in Russia abbondano. 

Vero è che tali studi hanno evidenziato un processo che, nel corso dell'ultimo decennio, ha portato Putin ad essere sempre più solo al potere, circondato da un gruppo ristretto di consiglieri amici di vecchia data, e impermeabile ad opinioni diverse. Penso, per esempio, al libro curato da Daniel Treisman nel 2018, "The New Autocracy: Information, Politics, and Policy in Putin’s Russia" (Brookings Institution Press). E un tale effetto-bolla, aggiungo io, non offre una spiegazione alla sciagurata decisione di invadere l'Ucraina, ma ne è stato la premessa. 

La mia lettura degli ultimi decenni di storia russa segue il secondo approccio. Ma è vero che nella storia esistono le cosiddette "giunture", che sono quei momenti di accelerazione in cui l'apporto individuale lascia maggiormente il segno. E siccome quella odierna la è, vale la pena tornare a una vecchia intervista a un Vladimir Putin che era da poco al potere.

L'8 settembre 2000, a meno di un mese dal disastro del sottomarino Kursk, fu ospite di Larry King. Alla domanda, "mi dica, che cosa è veramente accaduto al sottomarino", seguì l'infame risposta, con un sorrisino che mostrava il vuoto cosmico di empatia: "è affondato" («Она утонула») (minuto 1 e 10). 

domenica 20 marzo 2022

Spese militari e "fondamentali" economici

Nel discutere le spese militari qualche cifra va conosciuta. 

Ponendo uguale a 100 le spese militari complessive dei 30 Paesi membri della NATO (71% di queste sostenute dagli Stati Uniti), ecco quanto spendono tre grandi Paese esterni all'alleanza. 

Russia: 5,6 
Cina: 22,9 
India: 6.6 

Vediamo i "fondamentali", sinteticamente rappresentati dal GDP (che con tutti i ben noti limiti, segnala la potenzialità produttiva di un Paese):

USA: 21.4; Russia: 1,7; Cina: 14,3 (migliaia di miliardi di $; Italia: 2: superiore a Russia, con meno della metà della popolazione).

Per quanto riguarda la "minaccia russa", il conflitto in corso indica, almeno secondo gli esperti in questioni militari che mi è capitato di leggere, che gli effetti della modernizzazione delle forze armate (si veda, per es, *) erano stati sopravvalutati. Inoltre, esse stanno subendo danni ingenti (qui), ed è prevedibile che le sanzioni abbiano un effetto fortemente negativo sulla capacità produttiva futura. 

(Fonte dati spese militari: SIPRI Military Expenditure Database. Dati: $ US a prezzi di mercato; 2020. GDP: scelto il 2019, ultimo anno pre-covid). 

 * Trenin, Dmitri. "The revival of the Russian military: How Moscow reloaded." Foreign Affairs 95, no. 3 (2016): 23-29.

sabato 19 marzo 2022

Corruzione come strumento di governo

Cè un'intervista al politologo Vladimir Gelman su "Meduza". Afferma che la paura gioca un ruolo importante nello spiegare l'adesione della classe politica alla guerra, considerato che "Qualsiasi rappresentante delle élite può essere punito, e non necessariamente per slealtà: a qualcuno possono semplicemente essere ricordati alcuni peccati passati" (l'originale della parte rilevante è in fondo, preceduto dalla "traduzione Google").

E' la tesi sulla quale lavoro da tempo: la corruzione è (anche) uno "strumento di governo", una pratica para-istituzionale che serve per mantenere le elite coese. E così per realizzare delle politiche: alcune eventualmente buone, altre possibilmente terribili e disumane, come una guerra di invasione. In Russia c'è il bastone (la minaccia, che è credibile perché la giustizia è selettiva) e c'è la carota (i vantaggi della corruzione, di cui tutti i membri dell'elite godono), e in un certo senso funzionano benissimo.

Vladimir Gelman insegna alla European University di San Petroburgo. Tre anni fa vi fui ospite per un mese. E' una delle poche università il cui rettore (il sociologo Vadim Volkov) non ha firmato l'appello, promosso dalla Conferenza dei rettori delle università russe, a favore della guerra, pardon, della      "demilitarizzazione e denazificazione" dell'Ucraina (qui). Qualche anno fa le tolsero la licenza alla docenza perché non aveva rispettato la normativa antincendio (sic). Non so ora come se la passino, ma suppongo non bene.


Domanda A proposito, sulla classe politica. Credono piuttosto in questa ideologia, la accettano come uno strumento necessario o hanno semplicemente paura di mostrare disaccordo? 
Risposta - Paura, decisamente. Qualsiasi rappresentante delle élite può essere punito, e non necessariamente per slealtà: a qualcuno possono semplicemente essere ricordati alcuni peccati passati. La paura è stata dimostrata in modo molto chiaro durante la riunione del Consiglio di sicurezza alla vigilia dell'inizio dell'"operazione speciale" in Ucraina. Era chiaro come tutte queste persone abbiano paura di Putin. Per loro il rischio di essere puniti è molto più alto che per i comuni cittadini. —

"Кстати, про политический класс. Они скорее верят в эту идеологию, принимают ее как необходимый инструмент — или просто боятся показать несогласие?"

"— Боятся, безусловно. Любой из представителей элит может быть наказан, причем необязательно за нелояльность — кому-то могут просто припомнить какие-то прошлые прегрешения. Страх был очень наглядно продемонстрирован в ходе заседания Совета Безопасности накануне начала «спецоперации» в Украине. Там было видно, как все эти люди боятся Путина. Для них риск быть наказанными гораздо выше, чем для простых граждан."

sabato 5 marzo 2022

Una foto, non un "fake"


La Russia oggi è a metà strada tra la Russia di due settimane fa e la Corea del Nord. Parlare di guerra dicendo le cose come stanno è stato orwellianaente definito "diffondere fake" e dichiarato reato.

Qualche anno fa trascorsi un mese a San Pietroburgo e avevo una stanza in un appartamento, non lontano da dove, sul Lungoneva degli inglesi, l'Aurora diede il segnale della Rivoluzione d'ottobre. Passarono più persone in quell'appartamento, per periodi più brevi, e tra queste A., col quale feci chiacchiere in più occasioni. Viveva in una città del nord ed era a San Pietroburgo per affari. Diventammo "amici" su Facebook.

E su Facebook (ormai non accessibile in Russia, a meno di non avere una VPN) ha pubblicato quanto traduco qui sotto. La foto è di un T34, il carro armato russo della 2a guerra mondiale.

Tutto questo addolora molto, per gli ucraini, e per i russi.

E' UNA FOTO, NON UN "FAKE"!

Questa foto è mia ed è stata scattata nel 2013 durante un viaggio a Volgograd con la classe di mio figlio, nei luoghi della battaglia di Stalingrado.

Il programma di quel tour, su mia richiesta, fu ampliato per includere una visita a Kalach-on-Don e Rossoshki. Un bel panorama, e proprio all'ingresso principale si trovano i resti di questo carro armato.

E' un "trentaquattro", un T34, che no dà la voglia di farsi fotografare con lo sfondo di altri carri armati e cannoni semoventi dipinti come in parata militare.

Questo è probabilmente il monumento più pacifista alla guerra che abbia mai visto, e per qualche motivo mi si è inciso nella memoria e vi è rimasto per sempre.

Guardando un carro armato che si è frantumato in schegge, capisci la natura disgustosa della guerra. Ti rendi conto che il carro armato è essenzialmente una fossa comune per l'equipaggio, e non le belle manovre e il tiro ai bersagli.

E penso che tali carri armati e quel che ne resta dovrebbero essere portati alle parate, in modo che la gente veda che le armi non significano solo vittoria. Anche morte.

Eppure, per avere un seguito più ampio, a tali monumenti vale la pena aggiungere l'odore della carne umana fritta, o l'odore cadaverico dei corpi decomposti di soldati e carristi morti, durante lo scioglimento delle nevi primaverili.

Così che sia ricordato e inciso nella memoria per sempre da tutti coloro che lo vedono. In modo che non ci sia voglia di gridare, appladire, e ripetere.

E poi, nel 2013, guardando quel "trentaquattro", semplicemente non potevo immaginare che dopo  nove anni avrei guardato quotidianamente nel "Telegram" resti simili di moderni carri armati russi bruciati nella vastità dell'Ucraina. E neppure potevo immaginare che la guerra non ci avrebbe insegnato nulla. Che a qualcuno potesse venire il desiderio, e il sostegno, di impadronirsi di un paese straniero. E non posso farci niente...

mercoledì 2 marzo 2022

Cipollino e l'Ucraina

"Russia launched what Vladimir Putin called a “special military operation” into Ukraine from the east, south, and north. “When you invade a sovereign nation, that is a war crime,” said Condoleezza Rice, who served as U.S. national security adviser from 2001 to 2005." 

Mi rendo conto che sto assillando chi passa per queste pagine con la storia di Cipollino, di Gianni Rodari, che sto leggendo in un "tandem linguistico" con una molto simpatica signora che vive a 466 km da Mosca. Ma sono uno persona maniacale vittima delle sue fissazioni: come tutti voi, del resto.

E' ormai da un anno che con questa signora ci vediamo - non solo per Cipollino, che si avvia  verso la fine: prima ci eravamo dedicati alla Dama di picche di Pushkin. E' un anno che ci conosciamo e avevamo tutti e due avuto il tatto di mai neppure accennare a temi di politica. Perché parlare di Putin quando si ha per le mani Pushkin, e persino Cipollino? Con la guerra in corso, credo però che sarebbe stata una forzatura non farlo: questo ho pensato ieri l'altro, prima di incontrarla.

Ha iniziato lei, con un accenno alla situazione difficile, per poi passare subito al racconto della fuga e del ritorno del suo cagnolino, di cui in passato mi ha inviato brevi video mentre scava sotto la neve. E' davvero un cane simpatico. Infine abbiamo parlato della guerra, senza mai fare il nome di Putin. Le ho detto che nel 2003 condannai l'aggressione americana in Iraq, e che ora sono contro l'aggressione russa in Ucraina. Lei mi ha accennato agli abusi Ucraini nelle province di Donetsk e di Lugansk. Ho fatto presente che in nessun modo si giustifica un'invasione, e non era in disaccordo. Ci siamo poi trovati d'accordo nel considerare la guerra una cosa disastrosa, per gli Ucraini e anche per i Russi. Per chi tra loro è stato mandato a combattere, e anche per chi sta a casa. Dopo questi discorsi, le ho detto, "dai, torniamo al nostro Cipollino", e anche in questo ci siamo trovati molto d'accordo.

In alto, Harper's Magazine, nel suo "Weekly Review", ricorda qualcosa a Condoleezza Rice, che porta responsabilità gravissime per la guerra in Iraq. Alla fine, quel che ci si ricorda dipende da chi vince - o magari perde, così come persero gli Stati Uniti in Iraq prima che in Afghanistan, ma è abbastanza potente da incassare. E la logica di potenza influenza come si racconta la storia, e per questa via, la nostra idea di quel che è etico e di quel che non lo è. Niente che non sappiarmo, ma forse è da tenere presente, mentre condanniamo la criminale invasione russa all'Ucraina, come dobbiamo. 

E poi, torniamo a Cipollino. Anzi, visto che con questa tristezza un po' d'allegria non guasta, al Barone Melarancia, che nel disegno in alto si vede contento, mentre nella cantina del castello ruba bottiglie di vino pregiato ai suoi ospiti.


domenica 20 febbraio 2022

The Afghanistan Papers (oppure, "economia dei media")

 "This knowledge only came to light because the leadership of The Washington Post, my professional home for the past 23 years, made an institutional commitment to uncover the truth about the longest war in American history. When SIGAR repeatedly stonewalled my public-records requests, The Post faced a decision: back down and move on to an easier story, or else, sue the federal agency under the Freedom of Information Act (FOIA).

Hauling the federal government into court is not for the faint-hearted. FOIA lawsuits are almost always expensive and time-consuming—words that no editor wants to hear—and there is no guarantee a case will go your way. So I will be forever grateful to The Post’s leadership for their resolve and dedication."

The Afghanistan Papers. A secret history of the war. (p. 278), di Craig Withlock. Simon and Shuster, 2021.

Per diversi anni (forse troppi) ho insegnato "economia dei media" (qui), all'interno del corso di laurea magistrale in Mass Media e Politica. Recentemente l'Università di Bologna ha deciso di chiudere tale programma di studi, e così non ripeterò.

Nel corso degli anni ho tormentato i miei studenti in svariati modi, di cui fornisco un esempio. Ho argomentato che per parlare di media si deve essere in grado di ragionare di tecnologia (e di innovazione tecnologica), e si deve avere un'idea per quanto possibile precisa di una serie di "tecnologie abilitanti", anche nel loro sviluppo storico (non penso che interessi, ma qui si argomenta il come e il perché). 

Ho poi sottolineato altri ambiti di rilevanza di quel che potremmo chiamare le condizioni materiali della produzione dei media, ad iniziare dalla loro "struttura dei costi". Considerato anche che si parlava di rapporti tra mass media e politica, ho argomentato che il giornalismo investigativo è molto importante in una democrazia, ma è costoso e vulnerabile.

Al riguardo, ho terminato di leggere The Afghanistan Papers, di Craig Withlock, un giornalista del Washington Post. Racconta il disastro che è stata la guerra in Afghanistan e si basa su una serie di inchieste che si sono servite di "FOIA" ("Freedom Of Information Act": quel che noi chiameremmo "accesso generalizzati agli atti"). In alto riporto un breve brano che dà l'idea della complessità e del costo di quanto realizzato. E' un esempio di come non possa esistere giornalismo investigativo di qualità in assenza di organizzazioni abbastanza solide per realizzarlo.

Mi piacerebbe poter menzionare questo libro ai miei studenti per poterli provocare un'ultima volta, perché la situazione dei media in Italia è depressa e deprimente (ma buone cose accadono: per esempio, questo), e si deve saper guardare fuori. Non solo verso gli Stati Uniti, ma anche verso luoghi meno ovvi (per esempio, la Russia: qui).

Ma il tempo è scaduto, e non so bene come nel corso degli anni abbiano reagito a questo strano corso e alle sue piccole provocazioni quotidiane. Chi meglio e chi peggio, immagino. Alla fine, ad insegnare (ad avere la presunzione di avere qualcosa da raccontare) ci si trova sempre sul filo, tra incontro e disincontro.