giovedì 26 marzo 2015

Torino



Sto andando a Torino per una lunga lezione sulla corruzione. Una lezione molto "griffata": raramente avevo vista una tale collezione di logotipi, e mai ad incombere sulla mia testa.

La foto della locandina è mia. Maputo, anni fa. Vi si leggono parole pronunciate da Samora Machel, nel 1974, in occasione della presa del potere da parte del governo provvisorio della Frelimo.

"O poder, as facilidades que rodeiam os governantes podem corromper o homem mais firme. Por isso queremos que vivam modestamente com o povo, não façam da tarefa recebida um privilégio e um meio de acumular bens ou distribuir favores."

All'incirca: "Il potere, i benefici che cirdondano chi governa, possono corrompere la persona più forte. Per questo motivo vogliamo che i governanti vivano modestamente, come vive il popolo. Che non trasformino le loro prerogative in privilegio, o in un modo per accumulare beni o distribuire favori".

In mezzo a tutta questa virtù, mi domando se vi sia coerenza nella scelta del buon ristorante di pesce prenotato da due cari amici questa sera. Va beh, si fa per dire, so essere selettivo nelle domande che mi faccio.

Inherent Vice



Di Inherent vice ho aprezzato la trama surreale, i dialoghi surreali, e quell'aria di possibilità enormi, e tutte insensate, da California 1969.

mercoledì 25 marzo 2015

Scelte coerenti



Ieri sono rimasto bloccato qualche tempo perché stavano asfaltando un pezzo di Via Emilia. E ho visto delle belle asfaltatrici.

E mentre ero fermo, col finestrino giù e il gomito che usciva, e mentre guardavo quelle belle macchine, ho riflettuto.

E ho pensato che se in ufficio, invece che in bicicletta, iniziassi ad andare con uno di quei cosi lì, e lo parcheggiassi come se niente fosse nel cortile di Palazzo Hercolani, molte cose cambierebbero.

Bagamoyo



Di Bagamoyo ricordo l'oceano. Ricordo una stanza, di non so quale edificio, dove in una specie di altarino c'era la foto di Maradona, ritaglio di giornale, tutto azzurro come Gesù. Ma ricorderò bene? E' passato molto tempo.

Bagamoyo fu luogo tragico di commercio di schiavi, che nell'est africano si protrasse più a lungo.

Vitali Maembe è un personaggio interessante. Mi sono imbattuto in lui perché qualche anno fa realizzò un progetto contro la corruzione.

venerdì 20 marzo 2015

Spaghetti Open Data 2015



Parteciperò a SOD 2015 (Il raduno di Spaghetti Open Data), che avrà luogo a Bologna il 27, 28 e 29 marzo a Bologna.

Sarò presente solo sabato; il giorno prima Tito Bianchi parlerà di un'indagine alla quale ho contribuito, per conto del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

L'obiettivo è disegnare una misura che incentivi i comuni italiani a produrre dati aperti. Abbiamo deciso di utilizzare uno strumento di rimborso molto semplice, "a sportello", che eroghi un contributo in base al risultato ottenuto, e tale da avere un onere burocratico minimo. Si tratta di utilizzare, in modo creativo, l'"opzione dei costi semplificati" dei "European Structural and Investment (ESI) Funds" (vedi qui).

Tutto l'onere della determinazione dei costi è trasferito in fase di progettazione, e per questo abbiamo sviluppato un apposito modello di calcolo. Speriamo che abbia successo. Non mi pare che ci fosse un'alternativa vera: la semplicità dello strumento spesso è un fattore essenziale per le chance di successo di una politica.

Se ce la faremo, penso di poter dire che saremo i primi in Europa ad utilizzare questo strumento in un modo, per così dire, creativo. Per proporre una metafora a tema, ricordo quanto segue. Molti anni fa, vidi un mio amico italiano cresciuto in Germania cucinare gli spaghetti con la marmellata. Considerato che a Brussels le specialità sono altre, il piatto che proporremo mi pare che, all'incirca, sia "Spaghetti con frites".

domenica 15 marzo 2015

Ricordando Giulio



Si sapeva che Giulio Cesare era morto nella Curia di Pompeo. Tre anni fa un gruppo di archeologi spagnoli avrebbe scoperto il luogo preciso: là.




Lunedì scorso ero a Roma e sono andato a cercare quel luogo. A Largo di Torre Argentina, in fondo, dove si intravede un gatto.



Il gatto, che poi si trova molto vicino al capolinea del tram n. 8, quello che va a Trastevere, e oltre. Che capolinea significativo, lì, a due passi dal luogo dove terminò Cesare, e la Repubblica.



E se non è chiaro, il luogo preciso lo indico io, perché lunedì ero a Roma a cercare dove ammazzarono Cesare, e oggi lo ricordo, nel duemila e cinquantanovesimo anniversario di quel giorno. Ora c'è un gatto, al posto di Cesare.

Andrew Young a Selma



Ieri ho visto "Selma". Vi appare un giovane Andrew Young. Ignoravo il suo ruolo nel movimento per i diritti civili, che fu assai importante. Da Wikipedia:

"In 1964, Young was named executive director of the Southern Christian Leadership Conference (SCLC), becoming, in that capacity, one of King's principal lieutenants. As a colleague and friend of Martin Luther King Jr., he was a strategist and negotiator during the Civil Rights Campaigns in Birmingham (1963), St. Augustine (1964), Selma (1965), and Atlanta (1966) that resulted in the passage of the 1964 Civil Rights Act and 1965 Voting Rights Act. He was with King in Memphis, Tennessee, when King was assassinated in 1968."

Ignoravo questi fatti. Io sapevo di Young ambasciatore all'ONU sotto Carter, e poi sindaco di Atlanta.

Avevo 16 anni e lo vidi da lontano, alla cerimonia... beh, è un po' un "anti-climax" rispetto ai fatti di Selma: l'occasione era la cerimonia di accensione dell'albero di Natale, ad Atlanta. Lui vi presenziò, essendo il sindaco, e io ero tra la folla.

Ma ricordare quella lontana visione mi ha fatto sentire più vicino, ieri, ai fatti raccontati da quel bellissimo film.

giovedì 12 marzo 2015

Parabole / 2



Era rimasto questo, da Addis Abeba - un negozietto di libri dalle parti della "Piazza". Tutti, e non solo i turisti, abbiamo bisogno di brevi storie drammatiche per essere intrattenuti, di parabole insomma.

mercoledì 11 marzo 2015

I'm from Bocconi



La Bocconi, l'università di Mario Monti, di Sara Tommasi, e di questa pubblicità.

sabato 7 marzo 2015

Il Multisituazionismo Cinematico, o, Tentativo di Esaurire una Città Africana




Per conoscere una città la si deve percorrere a piedi. Tutta: bisogna esaurirla, tendere a quell'asintoto in cui si son pestate tutte le sue strade.

Si inizia un giorno, poi si continua un altro. Se ci si avvicina a luoghi già battuti, per quanto possibile si cercano strade alternative.

In un giorno si possono percorrere 20 chilometri, in cinque, cento.

George Perec scrisse Tentativo di esaurimento di un luogo parigino. Trascorse tre giorni a Place Saint-Sulpice. Per esaurire quel che vi poteva accadere, descrisse quel che osservava. Era, il suo, un situazionismo stanziale e statico.

Io propongo invece un situazionismo multiplo, perchè le situazioni possibili si moltiplicano mentre si procede camminando; io sostengo un multisituazionismo dinamico e cinetico.

Più che cinetico, chiamiamolo cinematico, per sottolineare l'aspetto meccanico del procedere metodico e sistematico, e automatico, perché volto al raggiungimento di un obiettivo che si giusitifica in sé.

Questo è il senso della giornata di oggi, in cui, recandomi a piedi sino al Monte Entoto, centro originario di Addis Abeba, una salita bestiale sino a quasi 3000 metri s.l.m., dichiaro chiusa una fase di esaurimento di questa città africana.



E il Multisituazionismo Cinematico, col suo carattere meccanicistico, mi unisce ad altre avanguardie, al dadaismo e al surrealismo, per via della macchina celibe di Marchel Duchamp.

Celibe infatti è anche la macchina del multisituazionismo cinematico, perché nessun partner potrebbe mai seguire una macchina camminante che sotto il sole a picco decide di raggiungere, 25 chilometri andata e ritorno a piedi, il fottuto Monte Entoto.

giovedì 5 marzo 2015

La Regina Taitù



"Si crede la Regina Taitù". Probabilmente, nessuno tra i molteplici lettori di questo popolarissimo blog capirà questa o simili espressioni (qui spiegate), perchè hanno una origine antica.

La potente Regina Taitù fece aprire il primo hotel di Addis Abeba nel 1898. Si chiama Itegue Taitu Hotel, è uno degli edifici più antichi della città, e si trova in uno dei suoi centri focali, l'area della "Piazza".

Ieri sera ho cenato nel ristorante di quell'hotel e, mentre cenavo, mi sono sentito come il regino Taitù.

martedì 3 marzo 2015

A Very Big Tree



Su Yoanis street, poco dopo la larghissima Menelik II, estraggo la macchina fotografica e rapidamente fotografo un albero molto grande che, dall'altra parte della strada, attira la mia attenzione. Da oltre una rientranza dell'alto muro di cinta che costeggia la strada esce un ragazzo. Tuta mimetica che sembra appnea stirata, tonalità del blu, e mitra tra le mani.

Mi si rivolge nella sua lingua con aria seria ma non ostile, indicando la macchina fotografica che ho ancora in mano.

"You see" col braccio indico vagamente l'albero dall'altra parte del viale "a very big tree".

Mi guarda più serio e aggiunge altre parole nella sua lingua, con un tono che non è amichevole. A parole incomprese, continuo a rispondere in inglese, "but you see, it is really a huge tree!"

Mentre mi allontano rapidamente, rifletto che quando si incontra qualcuno che non ama la natura, è inutile insistere.

lunedì 2 marzo 2015

Adua




Oggi in Etiopia è festa nazionale: il Giorno Commemorativo per la Vittoria di Adua.

Mia nonna mi riferiva quel che lei sentiva raccontare da piccola - già eran passati vent'anni o più, e si era sovrapposta la memoria dell Grande Guerra, ma Adua fu un evento traumatico. Provo a riportarlo, è dialetto ferrarese:

"Menelik e Baratieri si so dat un sac ad peri, Baratieri e Menelik si so dat un sac ad chic"

In perfetto italiano mia nonna ricordava invece che "Cadorna ha scritto alla Regina, che Trieste gliela manda in cartolina" Ma questa, all'incirca, è anche nel testo di una canzone dell'epoca. O forse, chi scrisse la canzone lo aveva ascoltato da qualche parte, magari, tra i soldati sbandati di Caporetto. Caporetto, Adua, e volendo chiudere il ragionamento, dovrei soffermarmi sull'8 settembre.

Parabola



Il Bantyketu è il principale corso d'acqua di Addis Abeba. A valle, è attraversato da un ponte che costruirono gli italiani, e che porta a quella che era la Via dell'Impero (ora, Menelik II), il "quartiere della politica", come dichiarano i cinegiornali dell'Istituto Luce dell'epoca.

A monte, è attraversato da una curva a U che fa la via Hilesilase. Lì, nella scarpata, si trovano delle umili casupole, i cui tetti ho fotografato l'altro giorno.

Ho pensato che sarà una buona parabola introduttiva per il mio corso in economia dei media.

giovedì 26 febbraio 2015

Problemi insolubili



Il rinvenimento, nel cassetto del comodino di una stanza dell'Hotel Afrodite (un quattro stelle a due passi dalla United Nations Economic Commission for Africa, ad Addis Abeba), di tre preservativi, di cui i primi due in una confezione sigillata, e il terzo in una confezione semivuota e già aperta, genera una serie di problemi interpretativi.

Si tratta di problemi non meno complessi rispetto a quelli che mi han indotto a questo viaggio, e così complessi, da lasciar anticipare che non troveranno soluzione.