sabato 24 febbraio 2018

Teorie della storia: si vota

Il 4 marzo si vota e si respira un'aria delusa. Infatti, il quesito elettorale non è stato compreso, e la dissonanza tra quel impressioni e realtà confonde e infonde un vago senso di angst. Conviene chiarire.

Per cosa non si vota: per scegliere chi governerà, e tantomeno il futuro dell'Italia. Su cosa siamo invece chiamati a pronunciarci: su due teorie della storia alternative. Una volta compreso questo semplice fatto, la campagna elettorale diventa perfettamente intelleggibile.

La prima teoria sostiene che la storia è lineare, addittiva e incrementale.

In base alla seconda teoria invece, la storia è non-lineare (per esempio moltiplicativa, ma non caotica).

Votano per la prima teoria gli elettori che, per far diga contro i barbari (da scegliersi a piacimento tra le diverse opzioni possibili), opteranno per "il meno peggio". Perché essendo l'effetto aggregato finale la somma degli effetti individuali costituenti, ogni contributo tale da ostacolare gli invasori sarà utile (se pur al margine). E' la storia intesa come "tanti bicchieri che insieme riempono un otre".

Votano invece la seconda teoria della storia quelli che, per mezzo si una "spallata", desiderano accelerare i processi in corso, per giungere più rapidamente alla necessaria catarsi.

Le due teorie alternative hanno un'interessante implicazione ulteriore, circa il finalismo della storia, che vale la pena di considerare. La teoria lineare è essenzialmente non finalistica. L'otre può essere vuoto, pieno, o a metà. C'è semmai il timore che qualcuno vi faccia un buco o che si rompa. Si tratta di una teoria scarna e cupa. La teoria non lineare ha invece chiare implicazioni teleologiche. Vi è l'idea che dando una spallata si attiveranno dinamiche storiche certamente complesse, non lineari, non prevedibili, ma che prima o poi si risolveranno in un effetto catartico.

Sembrerebbe essere il disilluso e il cinico l'elettore maggiormente propenso alla non-lineare "spallata". E invece chi voterà la teoria non-lineare è un pessimista solo in apparenza, perché collega a una teoria della storia un'idea di catarsi.

Avanzo l'ipotesi che tale finalismo sia influenzato dalla presenza di un frame psicologico radicato in Italia, il Paese con la stella in fronte. Stella che i non-linearisti considerano intermittente, e ora spenta, ma comunque presente. Quando si riaccenderà? Non "prima", ma "poi", ed è un "poi" anche lui non immune a un calco psicologico indigeno, nella misura in cui lo si eguaglia inconsciamente con un "ventennio" - il secondo in un secolo. In tali corsi e ricorsi, si tratta di una cadenza familiare perché recentemente sperimentata, e tutto sommato sopportabile, diversamente da quella, ben più problematica da un punto di vista finalistico, che vivemmo con quei tre o quattro secoli veramente bui del medioevo che allora ci piovvero addosso.

Questo è il senso delle elezioni del 4 marzo: due teorie della storia a confronto. La prima è più scarna, mentre la seconda risulta essere più articolata nelle sue implicazioni o, se volete, più arabescata. E segnalo quindi che gli elettori potrebbero decidere di spostarsi a un livello d'analisi ancora superiore, e scegliere non tra diverse teorie della storia, ma tra i loro diversi stili e livelli di complessità. Eventualmente radicando tale scelta in un ulteriore calco psicologico nazionale, per esempio dando ragione, o torto, a quella tesi secondo la quale la linea più breve tra due punti è, appunto, l'arabesco (EF). Purtroppo, non sono in grado di suggerire quali siano quei due punti, ne tantomeno dove si trovino.





mercoledì 21 febbraio 2018

Miti fondanti



All'interno del mio progetto-mondo (qui), sto leggendo un libro molto bello, Empires of the Silk Road, di Christopher Beckwith.

Inizia raccontando il "mito fondante" delle società centro-asiatiche indo-europee. Un bambino, di origine in qualche modo divina, viene abbandonato. Viene trovato da una qualche bestia, spesso un lupo, che se ne occupa. Cresce, a un certo punto si passa un corso d'acqua, o un mare. E' la storia di Romolo, ma è simile a tante altre, da Roma sino alle steppe orientali.

Il bambino torna a corte, dove però gli fan fare un lavoro umile, sino a quando, insieme al suo comitatus, si ribella e diventa lui il re. Il comitatus è il gruppo dei fedelissimi coi quali l'eroe ha stipulato un patto di sangue, che prevede che, se lui muore, i sodali si suicidano e vengano tumulati con lui (e i cavalli, e le armi..). E' il caso della Дружина russa ("drug", amico - si pensi ai "my droogs" di A Clockwork Orange: anche quello di Alex è in qualche modo un comitatus). E comitatus erano i Celeres di Romolo, ma l'istituzione poi si perse nel prosieguo della storia romana.

Il progetto-mondo assolve a più obiettivi, e per la sua versatilità mi sento di consigliarlo a tutti. Per esempio aiuta a distrarsi. Essendo il mondo là in basso, la testa sta qua in alto, molto in alto, che è il luogo migliore per pensare ad altro. Nel quadro delle questioni che abbisognano di distrazione, e in guisa quasi di dettaglio, menziono che ci si risparmia anche la campagna elettorale. Di essa mi sto del tutto disinteressando, e solo percepisco vagamente (perché vaghe sono le impressioni, qua tra le nuvole) un sentimento condiviso di grande speranza. La speranza che all'Italia non cada addosso anche l'asteroide.

Ma non preoccupatevi. Qua in alto, il mio comitatus e io siamo pronti per fermarlo.

sabato 17 febbraio 2018

Astroturfing: not a joke

"On or about September 13, 2017, KAVERZINA wrote in an email to a family member: “We had a slight crisis here at work: the FBI busted our activity (not a joke). So, I got preoccupied with covering tracks together with the colleagues.” KAVERZINA further wrote, “I created all these pictures and posts, and the Americans believed that it was written by their people.”

Il documento di accusa del Special counsel Mueller rimarrà alla storia, al capitolo: la politica ai tempi di Internet.

Justice Department’s special counsel, 16 febbraio 2018.

In Italia si iniziò presto con il, per così chiamarlo, "Internet-based astroturfing". Nel 1996, per opera della campagna elettorale di Prodi (con lui personalmente ignaro, ritengo).

giovedì 15 febbraio 2018

Mendace fatticità

Nell'ultimo mese ho letto due libri tra loro casualmente correlati. Il primo: The Buddhist Tradition in India, China and Japan di William Theodore De Bary.

Trovo certo buddismo a me congeniale. Per esempio l'idea Chan, e poi Zen, che non si deve dire, ma lasciare comprendere intuitivamente, e che affermando qualcosa, in un certo senso la si nega. E' un'idea molto sofisticata e io la pratico da sempre, nel senso che non l'ho mai praticata, insomma, fate un po' voi. Il libro mi ha poi portato a riflettere sul concetto buddista del nulla e dell'irrealtà del cosmo. Che alla fine, per come la vedo io, porta necessariamente a una scelta esistenziale ludica. Se nulla esiste, come trattenersi dal ridere? O almeno, da un sorriso, forse buddista. Ne risulta quell'infanzia (o adolescenza, nei casi più evoluti) infinita che ben conosciamo. Infinita nel senso del Saṃsāra buddista: se ci si trattiene a due passi dal nirvana, a campare si tira per sempre. Non era questo il punto, né tantomeno quell'obiettivo buddista che non ho ancora introiettato, ma pazienza.

Al concetto di irrealtà si collega il secondo libro che ho letto, un classico della letteratura sociologica: The social construction of reality di Thomas Luckman e di Peter Berger. La realtà è una costruzione sociale, per cui la fatticità di quel che ci circonda è una finzione. Sto semplificando per non farla lunga: il libro è affascinante e molto denso.

Si tratta di teorizzazioni che corroborano una certa mia inclinazione. Non ho mai creduto veramente nella realtà della realtà, che nella migliore delle ipotesi è comunque negoziabile. E anche per questo sono un ottimista: penso che, scartando, la realtà si possa sempre prendere di lato. Guardi altrove, lei si distrae, e tu passi.

Ma a volte la realtà scalcia ed è molesta. Non le si deve dar corda, e quando la si incontra ci si deve subito allontanare. Rispettosi, e con un sorriso buddista stampato in faccia. E' per questo che, da ieri, ho deciso di passare le mie giornate a lavorare nella sala lettura di una biblioteca.

martedì 13 febbraio 2018

Birmania



Claudio è andato in Birmania, con un mio amico. E' passato per Doha e per Chiang Mai in Tailandia.


Viaggio in Birmania (con passaggio da Doha).

giovedì 18 gennaio 2018

Garante Privacy



Questa mattina ho partecipato a una tavola rotonda all'Università di Roma Tor Vergata. Moderava Gustavo Piga, ed erano presenti Michele Corradino, Matteo Flora, Alberto Vannucci e io.

Mi sono divertito e ho trovato interessante quel che hanno detto gli altri. Io, per parte mia, ho dichiarato che il Garante per la Privacy è un serio problema per l'Italia e che, di fatto (non giudico certamente le intenzioni), è alleato con la componente più oscurantista all'interno della nostra amministrazione pubblica.

Sarà andare contro i mulini a vento, ma che libertà, e che bel venticello.


domenica 14 gennaio 2018

Della corruzione e delle pene



Sempre per via di questo libro che sto scrivendo con Alberto, ho passato la domenica a fare un bel quadro sinottico. Rappresenta l'evoluzione storica delle pene previste (minima e massima) per il reato di corruzione (e peculato), dal 1887 ad oggi. Ho considerato il Codice Penale Zanardelli del 1889, poi quello Rocco del 1930, e quindi le l. 26.4.1990, n. 86; l. 6.11.2012, n. 190; e infine la l. 27.5.2015, n. 69.

Un lavoraccio, ma è stato divertente. Emerge che le pene sono aumentate nel tempo, soprattutto in seguito alla modifica più recente del 2015. Per uno sguardo rapido, ci si concentri sull'Art. 319, che rappresenta il reato di corruzione per così dire "tipico". Che le pene siano aumentate non è una buona notizia.

Ora vorrei capire l'evoluzione temporale dei termini di prescrizione. Considerando per primo la l. 5.12.2005, n. 251, cosiddetta "ex-Cirielli" ("ex" perché Cirielli, quando la vide uscire deforme da Mamma Repubblica, le tolse la paternità). Finisco qui e inizio subito a guardarci.

Il bello dello scrivere un libro è che ti porta dove vuole lui. E io seguo sempre senza fare alcuna resistenza. E mi distraggo, e anche racconto balle: per esempio oggi non ho solo lavorato, ma anche sono anche andato ai Prati di Mugnano e ho fatto un bel giro. E ci sono andato perché ho sentito la voce del libro che mi diceva: "vacci". E là mentre camminavo pei sentieri ho pensato alla tavola sinottica, ma anche a molto altro, che però mi sono subito dimenticato.

mercoledì 10 gennaio 2018

चक्रचर



"The Collector-general shall employ spies disguised as persons endowed with supernatural power, persons engaged in penance, ascetics, world trotters (chakra-chara), bards, buffoons, mystics (prachchhandaka), astrologers, prophets foretelling the future, persons capable of reading good or bad time, physicians, lunatics, the dumb, the deaf, idiots, the blind, traders, painters, carpenters, musicians, dancers, vintners, and manufacturers of cakes, flesh and cooked rice, and send them abroad into the country for espionage."

The spies shall ascertain the fair or foul dealings of villagers, or of the Superintendents of villages and report the same.

If any person is found to be of foul life (gúdhajívi), a spy who is acquainted with similar avocation shall be let loose upon him.

On acquiring friendship with the suspected person who may be either a judge or a commissioner, the spy may request him that the misfortune in which a friend of the spy is involved may be warded off and that a certain amount of money may be accepted. If the judge accedes to the request, he shall be proclaimed as the receiver of bribes and banished. The same rule shall also apply to commissioners."


(Arthashastra: Book IV, "The Removal of Thorns. CHAPTER IV. SUPPRESSION OF THE WICKED LIVING BY FOUL MEANS.Tradotto dal sanscrito da R. Shamasastry).

Sto leggendo dei brani dall'Arthashastra di Kautilya, per via di questo libro che sto scrivendo con Alberto. E' interessantissimo (l'Arthashastra). Per esempio, prevede la rotazione dei dirigenti, la figura del "whistleblower", e anche le sting operation, realizzate da spie ingaggiate tra le categorie più bizzarre.

Per esempio i चक्रचर, o chakrachara, o "world trotter". Per diventarlo, e lo vorrei tanto, avrò bisogno di una buona reincarnazione. Ma quel termine l'ho anche trovato tradotto come "uno che va in circolo", e se è così mi pare più o meno di esserci, e anche di farci.

La foto è di un chakravartin, o चक्रवर्तिन्, "quello che gira la ruota" - forse, lì, Ashoka.

venerdì 29 dicembre 2017

Colombia



Tanto per chiudere l'anno. In Colombia, in febbraio (con Claudio Caprara) e novembre (per conto mio), ho viaggiato e ho parlato di corruzione (alla Facultad de Ciencias Económicas della Universidad Nadional de Colombia, Bogotá). Qui sotto, mentre scavalco, su per monti e dentro al cassone di un camion, un "paro indígena" tra Popayán e Cali, guidato da un guardia indígena armato di machete. Episodi come questo, dal sapore goliardico, mi rimangono impressi e persino mi portano una dose di ingiustificato orgoglio. Dovrei crescere, maturare, e passare ad altro, ma non riesco.

L'immagine in basso riflette i problemi del processo di pace: una delle tante vicende sulle quali quest'anno ci ho pensato sopra, capendoci credo qualcosa, ma senz'altro solo qualcosa.

Oltre al video in alto (in cui all'inizio appare Francesco Bogliacino), c'è questa breve intervista.

giovedì 28 dicembre 2017

Indie


Si può viaggiare bene con libri che non c'entrano niente. Però in India ho sempre avuto con me libri azzeccati. India: A Million Mutinies Now di Naipaul mi accompagnò nel primo viaggio. La seconda volta che andai, mentre ero in Kerala lessi The God of Small Things di Arundhati Roy. Credo che quei due libri mi abbiano aiutato a capire un po' quel paese.

Arundhati Roy ha tardato venti anni per scrivere un nuovo romanzo, The Ministry of utmost happiness, e io lo stesso tempo ho atteso per tornare in India. E' andata a finire che ci sono rimasto solo due giorni, in India, ma sono comunque stati belli. Là e in aeroporto ho anche letto il suo nuovo romanzo, che è bello e molto duro. Aiuta a capire, anche lui, e in qualche modo si collega al "Million Mutiny" di Naipaul. Scritto quasi trent'anni fa, parlava di Shiv Sena e di nazionalismo Indu, e anticipava quel che poi sarebbe accaduto, e che ora la Roy racconta.

Cambiano i programmi, casualmente si perde e si trova, e per questo mi son trovato a Old Delhi anche se non era nei piani. Lì è ambientato il libro, in un quartiere affollatissimo di stradine che gravitano attorno all'enorme moschea. Le stradine che si vedeno nel video, che è di venerdì scorso e che andrebbe ascoltato a tutto volume, come il rumore dei clacson degli scooter e delle voci.

Sono anche arrivato a Agra e ho visto il Taj Mahal. Ammetto che mi ha colpito per la bellezza, alla quale le fotografie non fanno giustizia. Ammetto, perché di solito questi palazzoni molto turistici cerco di evitarli, a meno che non siano antichità romane - ho un rapporto contrastato con le Grandi Opere, con gli Imperi, e in ultima analisi con il Neolitico e i suoi sviluppi. E infatti evitai Agra quando tanti anni fa vi passai abbastanza da vicino, proprio perché il Taj Mahal non mi interessava.

Quest'anno ho letto davvero molto, dicono le mie statistiche personali di Anobii. Diversi libri a tema per le diverse Indie che ho visitato. Così, Álvaro Mutis, Gabriel Garcia Marquez, Alfredo Molano e Fernando Vallejo nei due viaggi in Colombia. Libri di storia d'"area" in tutti i viaggi, incluso le Filippine. Ho progredito nel mio progetto-mondo, che vorrei continuare anche l'anno prossimo. A volte ho il dubbio che sia un progetto insensato e folle, ma poi sento delle voci in latino che mi rassicurano.

Aggiungo l'ultima foto di una signora che puliva il suolo alla stazione ferroviaria di Agra. Non sono sicuro, ma mi pare che, in modo garbato, simboleggi uno dei tratti dell'India, e delle Indie: la grande disuguaglianza tra chi ha tutto e chi nulla. Dietro si vede un carico di carbone, anche lui a raccontare qualcosa.


mercoledì 27 dicembre 2017

Astronautica inconscia



Tra le tante questioni che seguo c'è l'astronautica. Qualche settimana fa, per esempio, ai miei studenti del corso in "economia dei media" ho spiegato i diversi tipi di orbite geocentriche. Ho anche accennato all'orbita eliosincrona, quella dei satelliti spia, che trovo sia un'idea furbissima. Davvero con l'economia dei media l'orbita eliosincrona non c'entra nulla, ma mi è parso che un criterio di completezza giustificasse la digressione nella digressione, all'interno dell'altra grande digressione che è il corso stesso, iscritto poi nella digressione ulteriore che sono io.

Quel corso forse per me rappresenta una scusa per trattare temi bizzarri. Temo di avervi costruito attorno una specie di razionalizzazione - il cosiddetto "programma" - tra una serie di collegamenti del tutto gratuiti che, strumentalmente, mi permettono di perseguire un obiettivo occulto e quasi inconscio: parlare di questioni che mi incuriosiscono. Ne sto prendendo coscienza, e valga la presente nota come un passo in un percorso di emersione dell'inconscio.

Si noti inoltre che stan per spedire in orbita una Tesla. Space-X sta facendo grandi cose, e poi ho scoperto questo bel sito che, tra l'altro, ha un archivio di tutti i lanci, dallo Sputnik in poi: Gunter's Space Page.

martedì 19 dicembre 2017

Compte rendu



Nella nostra bellissima biblioteca di Dipartimento è emerso questo libro.



A pagina 98 si rende conto dell'"argenterie, menus-plaisirs et garde-robe du roi".

Apprendo che secondo un'antica accezione, argenterie significa anche chez le Roi, un fonds qui se fait tous les ans pour certaines dépenses extraordinaires".



A poco più di un anno dalla presa della Bastiglia, il Re di Francia spendeva in comédiens italiani solo la metà di quel che non pagasse i francesi, e una frazione di quanto non stornasse per la Musique de la Chapelle.

Mi rendo conto di esser vittima di una deriva che mi porta a leggere in senso teleologico la storia, e anzi, quasi, qualsiasi accidente quotidiano. Ma qui c'è un chiaro segnale.

sabato 9 dicembre 2017

Прощание с горами



В суету городов и в потоки машин
Возвращаемся мы — просто некуда деться!
И спускаемся вниз с покорённых вершин,
Оставляя в горах,
оставляя в горах своё сердце.

Так оставьте ненужные споры —
Я себе уже всё доказал:
Лучше гор могут быть только горы,
На которых ещё не бывал,
На которых ещё не бывал.

Кто захочет в беде оставаться один?!
Кто захочет уйти, зову сердца не внемля?!
Но спускаемся мы с покорённых вершин...
Что же делать —
и боги спускались на землю.

Так оставьте ненужные споры —
Я себе уже всё доказал:
Лучше гор могут быть только горы,
На которых ещё не бывал,
На которых ещё не бывал.

Сколько слов и надежд, сколько песен и тем
Горы будят у нас — и зовут нас остаться!
Но спускаемся мы (кто — на год, кто — совсем),
Потому что всегда,
потому что всегда мы должны возвращаться.

Так оставьте ненужные споры —
Я себе уже всё доказал:
Лучше гор могут быть только горы,
На которых ещё не бывал,
На которых никто не бывал!

(Высоцкий)

venerdì 8 dicembre 2017

Consigli pei regali


Mi è arrivato "Vita di mafia", di Federico Varese. Lo leggerà appena possibile, e questa copia la regalerò. Di solito non regalo libri che non ho letto, ma di Federico lessi The Russian Mafia e Mafia on the move (del quale anche scrissi una recensione) e so che non sbaglio.

Ho sfogliato l'introduzione e i ringraziamenti, e Federico si dimostra per quell'intellettuale all'antica che è, e valga come complimento. Dedica il libro alla "memoria di due persone legate alla mia città natale e ai miei primi anni, Claudio Varese e Giorgio Bassani. Entrambi sono stati parte della mia vita, in modi e forme diverse, e mi hanno insegnato che la cultura è l'antitesi dell'ingiustizia, che lo studio e la scrittura hanno senso solo se sfidano il potere, se si mettono al servizio della verità e dei più deboli".

Così, c'è una pista sottile, fatta di riferimenti, di rapporti magari distanti, e di letture; c'è un sentiero, tenue, che si tenta di seguire, forse non riuscendovi.