venerdì 2 gennaio 2026

Nel 2025


Nel 2025 sono stato in Azerbajan dove anche i grattacieli li han fatti perché ricordino il petrolio. Sono le "Flame Towers". Sono sempre più contrario a questo tipo di architettura.


I soldi del petrolio sono importanti e permettono di costruire. Questo è il Heydar Aliyev Center. Architetto, Zaha Hadid, che ha fatto pessime opere in giro per il mondo (è morta dieci anni fa ma è rimasto il marchio). Tutta l'architettura è serva del potere, ma certa architettura lo è di più.


Inoltre in Azerbajan ci sono tanti tubi.


Ma tanti.


Dappertutto, in giro per l'Azerbajian, si vedeno cartelli per ricordare i soldati moti nella guerra recente con l'Armenia.


La poesia delle tuberie (encore)


Le marshutke. In generale, l'Azerbajan è un Paese molto interessante.


Mi piace attraversare i confini terrestri. Passaporto per uscire, cammini un po' nella terra di nessuno, e rimostri il passaporto per entrare. Due timbri. Marshutka per arrivare, dall'Azerbajan, taxi raffazzonato per addentrarsi in Georgia. Chiacchere in russo con l'autista: famiglia, figli... Quando ci sono stato io, in aprile, la frontiera poteva essere attraversata solo in una direzione (l'Azerbajan aveva bloccato gli ingressi terrestri al tempo del Covid). Non so se in questi mesi sia cambiato qualcosa.


Dovrei chiederlo a chi mi ha dato il passaggio sino a Sighnaghi.

Della Georgia mi è piaciuta molto Kutaisi e la sua zona, dove non ero mai stato.


Non solamente per i tubi.


Non solo per via di questo frate gentilissimo, che mi ha accolto in un monastero perso in mezzo a un bosco, rifocillato, e dissetato con una specie di grappa la mattina che mi è risultato impossibile rifiutare.


Non solo per questi due signori, apparentemente indecisi a quale gioco giocare, vicini alla ferrovia.


Ferrovia che si percorre a piedi, per tornare a Kutaisi, tanto i treni non ci sono più.

Non solo per questo mi è piaciuta Kutaisi, ma per un insieme di cose.

Se poi vi capiterà di andare alle antiche terme di Tskhaltubo, forse all'ingresso di uno dei tanti alberghi abbandonati, signore e signora reduci della diaspora dell'Abkazia saranno ancora lì.

A giocare a backgammon in attesa che arrivi qualcuno a cui far visitare l'antico albergo di epoca stalinista. Ancora lì, rifugiati nella stanze di quell'albergo abbandonato.

In giugno, dal Lago di Braies sino a sopra Belluno ho percorso gran parte dell'Alta Via n. 1 (ne avevo scritto)


Ho foto simili, io semi-immerso mentre faccio "ommmm...", in diversi laghetti. Non v'è nulla di mistico: solo servono per stabilire una certa costanza nelle cose e nel fluire del tempo. Questo è il lago di Coldai, a 2143 metri di quota. L'acqua era molto fredda.

Di passaggio, vorrei ricordare il 14 giugno.



Quando in bicicletta, sui colli di Monte Poggiolo sopra Forlì, ho seguito un trattore lungo una discesa molto ripida e impervia. Bei momenti.

All'inizio di luglio sono andato in Tailandia, a Chang Mai, dove erao già stato anni fa.


Non ho visto molti tubi, ma certo abbondavano i fili della luce.


A Chiang Mai mi hanno dato un premio per un libro che ho scritto. Portarsi il premio, una pesante lastra di vetro, dentro lo zainetto per tutto il viaggio che è seguito è stato sfidante.


Poi la ruota gira sempre, e così sono arrivato in Corea (del sud).


Gran bel Paese.


Questa è la cima dell'isola di Yeongdo, che è collegata con un ponte alla città di Busan. Parte di "Pachinko", un romanzo che consiglio, e ambientata qui. Mi hanno detto che dal romanzo hanno fatto una serie che si vede su Netflix. Io non guardo serie, o film al computer, ma può essere che voi sì.


Questi ragazzi, in riva all'isola di Yeongdo che ho percorso tutta a piedi, mi hanno offerto del pesce che avevano appena cucinato. Gli ho chiesto di guardare le mie cose mentre facevo il bagno, con vista petroliera al largo. In generale ho fiducia negli sconosciuti, e se mi offrono da mangiare ho fiducia sconfinata.

In Corea ho camminato molto. Come faccio dappertutto, ma ancora di più. Ho camminato tutt'attorno al centro di Seoul, per esempio. Un cerchio di 25 chilometri in salita e discesa, in buona parte in mezzo al bosco. Era il 12 luglio e faceva un gran caldo.


Dall'alto, grandi viste di Seoul. E' molto bella la Corea.

Ho proseguito per il Giappone. Anche lì faceva molto caldo.


Che cosa notare? I cessi digitali, naturalmente. Ma si trovano ormai in gran parte dell'Asia orientale. Ma chi li ha inventati? I giapponesi, no?


Questa è Osaka di notte. Parte del romanzo Pachinko (vedi sopra) si svolge qui, durante la guerra.


Poi ho proseguito per Kioto, ma non ho avuto troppo tempo per visitare la città. Solo un po'.


Quest'albero è un po' il simbolo dell'università di Kioto.


Il treno per Tokio. Va più piano dei treni veloci cinesi, sia detto.


Di Tokio si potrebbero dire molte cose, per cui taccio.


Dico solo che somiglia molto a Parigi (parto sempre con buoni propositi ma poi invitabilmente sbraco). 
Da Tokio sono tornato in Italia. Agosto di passa a Bologna, per mia regola.


O poco distante. Questo è il crinale sopra Pistoia. Ne ho già scritto qui (in giugno: ci vado e ci ritorno, sul crinale, perché è molto bello).

A fine agosto ho trascorso pochi giorni a Salonicco.


E' stato un anno terribile.


Le mura in Grecia sono spesso interessanti.


Anche i mercati.


A Salonicco ero per lavoro, ma più tardi, a Tilos (a nord di Rodi), no. Ho letto però dei bei libri, in un certo senso per lavoro. La distinzione lavoro/svago non mi è chiara.


Qui sono a Roma, il 2 ottobre, e più precisamente in Via di Donna Olimpia. Questo edificio me lo fece scoprire Claudio anni fa.


Mi piace ricordare ancora una volta, dalle parti di Monte Poggiolo sopra Forlì, il cuore nel campo, che resiste.

In ottobre sono andato a Quito.



Di suo è sui 3000 metri. Qui la città si vede dall'altro, a quota 4000.


Quito mi è piaciuta molto. Anche qui ero per lavoro. 

Qui sono al fianco del rettore dell'Università UTE e del nostro ambasciatore in Ecuador. Tanto per dire che ho una vita parallela in giacca e cravatta, e che se ne tenga conto insomma.

Nel 2025 ho fatto belle letture. Libri di storia dei Paesi che ho visitato, come sempre quando viaggio. Per Azerbajan e Georgia, ho riletto il bel "The ghost of freedom" di Charles King. Ho fatto del mio meglio per cercare di capire qualcosa soprattutto dei luoghi dove non ero mai stato. Mi sono impegnato.
Ho poi letto diversi libri legati al marxismo. "I quaderni di Gramsci", che mi hanno tenuto occupato a lungo. La vecchia biografia di Marx di Isaac Berlin, e poi quella del secondo Marx di Marcello Musto. "I bastardi di Hayek" di Slobodian, e un bel libro sul pensiero di Gramsci "nel mondo" curato da Roberto Dainotto e Fredric Jameson. Ho poi letto History, power, ideology di Donham Donald, e di Eric Wolfe, Europe and the People Without History, e Idéologie et appareils idéologiques d’État di Althusser. Quest'ultimo, perché vorrei farmi un'idea migliore sul tema delle ideologie, che mi pare sia molto importante. 
Un bel saggio sui narco in Messico di Gillermo Trejo (che ho conosciuto nel mio viaggio in Ecuador) e Sandra Ley. Mi sta tenendo impegnato la biografia di Den Xiaoping di Ezra Vogel. E altro ancora, ma  queste sono state le letture più interessanti.

Di narativa (confesso, poca), ho letto il citato Pachinko di Min Jin Lee. Poi ho scoperto Lu Xun, che chi vuol tentare di capire qualche cosa di Cina deve leggere (e anche solo chi ama i bei racconti, dal "diario di un matto" a "la vera storia di Ah Q"). E tutto questo che ho scritto e riportato serva per tenere una traccia, perché, senza, sarebbe ancor di più un andare allo sbaraglio.

Nessun commento:

Posta un commento