domenica 11 giugno 2017

Lo Zen e l'arte dell'anticorruzione



E' la mia "dacia", il Rifugio di Porta Franca, dove ormai ho un letto fisso. Prospicente vi è un ampio giardino, di svariate migliaia di ettari di bosco. E' anche ufficio per incontri di lavoro: ieri ho accolto Alberto Vannucci alla stazione di Pracchia, perché dovevamo discutere il libro che scriveremo insieme. Il titolo c'è già: "Lo Zen e l'arte dell'anticorruzione". La mia dacia è comoda ai trasporti: dalla stazione di Pracchia, ci sono soltanto mille metri di dislivello, e appena dieci chilometri a piedi.



Il rifugio ha un'aia con qualche sdraio, per i momenti di riposo e riflessione.



C'è una volpe quasi addomesticata, che ci si divide con il Rifugio del Montanaro, non distante. Le piace la pasta e la polenta. Le piace qualsiasi cosa. Le piacque anche il cordino della mia tenda, che mi tranciò di netto, la stronza.



Dopo cena con Alberto abbiamo scalato il poggio sovrastante il rifugio. E' stato un momento di intenso bromance sul quale conviene che non mi dilunghi.



C'era la consapevolezza della solennità del momento: l'inizio di un'impresa, che dico, di un libro! Così ci siamo profusi in gesti simbolici e beneauguranti. Qui, stamattina, dopo la colazione e prima di partire.



Il crinalino sopra il rifugio.



Scendendo dalla "Donna morta", la vista del Corno. E' stata una bella giornata.



Superato Monteacuto, siamo arrivati alla Madonna del Faggio. Ci siamo spinti sino al luogo dell'apparizione della Madonna, perché sentivamo che la nostra impresa necessitava anche di una benedizione mainstream.



Per produrre un libro ci vogliono gli "input intrermedi". Abbiamo iniziato a contattare i fornitori.



Soprattutto, per lo Zen, ci vuole il karma e la meditazione. Questo è Alberto.



E questo sono io.

Una camminata e niente di più (qui il percorso), con arrivo a Porretta Terme. Ci siamo chiariti le idee, e abbiamo preso decisioni riguardo alla struttura del libro. Avrà tre sezioni - la corruzione, l'anticorruzione, lo Zen.

E poi abbiamo deciso di scrivere le nostre intenzioni in pubblico, qui, perché non ci venga l'idea di cambiare idea. Perché sui libri c'è una certezza: scriverli richiede sempre più fatica, e tempo, di quel che metti in preventivo all'inizio. Ma noi non ci preoccupiamo, per via dello Zen, che se capisco bene, in fondo in fondo significa: pensa ad altro e non preoccuparti.

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