mercoledì 26 giugno 2019

Università di Ferrara, e i suoi prof di scarso valore

(Parla di questo post: Effetto Streisand: arrivano i rinforzi. Di Sylvie Coyaud, 26 giugno 2019)

(3 luglio 2019: La risposta del Rettore dell'università di Ferrara e la mia replica)

Fatico a portare rispetto ai professori dell'Università di Ferrara - almeno agli "ordinari" tra loro - che dan per scontato il privilegio dell'"inamovibilità" di cui godono, e fingono di ignorare i tragici motivi storici che portarono ad essa: per renderli liberi di dire "no".

Fatico a portare loro rispetto, osservando il silenzio che avvolge la vicenda del loro Rettore, il Prof. Giorgio Zauli, accusato da un noto whistleblower di gravissime violazioni dell'etica della ricerca scientifica. Accuse che, se vere, dovrebbero portare alle sue dimissioni immediate. E se false, richiederebbero solidarietà, e difesa della propria Università ingiustamente insultata.

Fatico a portare rispetto a questi professori, che non han detto nulla - pare - per contrastare il silenzio dell'Università, che si sarebbe rifiutata di render noto a un giornalista l'esito dei lavori della commissione chiamata a valutare quelle accuse.

E che non han mosso un dito per chiarire se sia vero, come è stato denunciato, che almeno un membro di detta commissione si trovi in conflitto di interessi.

Questi professori di scarso valore godono di privilegi che pochi hanno in Italia, e non restituiscono nulla.

Per conoscenza, queste righe sono segnalate al Responsabile Anticorruzione dell'Università di Ferrara. Aspettando l'esito della richiesta accesso agli atti che qualcuno avrebbe presentato.

Post scriptum, 26/06, ore: 12:06: Mi segnalano che il coautore del rettore Zauli, membro della commissione, rinunciò a partecipare ai lavori della medesima, successivamente alla segnalazione del caso da parte di Sylvie Coyaud (si veda il riferimento qui sotto).


Note

  • Le accuse: Flawed cytometry of Rector Giorgio Zauli, di Leonid Schneider, "For Better Science". 15 maggio 2018.

  • Cosa è accaduto in seguito, secondo "Estense": L’Università chiamata a decidere sul comportamento etico del suo rettore, di Daniele Oppo, 6 giugno 2018.

  • L'origine storica dei nostri privilegi. In buona sostanza, la firma di fedeltà al fascismo del '31, quasi unanime, e poi la cacciata dei professori ebrei in seguito alle leggi razziali. "Nel dibattito che si ebbe in Costituente, rientrò l’emendamento Leone/Bettiol, che intendeva sancire in Costituzione l’inamovibilità dei professori, e che però si ritiene “assorbito” nel testo attuale (si veda il commento di Umberto Izzo). E così nel Decreto Presidente Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, si legge all’Art. 7.: “Ai professori universitari è garantita libertà di insegnamento e di ricerca scientifica”, all’Art. 8, “I professori ordinari sono inamovibili e non sono tenuti a prestare giuramento”.
    (Dalla Lectio Magistralis che ho tenuto all'Università Ca' Foscari il 4 giugno 2019).

  • Perché la vicenda riguarda il Responsabile Anticorruzione dell'università di Ferrara. In base ai suoi doveri stabiliti alla legge - per esempio, circa le violazioni del Codice etico d'Ateneo, e considerando la definizione di corruzione fornita dall'Autorità Nazionale Anticorruzione, secondo la quale (PNA 2012, p. 13): " “Le situazioni rilevanti sono più ampie della fattispecie penalistica (...) e sono tali da comprendere (...) anche le situazioni in cui – a prescindere dalla rilevanza penale - venga in evidenza un malfunzionamento dell’amministrazione a causa dell’uso a fini privati delle funzioni attribuite ovvero l’inquinamento dell’azione amministrativa ‘ab externo’, sia che tale azione abbia successo sia nel caso in cui rimanga a livello di tentativo”.

  • Sulla presenza di un conflitto di interessi, si veda l'intervento della giornalista Sylvie Coyaud.

  • Perché la questione del conflitto di interessi, e in generale del modo in cui si indagano i casi di presunta violazione dell'etica della ricerca scientifica, è importante: perché il conflitto di interessi e l'opacità delle procedure spesso han permesso di farla franca. Si veda per esempio il caso di un laboratorio di ricerca su una grave malattia genetica rara presso l'Università di Bologna (finanziato anche da Telethon), con uno o più esperimenti basati su campione "di soli 5/6 animali [omissis] nel 2016 e confrontati con esperimenti su topi di controllo condotti nel 2015" (da un documento riservato dell'Università di Bologna).

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