giovedì 3 aprile 2008

Dagli spalti, con le idee chiare, a Waterloo




Voi segnerete, come fece Napoleone, a Waterloo


Una volta una persona  mi disse: "In Italia ci sono solo due culture organizzative: quella dell'esercito, e quella della chiesa".


D'accordo, l'incapacità di creare organizzazioni guidate con uno stile di leadership maturo e partecipativo, per esempio, è un grande limite per il paese.


Guardando il video di questo manager Telecom Italia, mi rendo conto che che anche su questo dovro' pensarci sopra. Forse meglio non avventurarsi in luoghi non familiari. Come la forestiera Waterloo, dove Napoleone segnò, e dagli spalti lo applaudirono, a Waterloo.


ps. Youtube ha tolto il video. Per il momento, è ancora qui.

5 commenti:

  1. Ma vuoi mettere la grandezza di Napoleone a Waterloo con l'immensità e dico IMMENSITA' del capolavoro strategico di Hitler a Stalingrado? E andando a scavare nel passato un po' meno recente vorrei ricordare come le hanno suonate un po' a tutti i lanzichenecchi svizzeri a Marignano.
    Ma come non elencare anche la splendida vittoria di Occhetto e della gioiosa macchina da guerra. Mi ricordo ancora di come l'abbiamo fatto nero al Berlusca.

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  2. Ma vuoi mettere la grandezza di Napoleone a Waterloo con l'immensità e dico IMMENSITA' del capolavoro strategico di Hitler a Stalingrado? E andando a scavare nel passato un po' meno recente vorrei ricordare come le hanno suonate un po' a tutti i lanzichenecchi svizzeri a Marignano.
    Ma come non elencare anche la splendida vittoria di Occhetto e della gioiosa macchina da guerra. Mi ricordo ancora di come l'abbiamo fatto nero al Berlusca.

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  3. utente anonimo3 aprile 2008 18:25

    Propongo un comitato per un'attenta rilettura di Caporetto. d*

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  4. utente anonimo5 aprile 2008 10:36

    Comunque, visto che il signore lì sopra guadagna 844'000 euro l'anno, forse possiamo dedurne che il fatto che a Waterloo Napoleone abbia trionfato meno abbia un'importanza molto relativa in termini monetari. Sentiamo l'economista che ne pensa.

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  5. l'economista pensa che i soldi non fanno la felicità

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