mercoledì 6 novembre 2019

Rapaz


Che gustoso, in Brasile, in portoghese, "rapaz" per dire ragazzo.

ra·paz substantivo masculino
1. Criança do sexo masculino; menino.
2. Homem entre a infância e a adolescência; garoto; moço. adjectivo de dois géneros
3. Rapace.
"rapaz", in Dicionário Priberam da Língua Portuguesa.

E così anche in asturiano (ma apparentemente non in galiziano).

Dal latino rapiō (“I grab”) +‎ -āx (“inclined to”).

E c'era la XXI legione che si chiamava "Rapax" (Legio vigesima prima rapax). Fondata nel 31 a.c. da Augusto, dopo Teotoburgo fu inviata di rinforzo di là dal Reno, e nell'anno dei 4 imperatori sostenne Vitellio. Nel 92 fece una brutta fine, dalle parti del basso Danubio, distrutta dai sarmati( Legio XXI Rapax, Wikipedia).

Uno inizia dal Brasile e senza accorgersene finisce quasi sul Mar nero. Controllare le nostre vite è così difficile. Bella la moneta con l'effige della legione, però.

venerdì 1 novembre 2019

Chiosa a Marattin vs. The Internet



Sto leggendo l'ultimo libro di Thomas Piketty, che è molto interessante. Argomenta tra l'altro che le forze politiche social-democratiche non si sono rinnovate e anche per questo si son trasformate nel partito dei laureati e dei ricchi, non più dei lavoratori. Il rischio è che il confronto politico si abbia tra diverse forze di destra: da una parte i liberisti tecnocrati (a la Macron), e dall'altra formazioni populiste e "identitarie", o peggio.

L'On. Luigi Marattin (ex PD, ora Italia Viva) fu un mio studente e ieri su twitter ho scherzato sulla sua proposta di vincolare l'accesso ai social network alla presentazione di un documento di identità. Provo affetto verso i miei ex-studenti, che come minimo hanno avuto il merito di sopportarmi. Però l'ignoranza di Marattin circa le basi di che cosa sia Internet, e riguardo a un problema - l'odio in rete - complesso e ampiamente discusso a un livello ben diverso (si veda per esempio qui) mi ricorda la conversazione che ho avuto con una politologa e amica statunitense, la settimana scorsa a pranzo.

Mi ha chiesto della situazione politica in Italia e le ho risposto che mi sento più preparato a parlare della politica americana, russa, o del Brasile. Guardo fuori dai confini e per non deprimermi leggo poco di quel che riguarda l'Italia, e anzi l'ho minacciata che se avesse insistito, come ritorsione le avrei parlato di Trump.

Alla fine un po' ho ceduto. A mio avviso, le ho detto, da tempo è in opera un meccanismo di "selezione avversa", come direbbero gli economisti: i bravi si tengono fuori dalla politica, e a vincere, al massimo, sono i furbi. E la legge elettorale attuale, anch'essa figlia dei tempi, non premia certo l'indipendenza di giudizio, ma l'opportunismo più sfrenato. Con le dovute eccezioni, che ci sono.

Citavo il caso dell'europarlamentare Elisabetta Gualmini (PD), professoressa all'Università di Bologna anche lei (come Marattin, che è ricercatore) e che prima delle elezioni europee ha spedito un email di propaganda elettorale dal suo indirizzo istituzionale a circa seimila persone, violando oltre il buon senso non so quante regole e chissà se leggi. Apparentemente stordita da un'ignoranza abissale, successivamente ha dichiarato, in buona sostanza, di ritenere di aver ragione.

Luigi Marattin e Elisabetta Gualmini sono tutto men che persone stupide (al contrario) e ritenere che siano dei miracolati della "selezione avversa" sarebbe ingeneroso. Ma le dimensioni delle qualità umane sono molteplici, e il Paese dispone di molte persone, magari non plurilaureate, che prima di commettere tali passi falsi avrebbero mostrato l'umile intelligenza di informarsi e di farsi consigliare.

E la domanda che aleggiava nel corso della chiacchierata con la mia amica americana è un po' la seguente: in quale misura al fallimento dei partiti socialdemocratici europei - o più concretamente, dell'italiano PD - di cui scrive Piketty può aver contribuito un progressivo deteriorarsi dei meccanismi di selezione della classe politica, che ha portato a promuovere persone non necessariamente stupide, ma spesso pericolosamente supponenti e arroganti? Vi è stato, insomma, un qualche tipo di circolo vizioso, in cui il fallimento ha impoverito i meccanismi di selezione e promozione, e un tale impoverimento ha progressivamente reso più inevitabile il fallimento?

Domanda aperta, e da maneggiare con cura, perché il "noi" (gente pulita) contro il "loro" (classe politica mediocre e corrotta) è un segno distintivo dei populismi, e personalmente desidero mantenermene alla larga.

martedì 29 ottobre 2019

Paraculo: è sprezzatura?



Stavo cercando di spiegare a un'amica americana il significato del termine "paraculo". Ho trovato questa definizione:

"Paraculo: f. -a; pl.m. -i, f. -e (volg.) si dice di persona furba e opportunista, abile nel fare il proprio interesse senza darlo a vedere" (diverse fonti).

Il "senza darlo a vedere" l'ho evidenziato io, perché l'aspetto di dissimulazione mi pare importante.

L'arte della dissimulazione è al centro del concetto di sprezzatura, di cui riporto la definizione classica che ne dà Baldassarre Castiglione ne "il Cortegiano (1528):

""Trovo una regula universalissima, la qual mi par valer circa questo in tutte le cose umane che si facciano o dicano più che alcun altra: e cioè fuggir quanto più si po, e come un asperissimo e pericoloso scoglio, la affettazione; e, per dir forse una nova parola, usar in ogni cosa una certa sprezzatura, che nasconda l’arte e dimostri ciò, che si fa e dice, venir fatto senza fatica e quasi senza pensarvi…

Da questo credo io che derivi assai la grazia: perché delle cose rare e ben fatte ognun sa la difficultà, onde in esse la facilità genera grandissima maraviglia; e per lo contrario il sforzare e, come si dice, tirar per i capegli dà somma disgrazia e fa estimar poco ogni cosa, per grande ch’ella si sia. Però si po dire quella essere vera arte, che non pare essere arte; né più in altro si ha da poner studio che nella nasconderla: perché, se è scoperta, leva in tutto il credito e fa l’omo poco estimato»


Il dubbio che mi è sorto è il seguente. Che quest'idea della dissimulazione sia da noi rimasta, almeno in filigrana, in più di un nostro modo di "essere italiani". Nel perseguire certi obiettivi senza darlo a vedere, perché sarebbe "inelegante"; e quando ci si occupa di qualcosa, in qualche modo nel fingere di pensare ad altro. Forse nel pensare veramente ad altro: perché la vera sprezzatura non può che essere perfettamente introiettata.

Il dubbio mio, insomma, è che della nobile e rinascimentale sprezzatura qualcosa sia rimasto: almeno nell'italica paraculaggine, e chissà se in altro ancora.

Commenti benvenuti - anche se dissimulati e pensando ad altro.

lunedì 28 ottobre 2019

Man shot, killed at DeKalb Burger King after fight



Questo è il Burger King dove lavorai io per tutto un inverno.

Man shot, killed at DeKalb Burger King after fight; suspect in custody, By Raisa HabershamJohn Spink, The Atlanta Journal-Constitution, 8 maggio 2017.

domenica 27 ottobre 2019

Non dire che sei italiano



La settimana scorsa, a cena da Nicola e Chiara, ho rivisto Marco dopo tanto tempo.

Si è parlato anche di sport e Marco ci ha riferito che tutte le settimane gioca a calcio, perché gli piace.

Quasi casualmente sono incappato in un breve video di qualche anno fa. Eravamo a Cuzco, in Perù.


martedì 22 ottobre 2019

¡Lea esa vaina, carajo, para que aprenda!



¡Lea esa vaina, carajo, para que aprenda!

Così disse Álvaro Mutis, salite le sette rampe di scale che lo portavano all'abitazione di un giovane Gabriel García Márquez, allora a Città del Messico, mentre gli consegnava il Pedro Paramo di Juan Rulfo.

Ieri ho ascoltato un lungo podcast della radio pubblica spagnola su Rulfo (nella foto, "en el nevado de Toluca", non lontano da Città del Messico), che in sua vita fu tante cose a piccole dosi. Pubblicò tre libri, fu fotografo e si occupò di cinema d'avanguardia.

Lessi il Pedro Paramo tanti anni fa e vorrei rileggerlo.

"¡Lea esa vaina, carajo, para que aprenda!", di Alba Díaz, El Mundo, 28 febbraio 2018.

lunedì 21 ottobre 2019

Trauma in Cile



Su un terrazzo di Valparaíso c'eran due musicisti.

In certi paesi il Trauma quasi si respira. Trauma con la maiuscola: ricordi troppo recenti di violazioni dei diritti umani, di violazioni di un popolo, da parte di dittature feroci o di eserciti. In Cambogia e nell'ex-Yugoslavia per esempio. Stranamente, non lo notai in Vietnam, paese forse troppo occupato a guardare avanti. E la Russia è un'altra storia, troppo stratificata e complessa.

Su quanto sta accadendo in Cile leggo i commenti di Carolina, che mi ospitò nel suo B&B di Valparaíso. Città con un sindaco giovane, Jorge Sharp, e alla testa di una coalizione progressista.

Si respirava un'aria quasi irreale, in Cile, ed è bastato l'aumento del biglietto della metropolitana per far rilasciare la tensione come una molla.

Anche la sede del El Mercurio di Valparaíso è andata in fiamme. Ricordo, è il quotidiano più antico del Cile, e tra i più antichi del mondo.

Il Cile "caso di successo": certamente per la minoranza che vi possiede quasi tutto, ma non per quelli a cui capita di dover prendere la metropolitana.

Saqueron e incendiaron El Mercurio, el diario más antiguo de Chile, El Periódico/Agencias. Valparaíso - Domingo, 20/10/2019 - 05:23

lunedì 14 ottobre 2019

Tra le righe dell'Università di Ferrara

Niente da fare: altro diniego alla richiesta di accesso civico appena giunto a Daniele Oppo e a "Estense.com".

Ma nel testo vi si legge una cosetta non da poco:

"Le ricerche di cui trattasi, risalenti agli anni 1998 - 2009..."

Fermi tutti. Il 15 maggio 2018 Leonid Schneider indicò chiaramente (*) alla Commissione etica dell'università di Ferrara tutte le pubblicazioni di Zauli segnalate da Pubpeer:

https://pubpeer.com/search?q=zauli

Attualmente, ne sono elencate 42; allora, erano oltre 30. Tra queste vi sono diverse pubblicazioni successive al 2009.

Ma solo un professore dell'Università di Ferrara può sollevare un caso presso la Commissione etica, e così lo fece l'interessato stesso, il Prof. Zauli (avrebbe potuto agire la Commissione etica stessa, allora presieduta dal Prof. Andrea Pugiotto, ma il coraggio non è di casa in riva al Po).

Cosa significa l'ammissione odierna dell'Università di Ferrara, che Zauli alla Commissione etica comunicò solo alcune delle sue oltre 30 pubblicazioni allora segnalate su Pubpeer? Quali si, e quali no?

Tempo fa lo chiesi per iscritto al dott. Giuseppe Galvan (resp. anticorruzione dell'Università di Ferrara) e non mi rispose. Trovo affascinante il modo in cui questo dirigente interpreta il suo ruolo, che include responsabilità importanti per quanto riguarda i conflitti di interesse.


(*) Pubblico col permesso di Leonid Schneider:

From: Leonid Schneider <[indirizzo email omesso]>
Date: Tue, 15 May 2018, 09:58
Subject: Dati manipolati dentro pubblicazioni di Rettore Zauli
To:


Buon giorno
Io sono un giornalista indipendente con specialità di etica di ricerca.
Questo e' il nuovo articolo da oggi su la mia pagina, For Better Science:
https://forbetterscience.com/2018/05/15/flawed-cytometry-of-rector-giorgio-zauli/
Adesso rapporto che ci sono tanti dati gravissimo manipolati dentro
pubblicazioni di Giorgio Zauli e Paola Secchiero. In particolarmente,
dati di FACS e di Western blot.
https://pubpeer.com/search?q=zauli
Per favore, contattarsi mi se avete bisogno più informazione o spiegazione.
Auguri e salve
--


Correzione, 14/10/2019, ore 19:07: il testo indicava la presenza di 43 pubblicazioni segnalate da Pubpeer. In realtà, apprendo che l'ultima pare essere stata aggiunta per errore. Si riporta ora che le pubblicazioni del Prof. Zauli segnalate sono solo 42.

lunedì 7 ottobre 2019

Statistiche estreme



Statistiche estreme ho scoperto col mio orologio. Negli ultimi 365 giorni ho corso per 102 ore. Più di 900 km: se fossi partito da Bologna sarei arrivato alla periferia nord di Francoforte. E dato che corro in collina, in un anno ho scalato quasi due Everest.

Ho poi nuotato 166 ore. Considerato che fendo l'acqua a una velocità di tre km all'ora abbondanti, equivalgono poniamo a 530 km. Immaginando che alla corsia d'emergenza dell'Autosole sostituiscano una bel budellone di vasca (sarebbe ora), partendo dalla Piscina olimpionica dello Stadio (nuovo svincolo: da fare) significa arrivare a Caserta a nuoto.

Non so quanto ho camminato, perché non è poi che io stia lì a contare tutto.

Correndo, nuotando e camminando si mantiene una buona salute non fisica, ma mentale. Se non lo facessi, penso, mi si incontrerebbe per le vie del centro con la barba lunga mentre parlo, urlo, da solo. Così, invece, e dovendo anche lavorare, proprio non ho il tempo di andare in centro.

sabato 5 ottobre 2019

Free Nelson Mandela



"Comrades, welcome to Hide Park, and to the Free Nelson Mandela Rally". Così iniziò e ovviamente io c'ero: Forrest Gump mai manca agli appuntamenti con la storia.



E c'erano i Simple Minds, Jonas Gwanga, l'arcivesvovo Desmond Tutu...



Era il 17 luglio del 1988. Il volantino della manifestazione da allora serve da segnalibro al VII volume dei "collected writings" di J. M. Keynes (uno a caso) che avevo comprato pochi giorni prima.



Continuando a ritroso: arrivai a Londra perché una prof di madrelingua inglese, che doveva accompagnare un gruppo di diciasettenni romagnoli, ebbe un imprevisto all'ultimo minuto. Con poche ore di preavviso chiesero a me di sostituirla e d'istinto risposi si (d'istinto rispondo sempre si). Insegnai inglese in Inghilterra, e fu una specie di terapia contro la sindrome dell'impostore.

PS: Ecco il manifesto: in rete c'è tutto.



domenica 29 settembre 2019

Lo Zen e l'arte della lotta alla corruzione



Passo la vita a cercare di colmare un'enorme ignoranza che mi attanaglia e quasi non mi lascia respiro. Per esempio, non sapevo che esistesse un piccolo paese che si chiama Gazoldo degli Ippoliti, situato a una ventina di chilometri da Mantova. E là ho appreso, grazie a gentilissimi ospiti, che vi si trova la sede della Marcegaglia. Neppure conoscevo la vicenda del suo fondatore, Steno Marcegaglia. Una di quelle storie del boom economico, e dei grandi italiani che lo fecero - alcuni noti e arricchitisi, come lui, altri ignoti e magari rimasti con quel che avevano, ma grandi anche loro.

Ero con Alberto Vannucci, autore insieme a me del libro che abbiamo presentato, e Duccio Facchini, Direttore di Altreconomia. Ho conosciuto il sindaco, Nicola Leoni, che è un tipo simpatico, e altri amministratori. L'occasione è stata la quinta edizione di Raccontiamoci le mafie, organizzata dal Comune di Gazoldo degli Ippoliti in collaborazione con Avviso Pubblico. Bello. Eravamo addirittura in streaming (in alto la registrazione), a beneficio del folto pubblico intergalattico che non ha potuto partecipare di persona.

Una cosa che raccontiamo sempre quando presentiamo "Lo zen e l'arte della lotta alla corruzione" è che ci siamo divertiti a scriverlo e che vi si trovano numerose citazioni cinematografiche. Avrei voluto scrivere una pagina per metterle tutte in fila, tali citazioni, insieme ai video corrispondenti. Non ho mai trovato il tempo per farlo, ma chissà che prima o poi non accada.

lunedì 23 settembre 2019

Università di Ferrara, e i suoi prof di scarso valore / 2



Durante il finesettimana ho letto con attenzione tutto quel che è uscito sulla stampa sulla vicenda che coinvolge l'Università di Ferrara e il suo Rettore, Prof. Giorgio Zauli. Ho fatto presto: non c'era molto da leggere.

Credo con qualche voce in capitolo (a tempo perso mi occupo di media), ho concluso che mai si è travalicato l'esercizio del diritto di cronaca e (per l'Estense.com) la richiesta di trasparenza. Richiesta non solo legittima, ma doverosa - in democrazia, almeno.

In un comunicato ufficiale dell'Università di Ferrara, il Rettore Zauli ha affermato che "sono nuovamente apparsi su alcuni organi di stampa 'non notizie' destituite di ogni fondamento". Non ne ho trovato traccia. E Zauli continua affermando che "non verrà ulteriormente tollerata la diffusione di notizie calunniose e chiaramente diffamatorie per tutelare la reputazione mia personale e soprattutto dell'Ateneo, che continuerò a dirigere con disciplina e onore fino al 31 ottobre 2021." Disciplina, Onore.

Tale comunicato stampa è poi scomparso dal sito dell'Università di Ferrara, ma non dal progetto "archive.org": eccolo qui.

Sul sito dell'Università di Ferrara è stata inoltre data notizia di una "Manifestazione di solidarietà al Rettore", "in merito ai recenti e reiterati attacchi comparsi sulla stampa nei suoi confronti". E siccome tali "attacchi" non esistono, l'unico attacco visibile è rappresentato dalla manifestazione di solidarietà medesima: contro chi fa il suo lavoro di giornalista. E tralasciamo che usare risorse pubbliche per un'iniziativa così partigiana e discutibile (coinvolgere l'istituzione Università di Ferrara, il suo sito Web, due sue dipendenti con tanto di indirizzo email "istituzionale") è, come minimo (minimo), inelegante.

Hanno manifestato solidarietà 366 docenti, una buona maggioranza. Dopo qualche giorno anche questo documento è scomparso dal sito dell'Università di Ferrara, ma è ben visibile altrove, per esempio qui.

Nella copia disponibile in rete figurano solo 365 nomi, uno in meno del totale dei firmatari. Il nome mancante (l'ultimo arrivato e il meno entusiasta? chissà) è come se avesse vinto la lotteria. Perché non deve esser bello che, in futuro, qualcuno possa dirti: hai partecipato a un attacco alla libertà di stampa, garantita dalla Costituzione e cardine della nostra democrazia.

In tanti, contro pochi: la geometrica potenza del gregge.

Nota, 23/10, 15:27:
- In rete è apparsa copia della lista completa dei 366 firmatari. Non la riporto, perché mi piace continuare a riconoscere, al 366esimo, la fortuna.
- Sulla scomparsa delle pagine dal sito ufficiale dell'Università di Ferrara (e su altro), si vedano le domande pertinenti di Daniele Oppo su Estense.com. Anche queste saranno considerate parte dei "reiterati attacchi" al Rettore Zauli? Quanta pazienza ci vuole.

martedì 17 settembre 2019

Occhi da orientale



Se invece di "Occhi da orientale" di Daniele Silvestri, Claudio avesse deciso di far fotografie per "L'ombelico del mondo" di Jovanotti, il viaggio sarebbe stato problematico.

Nella mappa manca Tashkent e Almaty. Mezzi usati, praticamente tutto: bus, marshrutka, taxi, treno e autostop, "по пути". Gente bellissima.

PS. 1/10/2019. Claudio ha scritto un bel papiro su Samarcanda.

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lunedì 16 settembre 2019

Caso Università di Ferrara: un vero thriller.

Oggi ho rilasciato un'intervista sul "caso" che coinvolge l'Università di Ferrara e il suo rettore, il Prof. Giorgio Zauli.

Dopo alcuni interventi di quest'ultimo che mi sono parsi francamente molto sopra le righe (il paragone implicito a Goebbels per aver chiesto trasparenza a un'amministrazione pubblica, ammetto, mi ha provato), mi è sembrato opportuno tentare di smorzare i toni. Per come so fare.

Unife, il professor Picci sul caso Zauli: “C’è un mistero da risolvere”. Di Sergio Gessi.

domenica 15 settembre 2019

Tashkent spaziale



Appresi della metropolitana di Tashkent, che solo da poco tempo è consentito fotografare, da un articolo sul Guardian: contiene belle foto ed era inutile ripetersi. Così ci siamo concentrati sulla stazione di
Kosmonavtlar - i cosmonauti.



E' bellissima. Le foto le ha fatte Claudio Caprara ma io dirigevo e davo ordini.

Icaro



La prendono un po' alla lontana, ma poi tranquilli che fanno un bel salto.

L'uomo, la mente, l'universo



Questo, secondo me, è per ambientare il vistatore. Ora si passa ai protagonisti.

Konstantin Tsiolkovsky



Konstantin Eduardovich Tsiolkovsky (1857-1935) fu un pioniere dell'astronautica. Tra i suoi lavori (wikipedia) "designs for rockets with steering thrusters, multistage boosters, space stations, airlocks for exiting a spaceship into the vacuum of space, and closed-cycle biological systems to provide food and oxygen for space colonies." In due parole: un genio visionario.

Sergei Korolev



Sergei Pavlovich Korolev, "Главный Конструктор", o "Progettista Capo", guidò il progetto spaziale sovietico negli anni del trionfo. Figura bigger than life sulla quale ogni tanto ritorno: qui, e qui. A Korolev penso molto spesso.

Yuri Gagarin



Yuri Alekseyevich Gagarin (1934-1968). Primo uomo in orbita, il 12 aprile (da allora, "giorno del cosmonauta") del 1961. Memorabile il dialogo con Korolev, alla partenza (qui). Поехали!

Valentina Tereshkova



Valentina Vladimirovna Tereshkova, nata nel 1937. Prima donna in orbita, il 16 giugno 1963. Ora è deputata di "Russia Unita", con posizioni favorevoli alla chiesa ortodossa. E dire che noi che osservammo il cielo, avanti e indietro, e non trovammo né Dio né gli angeli.

Alexei Leonov



Alexei Arkhipovich Leonov, nato nel 1934. Il primo ad uscire dalla navicella, il 18 marzo del 1965. Comandò anche la capsula Soyuz della missione Apollo-Soyuz, che apparirà tra poco. Una carriera da generale, e grande passione per il disegno e per l'arte.

Programma Luna



Dal 1959 al 1976 l'Unione Sovietica inviò diverse sonde automatiche sulla Luna. Luna 9, per esempio, fu la prima sonda ad effettuare un atterraggio "morbido" sulla superficie lunare. Nell'immagine, il Luna 1, che nel 1959 fu il primo satellite artificiale della luna.

Apollo-Soyuz



Luglio 1975, epoca di détente: sovietici e americani si incontrarono in orbita. Lo annunciò la radio del barbiere: mi stavo tagliando i capelli. Da qualche parte devo ancora conservare l'adesivo della missione: da bambino ero molto spaziale. Penso di esserlo rimasto un tipo spaziale, come vi dimostrerò a breve.

Interkosmos



Negli anni '70 e '80, Interkosmos fu un programma di "internazionalismo spaziale", per così dire, a beneficio principalmente degli alleati dell'Unione sovietica. Recentemente ho acquistato una bella t-shirt col logotipo di questo programma.

Vladimir Dzhanibekov



Doveroso, a Tashkent che nel 1942 gli diede i natali, celebrare Vladimir Aleksandrovich Dzhanibekov. Andò in orbita ben cinque volte - la prima, nel 1978, con la Soyuz 27. Anche lui poi si dedicò alla politica, e all'arte.

E concludo dichiarando che all'uscita dalla metropolitana di Tashkent mi sono sentito anch'io molto orbitante, e ho iniziato a girare, e a girare, come una specie di Vitruvio dervisho.



Ci sarebbero tante altre cose da raccontare di questo viaggio, ma parto da questo dettaglio, dalla stazione degli astronauti della Metropolitana di Tashkent. Che è immagine del cosmo, e così al tempo stesso racchiude tutto.