"Il costo previsto a carico del Cnipa per l’attuazione degli interventi compresi nell’attuale programma è pari a circa 17 milioni di euro [...]. I risparmi che si prevede di poter conseguire attraverso l’attuazione degli interventi sono pari a circa 140 milioni di euro nel 2006 e a circa 660 milioni annui a regime" (*)
Con questa mirabolante speranza ufficialmente governativa aprivo un mio commento di 15 anni fa a uno dei tanti piani sull'Italia digitale - uno dei primi addirittura contribuì a scriverlo, vent'anni orsono. E tra i consigli di policy che lasciai ai posteri, amo ricordare i più pregnanti in assoluto:
"- Dimezzare la quantità di pagine di documenti ufficiali pubblicati annualmente dal Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie e dal Cnipa.
- Scrivere documenti con un carattere più grande e con interlinea 1,5 o 2."
A quel punto mi disinteressai della partita, sia perché la vita è breve e richiede scelte, sia per la certezza che in futuro avrei potuto approfittare di qualche utile "bignamino" per aggiornarmi. Come quello apparso su Il Post, a firma Massimo Mantellini, che ringrazio e cito:
"[...] ancora una volta, al governo Conte 2 esattamente come al Conte 1 e poi al governo Gentiloni e poi via a ritroso fino alla creazione di Arpanet, dell’innovazione tecnologica in Italia non interessa niente a nessuno." (**)
Cara Italia Digitale, ci risentiremo tra quindici anni.
(*) Cnipa, 2005, Piano Triennale 2006-2008 per l’informatica della Pubblica Amministrazione. Roma. pg. 18. Citato in: Lucio Picci, Misurare l’e-government: il caso italiano. Rassegna Astrid, n. 2 del 2006.
(**) Casaleggio e la luna, di Massimo Mantellini, Il Post, 22 dicembre 2019.
martedì 24 dicembre 2019
domenica 22 dicembre 2019
Global Shell Games & Rethinking Corruption

Sto leggendo "Global Shell Games", di M.G. Findley, D.L. Nielson, e J.C.Sharman (Cambridge University Press, 2014). Parla di shell companies, riciclaggio di capitali, FATF, e temi collegati. Molto interessante.
E' interessante la storia generale, la foresta insomma, e lo sono anche gli alberi, i casi concreti ed esplicativi. Per esempio, la vicenda dell'avvocato di cui si servì Teodorin Obiang: in alto, la storia (pg. 48 del libro citato), e qui a sinistra, il sito della sua law firm, oggi. E' bello e toccante il riferimento che si fa all'etica.
Ho preso coscienza del fatto che sto scrivendo un libro. Ci sto lavorando già da abbastanza tempo in realtà, e forse proprio per questo ho tardato a prender tale complicata coscienza. Perché scrivere un libro è sempre difficile e questo è più complicato della media - o almeno, della mia media.
L'ho voluto addirittura scrivere qui (sotto "Current project"), sia per stabilire il punto di non ritorno, sia per accaparrarmi il titolo, che al momento è disponibile: "Rethinking Corruption". Che è un po' un understatement, dato che più che ripensarla, a me la corruzione piacerebbe tanto rivoltarla come un calzino.
venerdì 20 dicembre 2019
42

Ho iniziato ad ascoltare certi podcast su Meduza.io in cui un giornalista intervista un esperto di linguistica. Per esempio qui si parla di "memi" e di fraseologia, e di come cambino nel tempo. Cambiano i codici culturali, a volte rapidamente: il riferimento alla battuta famosa di un certo film, per esempio, ha senso per chi l'ha visto, o ne ha sentito parlare, ma non per altri.
Certi riferimenti, invece, non sono tanto legati all'età quanto all'ambito di appartenenza. Per esempio, se dico "42", comprende il riferimento (che è questo) chi ha familiarità con una certa sottocultura e quasi a prescindere dall'età anagrafica.
I codici possono complicarsi e porsi su piani diversi, e i riferimenti frantumarsi, in mille rivoli la cui comprensibilità si dipana lungo linee sempre meno popolate sino ad attenuarsi e a divenire questione quasi privata. Ben si addice al 42: "Answer to the Ultimate Question of Life, the Universe, and Everything".
Così ho cambiato l'immagine lassù, per un po'. All'inizio vi era una foto in cui, dalle parti di Barcellona, dormivo su una panchina dentro a un sacco a pelo. Poi altro, e sino a poco fa c'ero io dentro un labirinto dalle pareti di bambù al cui centro stava il Budda. Un Budda che secondo me si era perso anche lui, perché quel labirinto è in un villaggio della Birmania.
Ora invece c'è il 42 dai tanti significati, o è forse incomprensibile, o forse ormai, lungo almeno qualcuno di quei rivoli di significato, quasi è cabala.
domenica 15 dicembre 2019
Davvero da pensarci sopra

All'inizio solo si percepisce il segno di un'enorme presenza, nel cielo notturno: forse delle luci in qualche frequenza (infrarossi? ultravioletti?) che alcuni riescono a vedere (io tra questi) e altri ignorano.
Poi si manifesta a tutti: un'enorme astronave aliena che somiglia alla Death Star di Guerre Stellari.
Si avvicina sino a poterla quasi toccare. E' fatta in modo che si apre una sua rampa in corrispondenza di ogni piano in cui viviamo. Si, perché viviamo tutti come in un alveare, io al 4o piano, ricordo bene.
In qualche modo ci fan capire che lì dentro dobbiamo entrare tutti. Tutti gli abitanti della terra.
Non c'è angoscia e tranquillamente anzi si percorre la corta rampa, e si entra in ampi spazi che si affollano rapidamente. Tutto è molto normale, quasi scontato. Tra chi mi è vicino riconosco solo Ale, che al solito combina qualche casino e così gli mettono delle specie di manette, che sono in realtà come delle cordicine che gli fissano i polsi. Ma la sua non era stata una ribellione, più che altro un malinteso insignificante. Una volta entrati l'aria è quasi allegra.
Ho solo l'impressione vaga che forse qualcuno abbia deciso di non entrare e in qualche modo sia scappato e rimasto sulla terra. A parte queste poche possibili eccezioni, c'è da ritenere che il pianeta sia stato del tutto svuotato. A me di non entrare nell'astronave non è neppure passato per la testa.
Per chiarire. Io qui dentro, alla fine, racconto e non racconto, e credo che questa sia la prima volta in assoluto che, qui o altrove, scrivo un sogno. Per cui scusate, ma su questo davvero ci dovrò pensare sopra. Un saluto, da molto in alto e oltre.
sabato 14 dicembre 2019
Le donne di Leonardo

Il mondo dell'ingegneria è ancora in larga parte maschile, e quello della produzione di armi lo è ancora di più. Una visita alle foto degli eventi di Leonardo ne è testimone: quasi sempre vi appaiono solo maschi.
Ma Leonardo ci sta provando: nel corso di una recente inaugurazione sono finalmente apparse le donne: a sorreggere il nastro.
martedì 3 dicembre 2019
Dear Clive

A volte un neurone sbatte contro un altro e porta in superficie ricordi bizzarri di epoche remote. Sto terminando il corso di "quantitative methods", che è poi econometria applicata alle scienze sociali, frequentato da un bel gruppone di studenti del corso di laurea magistrale in International Politics and Market.
Inevitabilmente cito miei vecchi professori. Così per esempio, lo stimatore "robusto" della matrice di varianza-covarianza è detto anche "di White", e Hal White fu mio prof. E la settimana prossima racconterò qualcosa della causalità nel senso di Granger - Clive Granger, premio Nobel per l'economia nel 2003 insieme a Rob Engle, che a San Diego fu mio relatore di tesi di dottorato.
Purtroppo sia Hal che Clive sono morti. L'ultima volta che incontrai Hal White fu quasi dieci anni fa a Bertinoro, a una scuola estiva di econometria. Al ristorante eravamo seduti vicino e chiacchierammo a lungo. Raccontò di un aneddoto che riguardava Clive: pare che quando si era in auto con lui si trovasse parcheggio facilmente. E così Hal aveva inventato la seguente breve preghiera, che veniva recitata ad alta voce in siffatte occasioni:
Dear Clive,
full of grace,
let us find
a parking space.
Non sono sicuro che questo mio scritto aggiunga molto alla history of econometric thought, ma che ci posso fare io, se questa mattina questo mi è venuto in mente.
(Nella foto, da https://www.nobelprize.org/, Clive Granger, con per sfondo il Dipartimento di Economia di UCSD, che mi ricordava molto un motel)
Exor prende Gedi

"Nella pianura, S.A.R. Elkann avanza rapidamente alla testa della sua invitta F.C.A Armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.
Exor (famiglia Agnelli) prende Gedi (La Stampa, che si riprende; Repubblica, ecc. ecc.).
E inoltre, moriremo democristiani.
ps. E comunque, tutta Gedi vale poco più di 200 milioni, cioè, quasi nulla.
Exor compra il controllo di Gedi da Cir per 102 milioni. ANSA, 2 dicembre 2019.
domenica 1 dicembre 2019
Italia oggi

GDP per inhabitant, pace of economic recovery since 2008 (first year after the crisis when GDP per inhabitant in PPS was above its 2008 level, by NUTS 2 regions). EUROSTAT.
L'Italia ha dibattuto l'invasione degli immigrati, che è inesistente. La criminalità, e siamo uno dei paesi che ha meno violenza al mondo - altro discorso sarebbe la ciminalità dei colletti bianchi, ma quelli siamo noi, mica gli africani.
Poi il sovranismo (ma de che?), l'inutile dibattito in corso sul MEF, e il lancio periodico di parole d'ordine surreali ("rottamazione": do you remember?). Alla fine, qualunque discussione va bene, purché fornisca un alibi, purché la colpa sia degli altri: degli africani, dei musulmani, dell'Europa, della casta. E io, invece, inizio a pensare che davvero sarebbe finalmente ora di prendersela coi veri colpevoli, coi marziani.
E' sbagliato dire che, collettivamente, negli ultimi decenni l'Italia non sia riuscita a risolvere i propri problemi. Non se li è neppure posta i problemi che ha. Collettivamente, siamo impegnati in un elaborato esercizio di costruzione del solito arabesco - linea più breve per collegare A e B, dove A e B, però, in questo continuo esercizio di perfezionamente nazionale in cui siamo impegnati, ora neppure esistono: abbiamo superato persino Ennio Flaiano.
E' questo che mi colpisce del dibattito italiano, per quel poco che gli presti attenzione: è straniante, ed è un'enorme perdita di tempo.
sabato 30 novembre 2019
Garante privacy: zavorra per il Paese
In questi giorni si discute la nomina del nuovo Garante sulla Privacy. Si è fatto un nome che non pronuncio, perché mi son dato la regola di ignorare gli impresentabili.
E' certo opportuno parlarne, ma ancor meglio sarebbe mettere in discussione l'istituzione stessa, che allo stato attuale è una zavorra per il Paese.
Ne ho scritto (con Alberto Vannucci) in ("Lo Zen e l'arte della lotta alla corruzione"):
"In Italia la normativa sulla privacy, o la lettura che di essa viene data, è sistematicamente a favore di ipotetici diritti alla riservatezza e a danno dell’interesse pubblico al quale raramente si consente di prevalere. Responsabile di questo stato di cose è, in buona misura, il Garante per la protezione dei dati personali, un’Autorità amministrativa indipendente istituita nel 1996 (dalla legge 31 dicembre 1996, n. 675). Si registra oggi un’alleanza di fatto, per quanto probabilmente inconsapevole, tra il Garante, che con frequenti interpretazioni della normativa tali da rendere il diritto alla privacy un presidio spesso invalicabile ha svilito l’interesse pubblico, e le componenti più retrive e oscurantiste all’interno delle amministrazioni pubbliche italiane. Queste ultime invocano sistematicamente la presenza di ostacoli - veri o presunti - frapposti dalla normativa e dal Garante, e così negano al pubblico informazioni cruciali per monitorare le amministrazioni pubbliche e, guarda caso, l’azione dei suoi dirigenti. Grazie a questi, esse hanno vinto la loro battaglia: la governance pubblica è, in Italia, tra le più impenetrabili allo sguardo indagatore del pubblico.
Non siamo in grado di descrivere nel dettaglio le misure necessarie per rimediare all’aberrazione che in Italia è diventata la cosiddetta tutela della privacy dei cittadini. Si può tuttavia immaginare un rovesciamento della situazione attuale: ogni volta che siano coinvolte amministrazioni pubbliche, l’interesse pubblico a conoscere dovrebbe prevalere sempre, con l’esclusione di un numero limitato di casi da specificare. Inoltre, la tutela della privacy in Italia sembra concentrarsi su aspetti procedurali e routinari, più semplici da trattare per una istituzione come il Garante, poco dinamica e, anche in questo caso, caratterizzata da una cultura di stampo formalistico-giuridico, trascurando una serie di problemi emergenti e che dovrebbero molto preoccupare. Pochissimo si dice e nulla si fa riguardo alla minaccia alla privacy che deriva dal conferimento spesso inconsapevole di immense quantità enormi di dati sensibili alle grandi piattaforme di Internet, Facebook in primis. Nel dibattito pubblico si è finito per dimenticare in fretta il sospetto, che il “caso Snowden” ha mostrato essere realistico oltre ogni dubbio, che i nostri dati e le nostre comunicazioni per via elettronica non siano affatto segreti.
Forse aiuta a interpretare la linea di condotta seguita dal Garante una considerazione che ci sembra valere per gran parte dell’alta dirigenza pubblica statale, che è la seconda meglio pagata tra i Paesi Ocse nella prima fascia (una media di 257mila dollari annui per pari potere d’acquisto, seconda solo ai 400mila dell’Australia) e la più pagata nella seconda fascia (con una media di 242mila dollari). Stipendi elevati dovrebbero indurre incorruttibilità e quindi indipendenza, ma stipendi troppo elevati - soprattutto nel caso siano slegati da competenze e risultati - costituiscono una rendita desiderabile dagli effetti perversi. Per esempio, consigliano un manzoniano “sopire, troncare” nei confronti di qualunque velleità innovatrice, che rischierebbe di pregiudicare un equilibro così favorevole per chi occupa quelle posizioni di immeritato privilegio. Valga ricordare che il compenso annuale del Presidente del Garante per la protezione dei dati personali è pari a 240mila euro, e 160mila euro ricevono gli altri tre componenti.
Ma noi, che fortunatamente non siamo gravati da un tale fardello, in piena libertà possiamo raccontare quale tipo di trasparenza vorremmo, e in che modo ottenerla."
E' certo opportuno parlarne, ma ancor meglio sarebbe mettere in discussione l'istituzione stessa, che allo stato attuale è una zavorra per il Paese.
Ne ho scritto (con Alberto Vannucci) in ("Lo Zen e l'arte della lotta alla corruzione"):
"In Italia la normativa sulla privacy, o la lettura che di essa viene data, è sistematicamente a favore di ipotetici diritti alla riservatezza e a danno dell’interesse pubblico al quale raramente si consente di prevalere. Responsabile di questo stato di cose è, in buona misura, il Garante per la protezione dei dati personali, un’Autorità amministrativa indipendente istituita nel 1996 (dalla legge 31 dicembre 1996, n. 675). Si registra oggi un’alleanza di fatto, per quanto probabilmente inconsapevole, tra il Garante, che con frequenti interpretazioni della normativa tali da rendere il diritto alla privacy un presidio spesso invalicabile ha svilito l’interesse pubblico, e le componenti più retrive e oscurantiste all’interno delle amministrazioni pubbliche italiane. Queste ultime invocano sistematicamente la presenza di ostacoli - veri o presunti - frapposti dalla normativa e dal Garante, e così negano al pubblico informazioni cruciali per monitorare le amministrazioni pubbliche e, guarda caso, l’azione dei suoi dirigenti. Grazie a questi, esse hanno vinto la loro battaglia: la governance pubblica è, in Italia, tra le più impenetrabili allo sguardo indagatore del pubblico.
Non siamo in grado di descrivere nel dettaglio le misure necessarie per rimediare all’aberrazione che in Italia è diventata la cosiddetta tutela della privacy dei cittadini. Si può tuttavia immaginare un rovesciamento della situazione attuale: ogni volta che siano coinvolte amministrazioni pubbliche, l’interesse pubblico a conoscere dovrebbe prevalere sempre, con l’esclusione di un numero limitato di casi da specificare. Inoltre, la tutela della privacy in Italia sembra concentrarsi su aspetti procedurali e routinari, più semplici da trattare per una istituzione come il Garante, poco dinamica e, anche in questo caso, caratterizzata da una cultura di stampo formalistico-giuridico, trascurando una serie di problemi emergenti e che dovrebbero molto preoccupare. Pochissimo si dice e nulla si fa riguardo alla minaccia alla privacy che deriva dal conferimento spesso inconsapevole di immense quantità enormi di dati sensibili alle grandi piattaforme di Internet, Facebook in primis. Nel dibattito pubblico si è finito per dimenticare in fretta il sospetto, che il “caso Snowden” ha mostrato essere realistico oltre ogni dubbio, che i nostri dati e le nostre comunicazioni per via elettronica non siano affatto segreti.
Forse aiuta a interpretare la linea di condotta seguita dal Garante una considerazione che ci sembra valere per gran parte dell’alta dirigenza pubblica statale, che è la seconda meglio pagata tra i Paesi Ocse nella prima fascia (una media di 257mila dollari annui per pari potere d’acquisto, seconda solo ai 400mila dell’Australia) e la più pagata nella seconda fascia (con una media di 242mila dollari). Stipendi elevati dovrebbero indurre incorruttibilità e quindi indipendenza, ma stipendi troppo elevati - soprattutto nel caso siano slegati da competenze e risultati - costituiscono una rendita desiderabile dagli effetti perversi. Per esempio, consigliano un manzoniano “sopire, troncare” nei confronti di qualunque velleità innovatrice, che rischierebbe di pregiudicare un equilibro così favorevole per chi occupa quelle posizioni di immeritato privilegio. Valga ricordare che il compenso annuale del Presidente del Garante per la protezione dei dati personali è pari a 240mila euro, e 160mila euro ricevono gli altri tre componenti.
Ma noi, che fortunatamente non siamo gravati da un tale fardello, in piena libertà possiamo raccontare quale tipo di trasparenza vorremmo, e in che modo ottenerla."
domenica 24 novembre 2019
L'uomo più veloce del mondo
Lo so che non interessa a nessuno, del Macchi-Castoldi 72 (ne parlavo qui) e in generale di aeroplani. Ma fu un vero capolavoro di ingegneria: praticamente un bimotore, con eliche coassiali controrotanti in funzione anticoppia.
E così il 23 ottobre 1934 Francesco Agello divenne l'uomo più veloce del mondo, guadagnando un record ("per la categoria idrovolanti con motore a combustione interna (sottoclasse C-2, Gruppo 1)") ancora imbattuto. Poi morì, Agello, nel '42, mentre collaudava un altro Macchi (un 202), altra creazione del progettista Castoldi.
Lo so che non interessa a nessuno, forse eccezion fatta per qualche affezionato lettore da Ferrara (ho tutto un pubblico, là, e ringrazio). Ma era un oggetto elegantissimo.
sabato 23 novembre 2019
A Entoto di tutto
L'Etiopia lancia il suo primo satellite artificale. Lo farà la Cina a dire il vero, ma il centro di controllo sarà dalle parti di Addis Abeba. Per la precisione, a Entoto, dove mi recai a piedi partendo da Addis (ne scrissi qui: tutto vero).
Hanno costruito anche un osservatorio astronomico, e alle "opere di avvaloramento" italiane a Entoto è dedicato un interessante filmato dell'Istituto Luce (ne ho scritto qui, dove si vede detto filmato.
Ad Entoto insomma sembra che davvero accadano tante cose. Non dimenticherò di certo la strada in salita per arrivarci, ne' le donne che la percorrono, letteralmente piegate in due, a trasportare enormi fasci di rami sulla schiena. Era il 7 marzo 2015.
E pensando ai satelliti etiopi e ai missili cinesi mi sovviene che devo ancora andare in Eritrea, dove "devo" sta per "voglio": chi ha la fortuna di essere molto indulgente con se stesso poi certe distinzioni fini non le coglie.
[...]"The satellite, which is set to be launched from China, will have its command and control center in Ethiopia at the Entoto space observatory facility -- East Africa's only space observatory facility located on the 3,200-metre hills of Entoto on the outskirt of the capital Addis Ababa, it was noted.[...]
Ethiopia to launch first-ever satellite in December with China's help: president. Xinhua, 8 October 2019.
venerdì 22 novembre 2019
Speaking Bourdiese e altre visioni

1) avoid "the seduction of 'speaking Bourdieuse' because it is the academic langue du jour";
2) "Break with common sense (which comes in three varieties: ordinary, policy, and scholarly) to question accepted categories of analysis, deconstruct prefabricated problematics, and forge robust analytic concepts, designed by and for by empirical analysis, that encompass but depart sharply from folk notions".
(Loïc Wackant, Four transversal principles for putting Bourdieu to work. Anthropological Theory. 2018 Mar;18(1):3-17. (also in "The Oxford Handbook of Pierre Bourdieu, Thomas Medvetz e J. Sallaz, a cura di).
Accumulo titoli di letture irrinunciabili che si espandono lungo le direttive molteplici disegnate dalle zampe di un ragno. Di un ragno che non vedo ma la cui presenza percepisco con chiarezza visionaria, disposto com'è, qui nell'iperspazio che mi pare abbia non meno di sette dimensioni. E a tempo perso leggo anche con molto gusto Les Trois Mousquetaires di Dumas (in guardia!). Quando funziona bene, leggere è vertiginoso.
(foto: "D'Artagnan, Athos, Aramis, and Porthos". Di Maurice Leloir. Wikipedia).
giovedì 21 novembre 2019
L'Università di Ferrara ha scelto: me

[...]

Nell'attuale contesto comunicativo problematico e ambiguo, è nota la difficoltà che le istituzioni pubbliche incontrano nel tentativo di ancorare la loro comunicazione istituzionale a valori e a verità certe. Per questo, l'individuazione di fonti autorevoli è esigenza strategica e priorità del moderno agire amministrativo.
L'Università di Ferrara, all'avanguardia della sperimentazione a 360 gradi (e oltre) sin dai tempi del suo Rettore Francesco Conconi, ha fatto la sua scelta: questo blog. L'unico blog mai citato in un diniego a una "richiesta di accesso civico generalizzato ai sensi dell'art 5, comma 2 del D. Lgs. 33/2013".
Sentitamente ringrazio.
(immagini da: Caso Zauli, ennesimo diniego. Unife respinge anche l'ultima richiesta per ottenere i documenti sulla procedura davanti alla Commissione Etica, di Daniele Oppo).
martedì 12 novembre 2019
Padiglione Italia
Ian mi segnala questo video a colori della Fiera mondiale di Chicago del 1933. Al minuto 2:15 si vede il Padiglione dell'Italia. E' di Adalberto Libera, uno dei migliori architetti del razionalismo italiano. Suoi, tra l'altro, la Villa Malaparte a Capri, e l'ufficio postale Ostiense in Via Marmorata a Roma. E il Palazzo dei Congressi all'Eur.
domenica 10 novembre 2019
Pensata aerea
Da tempo, e con lentezza, sto raccogliendo informazioni su alcune vicende che prima o poi vorrei unire con un filo. Riguardano la Crociera Aerea del decennale: 24 stupendi idrovolanti Savoia-Marchetti 55 guidati da Italo Balbo sino a Chicago. Là, qualche mese fa, ho ricercato la colonna romana (proveniente dal porto di Ostia) che fu regalata alla città di Chicago in occasione della concomitante esposizione internazionale A Century of Progress. Si trova un po' nascosta tra gli alberi di un parco. Ma quella foto la serbo per un'occasione futura.
In alto, un bel manifesto che si trova al Museo dell'Aeronautica Militare di Vigna di Valle (a due passi da Bracciano), che ieri ho visitato con Claudio.

Questo è un souvenir per Ian, che vive a Chicago, e per Osvaldo, a Newfoundland (dove i 24 aerei fecero tappa). Osvaldo mi scrive che quell'albergo esiste ancora e si trova proprio vicino a casa sua.
Mi interesso di aerei. Avendo molte scuse pronte mi giustifico sostenendo che professionalmente mi occupo di innovazione tecnologica, e che il settore aeronautico sotto questo punto di vista è di estremo interesse. La verità è che gli aerei mi piacciono e basta, e così ieri al museo mi sentivo a casa e a Claudio ho spiegato per bene tutto: se mai mi cacceranno dall'università penso che con poco sforzo potrei credibilmente propormi là dentro per un incarico di guida turistica. Non che gli avventori fossero molto numerosi, ed è un peccato, perché tra i musei di quel genere quello di Vigna di Valle è tra i più importanti al mondo, cosiderata la tradizione nobile dell'industria aeronautica italiana. Vi si trovano degli esemplari fantastici, come il Macchi M.C. 72 qui sotto.

Nel nome, "Castoldi" sta per Mario Castoldi, che fu un grande progettista - suoi anche alcuni tra i migliori "caccia" italiani della seconda guerra mondiale (tutta la serie "200" della Macchi).
Anch'io nel mio piccolo sono stato un costruttore d'aerei.

Progettai e costruì l'aliante della foto nell'estate tra la 4a e la 5a elementare: centine in compensato da tre millimetri segate una a una col traforo. Non volava, forse perché pesava più del Batiscafo di Piccard.
Però secondo me era molto bello. Le cose più belle che ho fatto in vita mia sono state fallimenti.
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