venerdì 2 gennaio 2026

Nel 2025


Nel 2025 sono stato in Azerbajan dove anche i grattacieli li han fatti perché ricordino il petrolio. Sono le "Flame Towers". Sono sempre più contrario a questo tipo di architettura.


I soldi del petrolio sono importanti e permettono di costruire. Questo è il Heydar Aliyev Center. Architetto, Zaha Hadid, che ha fatto pessime opere in giro per il mondo (è morta dieci anni fa ma è rimasto il marchio). Tutta l'architettura è serva del potere, ma certa architettura lo è di più.


Inoltre in Azerbajan ci sono tanti tubi.


Ma tanti.


Dappertutto, in giro per l'Azerbajian, si vedeno cartelli per ricordare i soldati moti nella guerra recente con l'Armenia.


La poesia delle tuberie (encore)


Le marshutke. In generale, l'Azerbajan è un Paese molto interessante.


Mi piace attraversare i confini terrestri. Passaporto per uscire, cammini un po' nella terra di nessuno, e rimostri il passaporto per entrare. Due timbri. Marshutka per arrivare, dall'Azerbajan, taxi raffazzonato per addentrarsi in Georgia. Chiacchere in russo con l'autista: famiglia, figli... Quando ci sono stato io, in aprile, la frontiera poteva essere attraversata solo in una direzione (l'Azerbajan aveva bloccato gli ingressi terrestri al tempo del Covid). Non so se in questi mesi sia cambiato qualcosa.


Dovrei chiederlo a chi mi ha dato il passaggio sino a Sighnaghi.

Della Georgia mi è piaciuta molto Kutaisi e la sua zona, dove non ero mai stato.


Non solamente per i tubi.


Non solo per via di questo frate gentilissimo, che mi ha accolto in un monastero perso in mezzo a un bosco, rifocillato, e dissetato con una specie di grappa la mattina che mi è risultato impossibile rifiutare.


Non solo per questi due signori, apparentemente indecisi a quale gioco giocare, vicini alla ferrovia.


Ferrovia che si percorre a piedi, per tornare a Kutaisi, tanto i treni non ci sono più.

Non solo per questo mi è piaciuta Kutaisi, ma per un insieme di cose.

Se poi vi capiterà di andare alle antiche terme di Tskhaltubo, forse all'ingresso di uno dei tanti alberghi abbandonati, signore e signora reduci della diaspora dell'Abkazia saranno ancora lì.

A giocare a backgammon in attesa che arrivi qualcuno a cui far visitare l'antico albergo di epoca stalinista. Ancora lì, rifugiati nella stanze di quell'albergo abbandonato.

In giugno, dal Lago di Braies sino a sopra Belluno ho percorso gran parte dell'Alta Via n. 1 (ne avevo scritto). 


Ho foto simili, io semi-immerso mentre faccio "ommmm...", in diversi laghetti. Non v'è nulla di mistico: solo servono per stabilire una certa costanza nelle cose e nel fluire del tempo. Questo è il lago di Coldai, a 2143 metri di quota. L'acqua era molto fredda.

Di passaggio, vorrei ricordare il 14 giugno.



Quando in bicicletta, sui colli di Monte Poggiolo sopra Forlì, ho seguito un trattore lungo una discesa molto ripida e impervia. Bei momenti.

All'inizio di luglio sono andato in Tailandia, a Chang Mai, dove erao già stato anni fa.


Non ho visto molti tubi, ma certo abbondavano i fili della luce.


A Chiang Mai mi hanno dato un premio per un libro che ho scritto. Portarsi il premio, una pesante lastra di vetro, dentro lo zainetto per tutto il viaggio che è seguito è stato sfidante.


Poi la ruota gira sempre, e così sono arrivato in Corea (del sud).


Gran bel Paese.


Questa è la cima dell'isola di Yeongdo, che è collegata con un ponte alla città di Busan. Parte di "Pachinko", un romanzo che consiglio, e ambientata qui. Mi hanno detto che dal romanzo hanno fatto una serie che si vede su Netflix. Io non guardo serie, o film al computer, ma può essere che voi sì.


Questi ragazzi, in riva all'isola di Yeongdo che ho percorso tutta a piedi, mi hanno offerto del pesce che avevano appena cucinato. Gli ho chiesto di guardare le mie cose mentre facevo il bagno, con vista petroliera al largo. In generale ho fiducia negli sconosciuti, e se mi offrono da mangiare ho fiducia sconfinata.

In Corea ho camminato molto. Come faccio dappertutto, ma ancora di più. Ho camminato tutt'attorno al centro di Seoul, per esempio. Un cerchio di 25 chilometri in salita e discesa, in buona parte in mezzo al bosco. Era il 12 luglio e faceva un gran caldo.


Dall'alto, grandi viste di Seoul. E' molto bella la Corea.

Ho proseguito per il Giappone. Anche lì faceva molto caldo.


Che cosa notare? I cessi digitali, naturalmente. Ma si trovano ormai in gran parte dell'Asia orientale. Ma chi li ha inventati? I giapponesi, no?


Questa è Osaka di notte. Parte del romanzo Pachinko (vedi sopra) si svolge qui, durante la guerra.


Poi ho proseguito per Kioto, ma non ho avuto troppo tempo per visitare la città. Solo un po'.


Quest'albero è un po' il simbolo dell'università di Kioto.


Il treno per Tokio. Va più piano dei treni veloci cinesi, sia detto.


Di Tokio si potrebbero dire molte cose, per cui taccio.


Dico solo che somiglia molto a Parigi (parto sempre con buoni propositi ma poi invitabilmente sbraco). 
Da Tokio sono tornato in Italia. Agosto lo trascorro a Bologna, per mia regola.


O poco distante. Questo è il crinale sopra Pistoia. Ne ho già scritto qui (in giugno: ci vado e ci ritorno, sul crinale, perché è molto bello).

A fine agosto ho trascorso pochi giorni a Salonicco.


E' stato un anno terribile.


Le mura in Grecia sono spesso interessanti.


Anche i mercati.


A Salonicco ero per lavoro, ma più tardi, a Tilos (a nord di Rodi), no. Ho letto però dei bei libri, in un certo senso per lavoro. La distinzione lavoro/svago non mi è chiara.


Qui sono a Roma, il 2 ottobre, e più precisamente in Via di Donna Olimpia. Questo edificio me lo fece scoprire Claudio anni fa.


Mi piace ricordare ancora una volta, dalle parti di Monte Poggiolo sopra Forlì, il cuore nel campo, che resiste.

In ottobre sono andato a Quito.



Di suo è sui 3000 metri. Qui la città si vede dall'altro, a quota 4000.


Quito mi è piaciuta molto. Anche qui ero per lavoro. 

Qui sono al fianco del rettore dell'Università UTE e del nostro ambasciatore in Ecuador. Tanto per dire che ho una vita parallela in giacca e cravatta, e che se ne tenga conto insomma.

Nel 2025 ho fatto belle letture. Libri di storia dei Paesi che ho visitato, come sempre quando viaggio. Per Azerbajan e Georgia, ho riletto il bel "The ghost of freedom" di Charles King. Ho fatto del mio meglio per cercare di capire qualcosa soprattutto dei luoghi dove non ero mai stato. Mi sono impegnato.
Ho poi letto diversi libri legati al marxismo. "I quaderni di Gramsci", che mi hanno tenuto occupato a lungo. La vecchia biografia di Marx di Isaac Berlin, e poi quella del secondo Marx di Marcello Musto. "I bastardi di Hayek" di Slobodian, e un bel libro sul pensiero di Gramsci "nel mondo" curato da Roberto Dainotto e Fredric Jameson. Ho poi letto History, power, ideology di Donham Donald, e di Eric Wolfe, Europe and the People Without History, e Idéologie et appareils idéologiques d’État di Althusser. Quest'ultimo, perché vorrei farmi un'idea migliore sul tema delle ideologie, che mi pare sia molto importante. 
Un bel saggio sui narco in Messico di Gillermo Trejo (che ho conosciuto nel mio viaggio in Ecuador) e Sandra Ley. Mi sta tenendo impegnato la biografia di Den Xiaoping di Ezra Vogel. E altro ancora, ma  queste sono state le letture più interessanti.

Di narativa (confesso, poca), ho letto il citato Pachinko di Min Jin Lee. Poi ho scoperto Lu Xun, che chi vuol tentare di capire qualche cosa di Cina deve leggere (e anche solo chi ama i bei racconti, dal "diario di un matto" a "la vera storia di Ah Q"). E tutto questo che ho scritto e riportato serva per tenere una traccia, perché, senza, sarebbe ancor di più un andare allo sbaraglio.

lunedì 24 novembre 2025

Luigi Marattin pubblica la sentenza che ci riguarda

  


L’On. Luigi Marattin è stato condannato dal Tribunale di Bologna: tra l'altro, a risarcire il danno nei miei confronti e a pubblicare un estratto della sentenza sul suo sito personale. Ha diffuso il file PDF della sentenza per intero:

Sentenza nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 16188/2023. Tribunale Ordinario di Bologna, Terza Sezione Civile (file PDF)

La vicenda seguì la pubblicazione da parte dell’On. Marattin di un grafico che molti considerarono metodologicamente errato. Anch'io lo commentai, solo così:

"Le mie lezioni di econometria. E' colpa mia."

Ne scrisse (tra l'altro) Il Fatto Quotidiano, che riassumendo la querelle mi menzionò, qualificandomi come "a quanto pare, ex professore di Marattin" (qui). Seguirono delle affermazioni pubbliche dell'On. Marattin sul mio conto. Chi vorrà leggerle — si trovano nella sentenza — concorderà che la questione non poteva che finire davanti al giudice.

La sentenza (definitiva, poiché non è stato proposto appello entro 30 giorni dalla notifica) non ha bisogno di commenti. Questione chiusa.

domenica 16 novembre 2025

加油 (jiāyóu): Olio (forza, coraggio!)

 L'opinione degli altri è molto importante e inevitabilmente ci influenza. Per esempio io, che certo non amo perdere la faccia, se ho in mente di fare qualcosa di relativamente difficile ("costruirò dei mobili su misura da mettere sotto la scala") lo annuncio preventivamente a destra e a manca. Così poi per non perdere la faccia li devo veramente fare, che non c'è nulla di più patetico di qualcuno che annuncia che farà qualcosa, e poi non agisce. E quei mobili li ho costruiti, con un lavoro bestiale, e sono francamente bellissimi.

E' per una variazione di questo ragionamento che ultimamente ho ripreso a studiare le lingue straniere. Non una lingua, ma cinque. Un po' di russo, per non dimenticare del tutto quel che avevo appreso faticosamente. Il francese continuo a praticarlo ascoltando Radio France Internationale la mattina. Ascolto poi dei podcast brasiliani, anche se certi miei tentavi di studiare la grammatica portoghese ad oggi non hanno portato a molto. 

Sopratutto, ho dedicato le ultime settimane allo studio della grammatica tedesca. Ho ricopiato in un quaderno un ampio estratto della grammatica che usavo qualche decennio orsono. Scrivere in  corsivo mi rilassa molto. Come si vede dalla foto, faccio anche delle specie di cornicette attorno ai titoli. 

Quando mi stanco di tali esercizi passo al cinese. Cerco di scrivere e di memorizzare un insieme di caratteri, e anche di avere una vaga idea di come si pronunciano (c'è una app fantastica per questo, Pleco). 

Avrò successo? Ovviamente no. Col cinese, poi, non andrò oltre al "ciao, some sta?", e gli scarabocchi che riesco a produrre sono di qualità imbarazzante, soprattutto se si considera che la bella calligrafia in Cina è importantissima. Ma cinque lingue contemporaneamente? E tra queste, il cinese? E' impossibile non fallire. E quindi del fallimento nessuno me ne farà una colpa, come sarebbe avvenuto se avessi annunciato, lo studio di una nuova lingua.

***

Nel giugno scorso in centro a Bruxelles ho incontrato un cinese vicino alla sua motocicletta. E' riuscito a comunicarmi che era partito da Shanghai e l'ho fotografato.


Ho cercato col telefonino un'espressione che mi avevano raccontato tempo fa: per dire "forza, coraggio!", si usa la parola "olio" ("aggiungere olio"). Assai pertinente, direi acuta, dato il contesto di quell'incontro a Bruxelles. E infatti il motociclista di Shanghai ne è rimasto molto sorpreso. Ha sorriso ampiamente e ci siamo accomiatati fraternamente.

Quindi, c'è una morale. Le cinque lingue non le imparerò mai, ma alla fine basta poco per aggiungere argomenti per attaccare briga quando, nel centro di Bruxelles, si incontra qualcuno appena arrivato, in moto, da Shanghai.

domenica 10 agosto 2025

La luna

La  morte recente di Jim Lowell, che era sull'Apollo 13, mi ha rifatto tornare in mente il mio primo ricordo. Era circa il 15 aprile del 1970 e avevo quattro anni e pochi mesi. All'Apollo 13 (*) era esploso un serbatoio. Stavano cercando di salvare i tre astronauti. Se ne parlava tanto e la questione mi interessava moltissimo. 

Ero con mia madre nel minuscolo terrazzino dell'appartamento "Gescal" dove vivevamo. Io ero in piedi, e mia madre l'avevo di fronte: accovacciata, stava sistemando delle piante di fiori.

Il terrazzino è ancora lì. Nella foto dal satellite si intravede una parabola che allora non c'era. Era chiuso da un vetro che inglobava una rete di metallo, e dal marciapiede facilmente si poteva salire, scavalcare quel vetro, ed entrare. Ma questo è un ricordo successivo, dell'epoca in cui già mi arrampicavo dove non dovevo.

All'Apollo 13 si era dunque rotto un serbatoio, e io dissi a mia madre, che stava travasando, o chissà forse piantando geranei, ma non potevano farlo più resistente quel serbatoio? per esempio di cemento, di ferro? 

Non ricordo cosa mi abbia risposto mia madre, e siccome è qui con me gliel'ho chiesto. Non ricorda il  mio ricordo. Ma me ne ha menzionato un altro che invece non ricordo io.

Immagino pochi giorni dopo il 20 luglio 1969, quando ci fu il primo sbarco sulla Luna, eravamo al mare. Al mare voleva dire, in Romagna sul fiume Rubicone, dove la mia famiglia aveva un "capanno". Stavamo attraversando il fiume con la piccola barca a remi e approdando a riva. Guardando la luna (che il 22 luglio era al primo quarto: ho verificato), indicandola, dissi, all'incirca, che si vedeva un'ombra e che erano gli uomini che ci camminavano. O forse, temo, quei burloni della mia famiglia mi diedero l'imbeccata, e io, guardando bene, tontamente confermai: "sì è vero". 

Se ne deducono varie conclusioni sulle quali non mi soffermo. Se non per una minore: io, allo sbarco sulla luna, ho sempre creduto molto.

(*) Apollo XIII 

giovedì 24 luglio 2025

Una grande sfera linguistica, lassù

 


Ho trovato una vignetta (ne ignoro l'autore) che riassume quel che penso (una delle cose che penso) dei "large language model" (LLM), intesi come tecnologia che riduce il costo sia di scrivere, sia di leggere.

Grazie ai LLM scriveremo moltissimo, troppo, ma gli LLM riassumeranno per noi. 

Il risultato avrà un sapore barocco - forse, steam-baroque?: vi sarà un grande corpus di scritti, là nella nuvola, che nessun essere umano ha scritto e che nessun essere umano leggerà. Una sfera linguistica complicatissima, enorme, sospesa in aria. Più in basso, svolazzeranno prodotti linguistici immanenti che fungeranno da interfaccia con gli umani - appunti grossolani e sempre più sgrammaticati (tanto poi ciatgipiti corregge) che scriviamo per spronare i LLM a produrre la sfera linguistica lassù, e i riassunti della medesima che chiediamo ai LLM. 

Ma un giorno, con qualche fortuna, impareremo infine ad ignorare sia la pletora di quel che è scritto e che nessuno è in grado di leggere, sia tutto quel che le svolazza sotto. E solo allora, e in pace con noi stessi, riprenderemo prima a fare scarabocchi con un bastone sulla terra e poi a incidere cunei nell'argilla. Se ci andrà bene, a un certo punto inventeremo anche un alfabeto e una scrittura.

sabato 28 giugno 2025

Alta Via n. 1

 

Brandon ha avuto la bella idea di invitare i suoi amici per festeggiare con lui il compleanno. In cinque abbiamo proseguito a piedi, dal Lago di Braies lungo l'Alta Via 1. 

Sopra, io che faccio lo scemo a 2143 metri di quota. Il lago Coldai, sotto il Civetta, la mattina del 28 giugno. 


Lunedì 26 giugno. Lago di Braies -> Rifugio Pederü (15.4 km, 1171 m. dislivello in salita).

Martedì 27 giugno. Rif. Pederu -> Rif. Cinque Torri (25.6 km, 1880 m. dislivello in salita).

Mercoledì 28 giugno. Rif. Cinque Torri -> Rif. Sonino al Coldai (24 km, 1390 m. dislivello in salita).

Giovedì 29 giugno. Rif. Sonino al Coldai -> RIf. S.Sebastiano al Passo Duran (24.5 km, 1290 m. dislivello in salita).

Venerdì 30 giugno. Rif. S.Sebastiano al Passo Duran -> Agordo (12.1 km, 106 m. dislivello in salita).


venerdì 13 giugno 2025

La perfezione

 


Tutti intenti ad organizzare occasioni "instagrammabili". Io mi sono sempre posizionato oltre, che è poi l'unico luogo dove si trova la perfezione, che sento trovarsi solo un po' più avanti, giusto qualche ora in più di cammino.

Si prende il treno per Porretta Terme dove si arriva nel primissimo pomeriggio. La piscina olimpionica non è distante dalla stazione. La prima corsia sarebbe per nuotatori, ma capita, nel far vasche, di scontrarsi con ragazzotti (sia detto: spesso ingombranti) che non capiscono bene dove sono e cosa fanno. Ma anche quello è divertente: manate a destra e a manca. Insomma, nuotata rinfrescante e alle 4 di pomeriggio inizia il cammino.

Il crinale dista 18 chilometri, con un dislivello di 1400 metri. In meno di cinque ore ci si arriva.


Il Poggio dei Malandrini, verso sera, mi incanta sempre.


Si vede il Monte Gennaio e il Corno alle Scale.

Sino a un paio d'anni fa dormivo su quel crinale, in una piccola radura sotto a dei faggi. Un luogo bellissimo. Ma dopo che con A* ci prendemmo le zecche, ora mi sistemo non distante e con giaciglio meno silvestre.


E' il terrazzone del Rifugio del Montanaro.

C'era la luna.


Ieri mattino mentre camminavo verso il Passo del Cancellino ho visto una marmotta. Nella foto, in fondo si vede il Corno alle Scale parzialmente coperto da una nube.

Sono tornato a Porretta passando per Monteacuto, dove il negoziante, Silvano, gentilmente mi ha offerto il caffé. 


Abbiamo chiacchierato e gli ho mostrato la foto del gattone (selvatico?) (*) morto che ho visto ai Malandrini la sera prima. Lui mi ha detto che secondo lui in zona sono passati degli orsi. In modo dubitativo, ma me l'ha detto, e io gli ho risposto, "dubito".

Arrivato a Porretta sono tornato in piscina. Tremila metri faticosi. Ne sono uscito stanco ma inzuppato di endorfine.


Gelato alla baracchina, treno per Bologna.


Quarantacinque km, quasi 1900 metri di dislivello. Non è ancora la perfezione, che forse è da trovare in un prolungamento del percorso oltre il Poggio dei Malandrini, per bivaccare più in basso, a Case Silvori. Riuscendo ad arrivare con la luce, si potrebbe poi fare il bagno nel torrente poco più in basso, il Verdana, prima di mangiare qualcosa e di dormire. 
    E però, forse la perfezione sta anche nel non esagerare e nel sapere trovare la giusta misura.

(*) P.S. Un collega dell'Università di Bologna, professore presso il Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie, gentilmente ha risolto il mio dubbio. E' un gatto domestico. Pare che i gatti, nei loro "erratismi", possano finire in "posti impensati".





giovedì 5 giugno 2025

Tre su quattro ex-colonie italiane

 


I 3/4 delle ex-colonie italiane costituisce un quarto della lista dei 12 Paesi i cui cittadini non potranno pìù recarsi negli Stati Uniti.

Trump signs order banning citizens of 12 countries from entering the US. Maanvi Singh in San Francisco and Martin Pengelly. The Guardian, 5 giugno 2025.

domenica 1 giugno 2025

Donaltron


 E a proposito del Trump. The New Yorker pubblica un bell'articolo dal titolo "The Criminalization of Venezuelan Street Culture (di Oriana Van Praag).

Si parla di Claudio David Balcane González, un musicista 26enne. Sopra, il suo "Donaltron". Ipnotico e da ascoltare, e l'articolo che ne parla è da leggere.

Mi spiace molto non essere mai stato in Venezuela. Ci arrivai molto vicino, dal lato colombiano. Bevemmo birra venezuelana, e usammo benzina venezuelana, contrabbando venduto in taniche di plastica ai bordi della strada. L'autista, un simpatico giovane che a Valledupar ci raccolse insieme a una signora, passò una buona parte del viaggio a spiegare a chi lo aveva chiamato al telefono perché ancora non gli aveva restituito i soldi che gli doveva.

mercoledì 16 aprile 2025

Il Trump e Harvard ("take a stab?")

"This kind of language undermines the credibility of the writer and makes it seem like a personal attack or a rant rather than a reasoned critique."

Ho chiesto a ChatGPT se non ci fossero errori ("linguistici" in senso lato) nel recente post del Trump a proposito dell'Università di Harvard. In fondo, mi chiede se desidero essere aiutato per scriverla meglio. Più precisamente mi domanda "Want me to take a stab at that?" Espressione idiomatica, ma volendo "stab" anche dire "arma appuntita, pugnale", sorge il sospetto che anche a ChatGPT stiano venendo pensieri strani. 

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Questo ha scritto il Trump:

"Everyone knows that Harvard has “lost its way.” They hired, from New York (Bill D) and Chicago (Lori L), at ridiculously high salaries/fees, two of the WORST and MOST INCOMPETENT mayors in the history of our Country, to “teach” municipal management and government.

These two Radical Left fools left behind two cities that will take years to recover from their incompetence and evil. Harvard has been hiring almost all woke, Radical Left, idiots and “birdbrains” who are only capable of teaching FAILURE to students and so-called “future leaders.”

Look just to the recent past at their plagiarizing President, who so greatly embarrassed Harvard before the United States States Congress. When it got so bad that they just couldn’t take it anymore, they moved this grossly inept woman into another position, teaching, rather than firing her ON THE SPOT. Since then much else has been found out about her, but she remains in place.

Many others, like these Leftist dopes, are teaching at Harvard, and because of that, Harvard can no longer be considered even a decent place of learning, and should not be considered on any list of the World’s Great Universities or Colleges.

Harvard is a JOKE, teaches Hate and Stupidity, and should no longer receive Federal Funds. Thank you for your attention to this matter!"


Questo mi ha risposto il ChatGPT. 

"Yes, there are several issues in the letter — both in terms of grammar and syntax, and also tone, clarity, and appropriateness (especially for formal or persuasive communication). Here's a breakdown of the main problems:


🔠 Grammar, Syntax, and Usage Issues

  1. Redundancy:

    • “United States States Congress” → should be “United States Congress.”

  2. Inconsistent punctuation:

    • “at ridiculously high salaries/fees” → the slash is informal; better to use “salaries and fees” or “salaries or fees.”

    • Excessive quotation marks around certain words (e.g. “teach,” “future leaders,” “birdbrains”) can feel sarcastic or confusing. Quotation marks should be used more judiciously, especially in serious writing.

  3. Improper capitalization:

    • “ON THE SPOT” → excessive capitalization is generally discouraged in formal writing. Use italics or bold if you want to emphasize something.

    • “Radical Left,” “FAILURE,” “Hate,” “Stupidity” → capitalizing these for emphasis makes the text seem more like a rant than an argument. Use lowercase unless it's part of a proper noun or specific ideological term.

  4. Ambiguity and vague references:

    • “Bill D” and “Lori L” are presumably meant to refer to Bill de Blasio and Lori Lightfoot, but the references are unclear and informal.

    • “this grossly inept woman” – instead of vague pronouns and descriptors, more precise language would be clearer (though still should avoid ad hominem).


🗣️ Style and Tone Concerns

  • The letter is extremely emotive and inflammatory, using words like “idiots,” “birdbrains,” “evil,” “grossly inept,” “joke,” “hate,” “stupidity.” This kind of language undermines the credibility of the writer and makes it seem like a personal attack or a rant rather than a reasoned critique.

  • The tone also lacks objectivity and evidence — it’s filled with insults, but doesn’t give concrete examples or data that would help support the claims.

  • The phrase “Thank you for your attention to this matter!” comes off as disingenuous or sarcastic after such a strongly negative diatribe.

  • ✅ In Summary:

    Yes, there are multiple issues — syntactical, grammatical, and stylistic — that affect the letter’s clarity, professionalism, and overall impact. If you’d like, I can help rewrite it in a more effective and polished tone while preserving the core message or concerns. Want me to take a stab at that?

giovedì 3 aprile 2025

Für ewig


In un intervento recente, Branko Milanovic si interroga sulle diverse fortune di noti politologi (in senso lato), e distingue tre categorie.

Ci sono quelli che sono famosi dans l'espace d'un matin, come Yuvan Noah Harari:

" I am ready to wager though not only that no-one will read him in ten years’ time (actually no-one reads him right now) but that he would not even be remembered. Writers like him are like passing stars: they are with us for a bit and then nobody recollects they were ever around. No-one reads them, nobody quotes them: like comets that suddenly appear and then disappear in the darkness forever."

Ci sono quelli che invece quasi diventano sinonimi di un'epoca, come Francis Fukuyama:

"Even the title of his book is something we use to define the period from approximately 1990 to 2008." Cosa Milanovic ne pensi è desumibile dall'accostamento che propone con un altro di questa categoria, Norman Angell: il suo "La grande illusione", del 1910, teorizza l'impossibilità di grandi conflitti armati nell'epoca di integrazione economica. Fuori dalla loro epoca, nessuno li legge.

Terzo, ci sono gli scrittori la cui influenza si estende oltre alla loro epoca, come per esempio Machiavelli. Milanovic si domanda che cosa causi il successo di questa rara categoria. Non è la generalità delle intenzioni di quel che scrivono. Machiavelli, per esempio, era "del tutto specifico" nel parlare del suo mondo - Firenze e il papato, la Francia e la Spagna.

Per tentare una risposta, aggiungo un altro italiano la cui opera ha trasceso il suo tempo: Antonio Gramsci, di cui in questi mesi sto finalmente leggendo i "quaderni". Una massa di appunti che può essere letta in molti modi distinti: come una notevolissima testimonianza umana, come una ridefinizione del nesso struttura-sovrastruttura, come un'affascinante "guerra di posizione" (i Gramsci sono frequenti le metafore militari) contro Benedetto Croce, il "papa laico" della cultura italiana di quel tempo. 

Machiavelli e Gramsci avevano in comune l'essere fuori dai giochi politici (Machiavelli, certo, con perdurante ambizione di rientrarvi, di farsi "riassumere"). Gramsci scrive a Tania Schucht (19 marzo 2027) «Sono assillato (è questo fenomeno proprio dei carcerati, penso) da questa idea: che bisognerebbe far qualcosa "für ewig", secondo una com­plessa concezione di Goethe, che ricordo aver tormentato molto il nostro Pascoli. Insomma, vorrei, secondo un pia­no prestabilito, occuparmi intensamente e sistematicamen­te di qualche soggetto che mi assorbisse e centralizzasse la mia vita interiore».

Una ricerca für ewig, "per sempre", e aggiunge, "disinteressata". Non è la risposta alla domanda che si pone Milanovic, ma è una chiave d'interpretazione: è necessario distacco, per l'intellettuale, per ragionare oltre al proprio tempo. E ovviamente, questo porta dritti dritti alle preoccupazioni di Gramsci: il ruolo degli intellettuali, le istituzioni di cultura - e quindi, anche, gli intellettuali e l'università. Dove trovare chi oggi, forse senza che nessuno se ne accorga, sta forse scrivendo für ewig? Io credo, in qualche periferia, e forse lontano dall'accademia - senza sottovalutare la complessità dell'accademia, che ha i suoi centri ma anche le sue periferie a volte bizzarre.