giovedì 30 giugno 2022

Alpeninos 2022

Abbiamo ripreso gli incontri appenninici con quel gruppo di scapestrati montanari che si chiama Correcaminos (o, affettuosamente, los Correcas). Ogni anno una settimana da qualche parte negli Appennini o Alpi, da cui il titolo. 
 
Anno dopo anno, in queste pagine ho lasciato traccia di tali spedizioni. Per l'ultima basti dire che ci siamo incontrati sui monti sibillini, tra Umbria e Marche, dai borghi ancora devastati dal terremoto del 2016. Io solo mi sono trattenuto un paio di giorni perché di più non potevo. Basti questo, perché la buona penna di Joaquín Mayordomo ha già scritto un reportage evocativo e condito di belle foto:

Italia, un viaje por las ruinas del olvido

di Joaquín Mayordomo.

E nela fotografia ci siamo noi, in cima al monte che ci osservava, lui e la sua croce, e di cui si racconta.

lunedì 13 giugno 2022

Romagna pagana

Le è ritornato il fuoco di Sant'Antonio e si lamentava. Ma allora, Signora Maria, che cosa prende per guarire. 

La Signora Maria mi guarda strano e mi dice, "mi faccio segnare". E dove, le chiedo. "Da una signora a Vecchiazzano. Ormai sono tutti morti quelli che sanno segnare e si fa fatica a trovare".

Gli alberi erano pieni di ciliegie, piccole perché troppe, ne ho raccolte molte e di più ne ho mangiate. Mai viste tante ciliegie affollarsi sui rami. Si sarebbe dovuto sfoltire e doveva venire un potatore ma poi chi l'ha visto, mi raccontano. Abbondanza non l'ha voluto tra i piedi è gli ha spaccato la testa con la cornucopia. Accade, in Romagna.

martedì 19 aprile 2022

And then, they drunk me under the table

Rachel Naylor (BBC World Service) intervista "mamma Erasmus" Sofia Corradi e me.

Contiene vari ricordi di natura non squisitamente accademica.

Erasmus: Europe's student exchange scheme

"Since 1987, million of students have been able to live and study in other countries in Europe thanks to the Erasmus student exchange programme. The scheme was the result of 18 years of campaigning by Italian academic, Sofia Corradi, who saw the benefits of studying abroad herself back in the 1950s. Sofia Corradi, now known as "Mamma Erasmus", talks to Rachel Naylor, along with Lucio Picci, one of the first students to go on the programme."

martedì 5 aprile 2022

Putin: è affondato

 

Nell'interpretare la Russia (senza pensare alla guerra in corso) si oscilla tra due tendenze: una è di stampo giornalistico (penso per esempio a Masha Gessen) e vede la Russia come una sorta di cleptocrazia criminale di cui Putin è una specie di re sole tenebroso. Gli studi accademici, pur senza negare l'importanza della figura di un autocrate che da oltre a 20 anni è in cima alla cosiddetta "verticale del potere", tentano spiegazioni più articolate, considerando per esempio l'altro grado di competizione tra le elite, e tante tonalità di grigio che in Russia abbondano. 

Vero è che tali studi hanno evidenziato un processo che, nel corso dell'ultimo decennio, ha portato Putin ad essere sempre più solo al potere, circondato da un gruppo ristretto di consiglieri amici di vecchia data, e impermeabile ad opinioni diverse. Penso, per esempio, al libro curato da Daniel Treisman nel 2018, "The New Autocracy: Information, Politics, and Policy in Putin’s Russia" (Brookings Institution Press). E un tale effetto-bolla, aggiungo io, non offre una spiegazione alla sciagurata decisione di invadere l'Ucraina, ma ne è stato la premessa. 

La mia lettura degli ultimi decenni di storia russa segue il secondo approccio. Ma è vero che nella storia esistono le cosiddette "giunture", che sono quei momenti di accelerazione in cui l'apporto individuale lascia maggiormente il segno. E siccome quella odierna la è, vale la pena tornare a una vecchia intervista a un Vladimir Putin che era da poco al potere.

L'8 settembre 2000, a meno di un mese dal disastro del sottomarino Kursk, fu ospite di Larry King. Alla domanda, "mi dica, che cosa è veramente accaduto al sottomarino", seguì l'infame risposta, con un sorrisino che mostrava il vuoto cosmico di empatia: "è affondato" («Она утонула») (minuto 1 e 10). 

domenica 20 marzo 2022

Spese militari e "fondamentali" economici

Nel discutere le spese militari qualche cifra va conosciuta. 

Ponendo uguale a 100 le spese militari complessive dei 30 Paesi membri della NATO (71% di queste sostenute dagli Stati Uniti), ecco quanto spendono tre grandi Paese esterni all'alleanza. 

Russia: 5,6 
Cina: 22,9 
India: 6.6 

Vediamo i "fondamentali", sinteticamente rappresentati dal GDP (che con tutti i ben noti limiti, segnala la potenzialità produttiva di un Paese):

USA: 21.4; Russia: 1,7; Cina: 14,3 (migliaia di miliardi di $; Italia: 2: superiore a Russia, con meno della metà della popolazione).

Per quanto riguarda la "minaccia russa", il conflitto in corso indica, almeno secondo gli esperti in questioni militari che mi è capitato di leggere, che gli effetti della modernizzazione delle forze armate (si veda, per es, *) erano stati sopravvalutati. Inoltre, esse stanno subendo danni ingenti (qui), ed è prevedibile che le sanzioni abbiano un effetto fortemente negativo sulla capacità produttiva futura. 

(Fonte dati spese militari: SIPRI Military Expenditure Database. Dati: $ US a prezzi di mercato; 2020. GDP: scelto il 2019, ultimo anno pre-covid). 

 * Trenin, Dmitri. "The revival of the Russian military: How Moscow reloaded." Foreign Affairs 95, no. 3 (2016): 23-29.

sabato 19 marzo 2022

Corruzione come strumento di governo

Cè un'intervista al politologo Vladimir Gelman su "Meduza". Afferma che la paura gioca un ruolo importante nello spiegare l'adesione della classe politica alla guerra, considerato che "Qualsiasi rappresentante delle élite può essere punito, e non necessariamente per slealtà: a qualcuno possono semplicemente essere ricordati alcuni peccati passati" (l'originale della parte rilevante è in fondo, preceduto dalla "traduzione Google").

E' la tesi sulla quale lavoro da tempo: la corruzione è (anche) uno "strumento di governo", una pratica para-istituzionale che serve per mantenere le elite coese. E così per realizzare delle politiche: alcune eventualmente buone, altre possibilmente terribili e disumane, come una guerra di invasione. In Russia c'è il bastone (la minaccia, che è credibile perché la giustizia è selettiva) e c'è la carota (i vantaggi della corruzione, di cui tutti i membri dell'elite godono), e in un certo senso funzionano benissimo.

Vladimir Gelman insegna alla European University di San Petroburgo. Tre anni fa vi fui ospite per un mese. E' una delle poche università il cui rettore (il sociologo Vadim Volkov) non ha firmato l'appello, promosso dalla Conferenza dei rettori delle università russe, a favore della guerra, pardon, della      "demilitarizzazione e denazificazione" dell'Ucraina (qui). Qualche anno fa le tolsero la licenza alla docenza perché non aveva rispettato la normativa antincendio (sic). Non so ora come se la passino, ma suppongo non bene.


Domanda A proposito, sulla classe politica. Credono piuttosto in questa ideologia, la accettano come uno strumento necessario o hanno semplicemente paura di mostrare disaccordo? 
Risposta - Paura, decisamente. Qualsiasi rappresentante delle élite può essere punito, e non necessariamente per slealtà: a qualcuno possono semplicemente essere ricordati alcuni peccati passati. La paura è stata dimostrata in modo molto chiaro durante la riunione del Consiglio di sicurezza alla vigilia dell'inizio dell'"operazione speciale" in Ucraina. Era chiaro come tutte queste persone abbiano paura di Putin. Per loro il rischio di essere puniti è molto più alto che per i comuni cittadini. —

"Кстати, про политический класс. Они скорее верят в эту идеологию, принимают ее как необходимый инструмент — или просто боятся показать несогласие?"

"— Боятся, безусловно. Любой из представителей элит может быть наказан, причем необязательно за нелояльность — кому-то могут просто припомнить какие-то прошлые прегрешения. Страх был очень наглядно продемонстрирован в ходе заседания Совета Безопасности накануне начала «спецоперации» в Украине. Там было видно, как все эти люди боятся Путина. Для них риск быть наказанными гораздо выше, чем для простых граждан."

sabato 5 marzo 2022

Una foto, non un "fake"


La Russia oggi è a metà strada tra la Russia di due settimane fa e la Corea del Nord. Parlare di guerra dicendo le cose come stanno è stato orwellianaente definito "diffondere fake" e dichiarato reato.

Qualche anno fa trascorsi un mese a San Pietroburgo e avevo una stanza in un appartamento, non lontano da dove, sul Lungoneva degli inglesi, l'Aurora diede il segnale della Rivoluzione d'ottobre. Passarono più persone in quell'appartamento, per periodi più brevi, e tra queste A., col quale feci chiacchiere in più occasioni. Viveva in una città del nord ed era a San Pietroburgo per affari. Diventammo "amici" su Facebook.

E su Facebook (ormai non accessibile in Russia, a meno di non avere una VPN) ha pubblicato quanto traduco qui sotto. La foto è di un T34, il carro armato russo della 2a guerra mondiale.

Tutto questo addolora molto, per gli ucraini, e per i russi.

E' UNA FOTO, NON UN "FAKE"!

Questa foto è mia ed è stata scattata nel 2013 durante un viaggio a Volgograd con la classe di mio figlio, nei luoghi della battaglia di Stalingrado.

Il programma di quel tour, su mia richiesta, fu ampliato per includere una visita a Kalach-on-Don e Rossoshki. Un bel panorama, e proprio all'ingresso principale si trovano i resti di questo carro armato.

E' un "trentaquattro", un T34, che no dà la voglia di farsi fotografare con lo sfondo di altri carri armati e cannoni semoventi dipinti come in parata militare.

Questo è probabilmente il monumento più pacifista alla guerra che abbia mai visto, e per qualche motivo mi si è inciso nella memoria e vi è rimasto per sempre.

Guardando un carro armato che si è frantumato in schegge, capisci la natura disgustosa della guerra. Ti rendi conto che il carro armato è essenzialmente una fossa comune per l'equipaggio, e non le belle manovre e il tiro ai bersagli.

E penso che tali carri armati e quel che ne resta dovrebbero essere portati alle parate, in modo che la gente veda che le armi non significano solo vittoria. Anche morte.

Eppure, per avere un seguito più ampio, a tali monumenti vale la pena aggiungere l'odore della carne umana fritta, o l'odore cadaverico dei corpi decomposti di soldati e carristi morti, durante lo scioglimento delle nevi primaverili.

Così che sia ricordato e inciso nella memoria per sempre da tutti coloro che lo vedono. In modo che non ci sia voglia di gridare, appladire, e ripetere.

E poi, nel 2013, guardando quel "trentaquattro", semplicemente non potevo immaginare che dopo  nove anni avrei guardato quotidianamente nel "Telegram" resti simili di moderni carri armati russi bruciati nella vastità dell'Ucraina. E neppure potevo immaginare che la guerra non ci avrebbe insegnato nulla. Che a qualcuno potesse venire il desiderio, e il sostegno, di impadronirsi di un paese straniero. E non posso farci niente...

mercoledì 2 marzo 2022

Cipollino e l'Ucraina

"Russia launched what Vladimir Putin called a “special military operation” into Ukraine from the east, south, and north. “When you invade a sovereign nation, that is a war crime,” said Condoleezza Rice, who served as U.S. national security adviser from 2001 to 2005." 

Mi rendo conto che sto assillando chi passa per queste pagine con la storia di Cipollino, di Gianni Rodari, che sto leggendo in un "tandem linguistico" con una molto simpatica signora che vive a 466 km da Mosca. Ma sono uno persona maniacale vittima delle sue fissazioni: come tutti voi, del resto.

E' ormai da un anno che con questa signora ci vediamo - non solo per Cipollino, che si avvia  verso la fine: prima ci eravamo dedicati alla Dama di picche di Pushkin. E' un anno che ci conosciamo e avevamo tutti e due avuto il tatto di mai neppure accennare a temi di politica. Perché parlare di Putin quando si ha per le mani Pushkin, e persino Cipollino? Con la guerra in corso, credo però che sarebbe stata una forzatura non farlo: questo ho pensato ieri l'altro, prima di incontrarla.

Ha iniziato lei, con un accenno alla situazione difficile, per poi passare subito al racconto della fuga e del ritorno del suo cagnolino, di cui in passato mi ha inviato brevi video mentre scava sotto la neve. E' davvero un cane simpatico. Infine abbiamo parlato della guerra, senza mai fare il nome di Putin. Le ho detto che nel 2003 condannai l'aggressione americana in Iraq, e che ora sono contro l'aggressione russa in Ucraina. Lei mi ha accennato agli abusi Ucraini nelle province di Donetsk e di Lugansk. Ho fatto presente che in nessun modo si giustifica un'invasione, e non era in disaccordo. Ci siamo poi trovati d'accordo nel considerare la guerra una cosa disastrosa, per gli Ucraini e anche per i Russi. Per chi tra loro è stato mandato a combattere, e anche per chi sta a casa. Dopo questi discorsi, le ho detto, "dai, torniamo al nostro Cipollino", e anche in questo ci siamo trovati molto d'accordo.

In alto, Harper's Magazine, nel suo "Weekly Review", ricorda qualcosa a Condoleezza Rice, che porta responsabilità gravissime per la guerra in Iraq. Alla fine, quel che ci si ricorda dipende da chi vince - o magari perde, così come persero gli Stati Uniti in Iraq prima che in Afghanistan, ma è abbastanza potente da incassare. E la logica di potenza influenza come si racconta la storia, e per questa via, la nostra idea di quel che è etico e di quel che non lo è. Niente che non sappiarmo, ma forse è da tenere presente, mentre condanniamo la criminale invasione russa all'Ucraina, come dobbiamo. 

E poi, torniamo a Cipollino. Anzi, visto che con questa tristezza un po' d'allegria non guasta, al Barone Melarancia, che nel disegno in alto si vede contento, mentre nella cantina del castello ruba bottiglie di vino pregiato ai suoi ospiti.


domenica 20 febbraio 2022

The Afghanistan Papers (oppure, "economia dei media")

 "This knowledge only came to light because the leadership of The Washington Post, my professional home for the past 23 years, made an institutional commitment to uncover the truth about the longest war in American history. When SIGAR repeatedly stonewalled my public-records requests, The Post faced a decision: back down and move on to an easier story, or else, sue the federal agency under the Freedom of Information Act (FOIA).

Hauling the federal government into court is not for the faint-hearted. FOIA lawsuits are almost always expensive and time-consuming—words that no editor wants to hear—and there is no guarantee a case will go your way. So I will be forever grateful to The Post’s leadership for their resolve and dedication."

The Afghanistan Papers. A secret history of the war. (p. 278), di Craig Withlock. Simon and Shuster, 2021.

Per diversi anni (forse troppi) ho insegnato "economia dei media" (qui), all'interno del corso di laurea magistrale in Mass Media e Politica. Recentemente l'Università di Bologna ha deciso di chiudere tale programma di studi, e così non ripeterò.

Nel corso degli anni ho tormentato i miei studenti in svariati modi, di cui fornisco un esempio. Ho argomentato che per parlare di media si deve essere in grado di ragionare di tecnologia (e di innovazione tecnologica), e si deve avere un'idea per quanto possibile precisa di una serie di "tecnologie abilitanti", anche nel loro sviluppo storico (non penso che interessi, ma qui si argomenta il come e il perché). 

Ho poi sottolineato altri ambiti di rilevanza di quel che potremmo chiamare le condizioni materiali della produzione dei media, ad iniziare dalla loro "struttura dei costi". Considerato anche che si parlava di rapporti tra mass media e politica, ho argomentato che il giornalismo investigativo è molto importante in una democrazia, ma è costoso e vulnerabile.

Al riguardo, ho terminato di leggere The Afghanistan Papers, di Craig Withlock, un giornalista del Washington Post. Racconta il disastro che è stata la guerra in Afghanistan e si basa su una serie di inchieste che si sono servite di "FOIA" ("Freedom Of Information Act": quel che noi chiameremmo "accesso generalizzati agli atti"). In alto riporto un breve brano che dà l'idea della complessità e del costo di quanto realizzato. E' un esempio di come non possa esistere giornalismo investigativo di qualità in assenza di organizzazioni abbastanza solide per realizzarlo.

Mi piacerebbe poter menzionare questo libro ai miei studenti per poterli provocare un'ultima volta, perché la situazione dei media in Italia è depressa e deprimente (ma buone cose accadono: per esempio, questo), e si deve saper guardare fuori. Non solo verso gli Stati Uniti, ma anche verso luoghi meno ovvi (per esempio, la Russia: qui).

Ma il tempo è scaduto, e non so bene come nel corso degli anni abbiano reagito a questo strano corso e alle sue piccole provocazioni quotidiane. Chi meglio e chi peggio, immagino. Alla fine, ad insegnare (ad avere la presunzione di avere qualcosa da raccontare) ci si trova sempre sul filo, tra incontro e disincontro.

mercoledì 12 gennaio 2022

Openpolis: mi sono tesserato

 


Senza un giornalismo di qualità non può esistere una vera democrazia. In questi anni di crisi brutale del giornalismo, dovremmo ricordarci di fare tutti qualcosa (se si può, e nella misura in cui si può) per contribuirvi.

Quest'anno mi sono tesserato a Openpolis. Li conobbi molti anni orsono - persino li andai a trovare a Roma, quando ancora avevano sede a San Lorenzo, per parlare di dati. Recentemente li ho incrociati nuovamente, all'interno di un progetto dell'Autorità Nazionale Anticorruzione in cui sono coinvolto. Fanno un lavoro di grande qualità coi dati, della politica, e non solo.

Vi ho convinti? Se si, qui si entra.

E se non vi ho convinti pazienza, e ci sono senz'altro diverse valide alternative, in Italia e all'estero, per contribuire al giornalismo, che vuol dire, alla democrazia.


venerdì 31 dicembre 2021

Prepararsi


Due acquisti per l'anno che verrà. Maschere FFP2, quantità, 50, colore, blu.



Poi ho deciso che il 2022 sarà l'anno dell'Onegin di Puskin, dato che chiunque capisca qualcosa di Russia sostiene che senza quello davvero ti manca un pezzo. Edizione bilingue con traduzione a lato, libro grande e spesso, utile anche come arma se tirato con mira. Le occasioni non mancheranno. Per indossare le mascherine, intendo. E buon anno a tutti.

lunedì 13 dicembre 2021

Cipollino


"Allora, giovane, mi segui o no?"  

Così la Talpa a Cipollino, che si infila nel tunnel e scappa dalla sua cella, facendo infuriare il Cavaliere Pomodoro. 

Continuo a leggere Cipollino, che non è storia, ma gran romanzo di popolo, nel tandem linguistico russo/italiano con una simpatica signora che vive a Tambov. La scelta è sua e la ringrazio per avermi fatto riscoprire Gianni Rodari, e scoprire questo libro che non avevo mai letto. Cipollino è un vero capopoplo, e l'umanità v'è tutta: i potenti, gli oppressi, i servi e i ruffiani.

martedì 7 dicembre 2021

Je suis bibitaro

Ancora una volta un politico si è riferito negativamente al lavoro del "bibitaro" (venditore di bibite), giudicandolo non prodromico alle alte fatiche dello statista. Mi sono rammentato che anch'io fui bibitaro, e non me ne vanto perché fu con scarso onore. Per evitare futuri ricordi col contagocce, metto in fila tutte le mie migliori esperienze professionali. Tra il serio e il faceto: è tutto vero, ma in un paio di casi si trattò di carriere tanto brillanti quanto fulminee.

BIBITARO E PANINARO. In gita autogestita in prima superiore, con Luigi riempimmo i tascapani per vendere con sovrapprezzo  ai compagni di classe, sul treno, diretti a La Spezia-Cinque Terre. Eravamo adolescenti problematici, marginali, e in cerca di rivalsa.

RACCOGLITORE DI MONETE ALLA FONTANA DI TREVI. L'ho raccontato qui.

OPERAIO METALMECCANICO. Per due mesi, tra la 2a e la 3a liceo. Con i soldi racimolati ricattai i miei: o la 4a negli Stati Uniti, o mi compro una Laverda 125-4 tempi. Scelsero la prima e così sono ancora vivo, perché in moto ero disastroso.

CUCITORE DI VESTITI PER BAMBOLE (giuro). Vigeva una sorta di cottage system. Se non ricordo male, per 5 lire a pezzo. O erano 25. Macchina taglia-cuci marca "Rimoldi", ancora ricordo.

DISTRIBUTORE DI VOLANTINI. Sempre con Luigi e per molti mesi, avevamo forse quindici anni, lavoro minorile "in nero". In un'occasione dovevamo distribuire volantini della Democrazia Cristiana all'entrata di una fabbrica (Mangelli, a Forlì). Lui si rifiutò, obiettò insomma, forse così riscattandosi della disonorevole esperienza da bibitaro. Io no, ed è per questo che non diventerò mai ministro.

Quel politico non ha usato il termine "bibitaro" in modo generico, ma si è riferito più particolarmente alla vendita del chinotto. E se non altro per questo avrebbe fatto meglio a tacere: perché sul chinotto l'ultima parola la dissero gli Skiantos, in una canzone di tanti anni fa. 

Un altro paio di "mestieri" li ometto, perché non sono sicuro che siate pronti.

domenica 28 novembre 2021

Le guerre puniche

 In seguito a lamentela ministeriale si è avuta una querelle sulle guerre puniche (vedi foto). Provando per esse un certo affetto, l'ho presa un po' sul personale. 


Mette l'accento su diverse questioni importanti: per esempio, il ruolo che giocò l'innovazione tecnologica - tema che al ministro, se non altro per dovere isttuzionale, dovrebbe esser caro.

Annoto un paio di questioni ulteriori. Primo, l'aspetto strategico, di cui si tratta in un bel libro di Basil Henry Liddell Hart che lessi anni fa, Scipio Africanus: Greater Than Napoleon (*). Liddell Hart fu un militare e teorico di strategia militare. All'indomani del disastro strategico che fu la Prima guerra mondiale combattuta in trincea, lui ed altri si interrogarono su come condurre la guerra in modo diverso. Fu in questo contesto che per esempio nacquero le teorizzazioni sull'uso autonomo della forza aerea (a produrre, poi, quell'altro tipo di orrore che sarebbero stati i "bombardamenti strategici"). Liddell Hart in particolare si concentrò sull'idea di "approccio indiretto": se A vuole conquistare B, non seguirà la linea diretta, "a la Clausewitz", ma passerà per C. E così studiò Scipione, che giudicò esemplare di tale punto di vista strategico.

E poi, consiglio la lettura di Polibio, di cui in calce riporto un'antica analisi di quel che oggi chiameremo un processo di globalizzazione. 

Studiare le guerre puniche insomma serve: per ragionare di strategia, di innovazione tecnologica e, si veda sotto, di globalizzazione. E inoltre, l'Italia in un certo senso vende le guerre puniche al mondo, considerando l'importanza del turismo internazionale "culturale": si deve conoscere il proprio prodotto, sia per piazzarlo, sia per innovarlo - per aumentarne il valore aggiunto e per renderlo più sostenibile.

Non sono sicuro che il dibattito scaturito dalla presa di posizione del Ministro Cingolani sia servito. Certo, ha indotto a "ripassare" le guerre puniche, che male non fa. Forse, ha permesso di argomentare, correttamente, che la contrapposizione tra saperi è improduttiva. Ma non mi pare che sia servito a Cingolani e al suo ministero, che avrebbero un interesse a promuovere altre discussioni. Perché l'attenzione del pubblico è limitata, e va utilizzata e indirizzata con cura.

Ora, Polibio.

“Anteriormente a questi avvenimenti le vicende delle varie parti del mondo erano per così dire isolate le une dalle altre, poiché i fatti erano tra loro indipendenti quanto ai piani, alle conseguenze, ai teatri di attuazione. Dopo questi avvenimenti invece la storia viene a costituire quasi un corpo unitario, le vicende dell’Italia e dell’Africa settentrionale si intrecciano a quelle dell’Asia e della Grecia e i fatti sembrano tutti coordinarsi a un unico fine” (Polibio, Storie, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1955, p. 5.)

E si veda inoltre, a p. 218. “Ai giorni nostri, invece, in Asia per merito della conquista di Alessandro, negli altri luoghi grazie al dominio dei romani, quasi tutte le regioni sono divenute accessibili, per mare o per terra: gli uomini d’azione sono liberi, ormai, dall’ambizione della carriera militare o politica, quindi dispongono di ogni possibilità di dedicarsi allo studio e alla ricerca”.

Riportando questi brani (in questo libro, p. 199) aggiungevo: "Il giudizio di Polibio sulle mutate motivazioni dell’agire umano, e sulle conseguenti ricadute positive di queste sulla ricerca scientifica e sulla produzione culturale, era forse eccessivamente ottimistico, ma indubbiamente moderno. Polibio descriveva un “uomo nuovo”, non pressato dall’ambizione e dalle esigenze economiche e per questo in
grado di dedicarsi alla fruizione e alla produzione di beni immateriali. Quel che oggi chiameremmo un prosumer, metà tra producer – l’attività di ricerca – e consumer – lo studio. Sul concetto di prosumer,
si veda l’opinione di Derrick de Kerckhove, Derrick de Kerckhove, The Skin of Culture: Investigating the New Electronic Reality, Somerville, Toronto, 1995; trad. it. La pelle della cultura. Un’indagine sulla nuova realtà elettronica, Costa & Nolan, Genova, 1996. Anche de Kerckhove, come Polibio, è assai ottimista." 

(*) Titolo originale: A Greater than Napoleon: Scipio Africanus; W Blackwood and Sons, London, 1926; Biblio and Tannen, New York, 1976)

domenica 31 ottobre 2021

Manager di utility magnetica


La seconda volta che andai a Roma avevo 14 anni, in un viaggio molto intricato di cui taccio, a parte il dettaglio seguente. Andai anche alla Fontana di Trevi e mi misi ad osservare un ragazzetto, poco più di un bambino, che aveva un filo e una calamita e cercava di raccogliere monete dall'acqua. Ora sarebbe impensabile, ma allora il luogo era meno presidiato di oggi, o forse dato che era un bambino lo lasciavano fare. Chissà, ma non stava raccogliendo nulla, attaccai discorso e gli proposi un fifty-fifty. 

Per breve tempo fummo soci in affari e qualcosa mi pare raccogliemmo, per cui, nella mia biografia professionale su Linkedin, oltre a "distributore di volantini" (vero, c'è), dovrei aggiungere "Manager di utility magnetica in water company dal rilievo multinazionale".

A Roma si sono incontrati per il G20, e i grandi capi hanno tutti lanciato nella fontana una monetina coniata apposta (foto in alto). I mestieri si possono abbandonare col tempo, ma conserviamo le professionalità acquisite: io di quelle monete saprei occuparmi.