sabato 24 ottobre 2020

The Boss



Mi è capitato di ascoltare due interviste a Bruce Springsteen. Qui, su NPR (22 ottobre) sul suo ultimo album, Letter to You. E una sua breve dichiarazione, su twitter, a proposito di Trump. 

Non sono mai stato un suo fan. All'inizio di giugno dell'83, alla radio c'era Springsteen, sull'auto di un compagno di scuola che mi dava un passaggio a casa, che mi disse, Springsteen, "either you love him, or you hate him". 

La scuola era frequentata da gente varia, un po' classe media, un po' operari, a seconda dei quartieri di provenienza. A cavallo tra Pennsylvanya e New Jersey, erano gli anni della deindustrializzazione, che colpì duramente quelle comunità a due passi da Allentown (canzone di Billy Joel) e dalle acciaierie di Bethlehem.

Tornando da scuola con l'autobus giallo, un paio di studenti seduti in fondo si passavano una canna. L'autista se ne accorse, si fermò, si voltò verso di loro e con calma, come se fosse una cosa normale, li invitò a smettere. Col bus a un certo punto si entrava in una zona di case strette da operai, bianchi, auto vecchie parcheggiate.

Springsteen è di Long Branch, NJ, sull'oceano, a nord di Long Beach Island. Long Beach Island: cottage in legno non distanti dal mare, e spiaggia che ricordo sempre spazzata dal vento. Lì andammo anche il giorno dopo il Prom, in una casa di qualche amico.

A pensarci, in quei mesi, a nord di Philadelphia, era un po' come esser dentro una canzone di Springsteen, che non mi è mai piaciuto molto, ma che è bravo. Per cui, non è vero che o lo ami, o lo odi, e quell'amico aveva torto.

mercoledì 21 ottobre 2020

Tapatío


Ognuno, quando è veramente sotto pressione per la quantità di cose da fare, reagisce a suo modo. Io guardo negli occhi il Tempo, lo mando a quel paese,  lo provoco e lo sfido, occupandomi di cose che non c'entran nulla.

Come non indugiare, per esempio, sull'aggettivo tapatío che, apprendo or ora da un tweet della Real Academia, significa: .

tapatío, a

1. adj. Natural de Guadalajara, capital del estado de Jalisco, en México.

(RAE)

E sull'etimologa, si veda quel che segnala la Real Academia stessa, in non so quale antico libro (foto).

Non ho mai visitato quella parte del Messico, ma ora ne sento molto la necessità.

Quanti minuti ho perso?


lunedì 12 ottobre 2020

Pensando al Generale Giap


A fine gennaio, attraversato il confine laotiano, mi fermai un giorno abbondante a Dien Bien Phu, luogo della battaglia in cui il General Giap, nel 1954, guidò la vittoria contro i francesi. 
La città sorge su alcuni colli nel mezzo di una grande pianura circondata dai monti. Su quei colli i francesi avevano costruito fortificazioni imponenti, che il generale francese, un personaggio bizzarro, aveva chiamato tutti con nomi di donne - si dice, delle sue ex-amanti. La foto in alto è dalla cima di Elaine. Quella in basso, dalla cima di un colle che si trova più a nord (sormontato dal monumento della foto sotto), da un'idea dell'orografia: Dien Bien Phu è un enorme catino, e una trappla in cui i francesi si misero da soli.

In questi giorni mi torna in mente il Giap, morto nel 2013 a 102 anni, e personaggio politicamente rilevante sino alla fine. Fu po' la coscienza morale del Vietnam, che dal 1986, con la Đổi Mới (“Rinnovamento”) cambiò rotta. Alcuni articoli di utile lettura:

General Giap Reaches 100. Di Tom Fawthrop. The Diplomat, 24 agosto 2011.
General Vo Nguyen Giap obituary. The Guardian, 4 ottobre 2013.






sabato 10 ottobre 2020

Qua è là

Frequenza corso in "Quantitative Methods", ottobre 2020

Di sti tempi è sottile la linea tra il qua e il là. Lo studente che frequenta da Ulan Bator, Mongolia, vorrebbe venire qua, ma non può. Ma da là è anche qua, perché lo vedo collegato. 

E io che son qua avrei voglia d'andare a scovare tutti gli studenti in giro per il mondo: una studentessa in Cina, tre mi pare sono in Turchia, e poi in Portogallo, eccetera. Basterebbe poi il treno, per presentarmi a casa dei tanti che sono sparsi lungo lo stivale.

Chissà, data la stranezza dell'anno, e la sottilezza delle linee, se mi vedessero alla loro porta forse non si meraviglierebbero neppure troppo. E mi offrirebbero un caffè o un tè, a seconda delle abitudini. Sicuramente, in qualche modo farei giornata.

mercoledì 7 ottobre 2020

Guide turistiche involontarie


Lo acquistai (*) a Los Angeles per 25 dollari un vent'anni fa, e da allora credo di averlo aperto non più di un paio di volte. Non ricordavo neppure bene che cosa fosse, se una divagazione di 700 pagine su "La guerra del Peloponneso", o l'opera stessa, commentata. È la seconda, corredata da  mappe che permettono di localizzare le vicende. Bello. 

E così ho iniziato a rileggere Tucidide (la prima volta mi dissi, ma che libro incredibile, e la disfatta in Sicilia mi è rimasta come scolpita in testa). Con le mappe svolgerà meglio il suo ruolo di guida turistica involontaria della Grecia - guida retrospettiva, con un piano geografico, e uno temporale, che suppongo essere tra di loro disciplinatamente ortogonali.

Le mie guide turistiche preferite sono state, nel tempo: 

India: Naipaul, A million mutinies now. Arundhaty Roy, The God of Small Things (Kerala), e The ministry of utmost happiness (Delhi). 

Colombia: un po' Álvaro Mutis, un po' Garcia Márquez . 

E poi menziono il bellissimo Giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani, che ho terminato di leggere un paio di giorni fa e che mi ha mostrato Ferrara. 

Per altri luoghi del mondo dovrò pensarci sopra. Ci vorrebbe un libro, o almeno un pamphlet, che serva come guida delle guide, che altrimenti ci si perde.

(*) Robert B. Strassler (ed.), 1996. "The Landmark Thucydides. A comprehensive guide to the Peloponnesian war". Simon and Shuster.

lunedì 5 ottobre 2020

Giuggiole

Io non credo a chi non ha una sua droga. Né a chi per superare crisi di astinenza non s'ingegna.

giovedì 3 settembre 2020

Divagazioni imperiali

 


Sto preparando uno dei corsi che inizierò a insegnare a breve, e come al solito divago. O forse no. Chiunque sia interessato al biglietto aereo che Ala Littoria vendeva, nel '1938, per viaggiare lungo la "Via dell'Impero" da Roma a Addis Abeba, troverà imprescindibile il mio breve scritto. Ed è solo l'appendice di una più ampia opera, che risparmierò a voi, ma non agli ignari studenti.

domenica 30 agosto 2020

Monte Paolo


Nel lato sud i diversi contrafforti si uniscono senza troppo dislivello, a disegnare nella mappa la traccia più meridionale, che in certi punti si affaccia sui calanchi. Scendendo si andrebbe a Rio dei Cozzi, e continuando ancora si risalirebbe per altri contrafforti, sino a Monte Paolo.

E Massimo mi dice, vai a Monte Paolo che è bello. E altri aggiungono, c'è un eremo con delle suore e sì, è bello. Ma a Monte Paolo non sono andato. Ho però esplorato, una trentina di km per volta, i colli tra due castelletti medievali: Oriolo dei fichi e Monte Poggiolo (dove entrai, da ragazzino, quando non era ancora recintato: ti arrampicavi ed entravi per un'apertura). 

Salendo dalla pianura per strade non asfaltate e a volte spingendo la bicicletta, a piedi, quasi in mezzo ai campi, e spesso fermandomi per l'uva e per i fichi. Ma a Monte Paolo, proprio a Monte Paolo, non sono arrivato.


martedì 4 agosto 2020

"Corruzione" nei "Quaderni" di Gramsci

Il termine "corruzione" appare nei Quaderni del Carcere (di cui considero l'edizione Einuadi a cura di Valentino Garretana *) una ventina di volte (con qualche ripetizione di cui non ho avuto voglia di verificare il motivo). La prima occorrenza (Quaderno 1, pg. 36), riguarda l'osservazione "che lo strato che avrebbe potu­to organizzare il malcontento meridionale diventava uno strumento della politica settentrionale, un suo accessorio «poliziesco»; il mal­contento non poteva cosi assumere aspetto politico e le sue manifesta­zioni esprimendosi solo in modo caotico e tumultuario diventavano «sfera» della «polizia»." 

Gramsci segnala come "a questo fenomeno di corruzione aderivano sia pure passivamente e indirettamente anche uomini egregi come il Croce e il Fortunato".

Il termine, qui, connota una distanza tra le intenzioni (per esempio, del Croce e del Fortunato) e l'effetto del loro agire, senza che nei confronti di questi vi sia condanna morale.

Ragionando dell’introduzione del suffragio univer­sale ai tempi di Giolitti (Quaderno 1, p. 37), Gramsci segnala come esso, allargando "in modo impressionante la base parlamentare nel Mezzogiorno", "rendeva difficile la corruzione individuale (troppi da corrompere!)." Qui, il termine è nel senso dello scambio illegale.

La terza occorrenza del termine è per me la più interessante:

"L’eserci­zio «normale» dell’egemonia nel terreno divenuto classico del regime parlamentare, è caratterizzato da una combinazione della forza e del consenso che si equilibrano, senza che la forza soverchi di troppo il consenso, anzi appaia appoggiata dal consenso della maggioranza espresso dai cosi detti organi dell'opinione pubblica (i quali perciò, in certe situazioni, vengono moltiplicati artificiosamente). Tra il con­senso e la forza sta la corruzione-frode (che è caratteristica di certe situazioni di difficile esercizio della funzione egemonica presentando l’impiego della forza troppi pericoli), cioè lo snervamento e la paralisi procurati all’antagonista o agli antagonisti con l ’accaparrarne i diri­genti, copertamente in via normale, apertamente in caso di pericolo prospettato per gettare lo scompiglio e il disordine nelle file antago­niste."  (Quaderno 1, p. 59)

Qui il termine di corruzione, affiancato poi a "frode", indica uno scambio o mercimonio, ed è segnalato come derivante da una difficoltà di "governo" dell'egemonia, altrimenti basata su un misto di costruzione del consenso, e di utilizzo dela forza. La corruzione è quindi vista in modo esplicito come uno strumento di governo, se pure in una situazione di crisi.

Il termine "corruzione" appare tre volte immediatamente di seguito, ed è qualificato come "dissoluzione morale" e "tradimento di un principio", laddove Gramsci nota che "Nel periodo del dopoguerra, l’apparato egemonico si screpola e l’esercizio dell’egemonia diventa sempre più difficile.":

"Le forme di questo fenomeno sono anche, in una certa misura, di corruzione e dissoluzione morale: ogni gruppetto in­ terno di partito crede di avere la ricetta per arrestare l’indebolimento dell’intero partito e ricorre a ogni mezzo per averne la direzione o al­ meno per partecipare alla direzione cosi come nel parlamento [il par­tito] crede di essere il solo a dover formare il governo per salvare il paese o almeno, per dare l’appoggio al governo, di doverci partecipa­re il più largamente possibile; quindi contrattazioni cavillose e minu­ziose che non possono non essere personalistiche in modo da appari­re scandalose. Forse nella realtà, la corruzione è minore di quanto si creda. Che gli interessati a che la crisi si risolva dal loro punto di vi­sta, fingano di credere che si tratti della « corruzione » e « dissoluzio­ne» di un «principio», potrebbe anche essere giustificato: ognuno può essere il giudice migliore nella scelta delle armi ideologiche che sono più appropriate ai fini che vuol raggiungere e la demagogia può essere ritenuta arma eccellente. Ma la cosa diventa comica quando il demagogo non sa di esserlo, quando cioè si opera praticamente come se si creda realmente che l’abito è il monaco, che il berretto è il cervello. Machiavelli e Stenterello."

Una sesta volta il termine appare (Quaderno I, p. 132) laddove si parla di emigrazione, nuovamente, nell'accezione di decadimento - anzi, decomposizione - "politica e morale": 

"In Italia emigrò solo la massa lavoratrice, prevalentemente ancora informe sia industrialmente, sia intellettual­mente. Gli elementi corrispondenti intellettuali rimasero e anch’essi informi, cioè non modificati per nulla dall’indu­strialismo e dalla sua civiltà; si produsse una formidabile di­ soccupazione di intellettuali, che provocò tutta una serie di fenomeni di corruzione e di decomposizione politica e morale, con riflessi economici non trascurabili."

Poi, Gramsci menziona la corruzione chiaramente nel senso di "tangente", considerando l'onestà di Quintino Sella, che "Si oppone all’approvazione del disegno di legge per la Regia dei tabacchi, presentato da un ministero di Destra perché c’era odor di corruzione e di loschi maneggi in quel grosso affare che il ministero Menabrea si accingeva a convalidare." (Quaderno II, p. 186).

Si riscontra inoltre il termine inoltre laddove si parla di Islam, confrontando i "nove secoli" impiegati dal Cristianesimo "a evolversi e ad adattarsi", con l'esigenza per l'Islam di "correre vertiginosamente". A questo riguardo, insieme ad altre considerazioni che ometto, menziona "il motivo del ritorno alle «origini» tale e quale co­me nel cristianesimo; alla purezza dei primi testi religiosi contrapposta alla  corruzione della gerarchia ufficiale". (Quaderno II; p. 248).

Il termine appare un'ultima volta all'interno di un ragionamento sulla classe dirigente francese:

"E sono inattuabili anzitutto per colpa di tanta parte dell’ari­stocrazia e borghesia di Francia, poiché dalla corruzione e dall’apo­stasia di questa classe dirigente fino dal secolo XV originò la corru­zione e l' apostasia della massa popolare in Francia, avverandosi anche allora che regis ad exemplum totus componitur orbis."

Si cita ancora il termine, direi nel senso di tangente, trattando il problema dei dazi, laddove Gramsci afferma che "Quando l’assenza di ma­ terie prime assurge a motivo di politica militarista e nazio­ nalista (non certo imperialista, che è grado piu sviluppato dello stesso processo) è naturale domandarsi se le materie prime esistenti sono bene sfruttate, perché altrimenti non si tratta di politica nazionale (cioè di una intera classe) ma di una oligarchia parassitarla e privilegiata, cioè non si trat­ta di politica estera, ma di politica interna di corruzione e di deperimento delle forze nazionali." (Miscellanea; p. 775).

Vi è poi una lunga citazione dagli Elementi di scienza politica di G . Mosca (Quaderno 8, p. 963) in cui il termine corruzione appare accanto a "bassezza e viltà" nel suo senso morale.

Di "corruzione del secolo" si parla inoltre in una citazione da Lanson, Storia della letteratura francese, Hachette, 19“ ed., pp. 160-61 (Miscellanea, p. 1005).

Riporto per intero, per l'attualità che ha alla luce delle recenti proteste in seguito all'omicidio da parte di forza di polizia statunitensi del nero Gerge Floyd:

"(117 ). Americanismo. La delinquenza. Di solito si spiega lo sviluppo della delinquenza organizzata in grande stile negli Stati Uniti come una derivazione del proibizioni­smo e del relativo contrabbando. La vita dei contrabban­dieri, le loro lotte ecc. hanno creato un clima di romantici­smo che dilaga in tutta la società e determina imitazioni, slanci avventurosi ecc. È vero. Ma un altro fattore occorre cercarlo nei metodi di inaudita brutalità della polizia ame­ricana: sempre lo «sbirrismo» crea il «malandrinismo». Questo elemento è molto più efficiente di quanto non paia nello spingere alla delinquenza professionale molti indivi­dui che altrimenti continuerebbero nell’attività normale di lavoro. Anche la brutalità delle «terze sezioni» serve a na­scondere la corruzione della polizia stessa ecc. L ’illegalità elevata a sistema degli organi di esecuzione determina una lotta feroce da parte dei malcapitati ecc." (Quaderno 8, p. 1010-1011).

Qui corruzione può essere intesa sia come "della polizia", nel senso di una distanza tra quel che dovrebbe essere, e que che è, sia nel senso che poliziotti ricevono compensi illegali di qualche tipo che ne condizionano le azioni.

Laddove si afferma che "I libri dei «destri» dipingono la corruzione politica e morale nel periodo della sinistra, ma la letteratura degli epi­goni del Partito d’Azione non presenta come molto migliore il pèriodo del governo della destra.", il termine è ben qualificato dagli aggettivi. (Quaderno 19, p. 1155).

(Riappaiono, nel Quaderno 13, dei brani già considerati)

La corruzione è nuovamente "politica" e "morale" in un riferimento a De Sanctis, che "accentua nel Rinascimento i colori oscuri della corruzione politica e morale; non ostan tetu ttii meriti che si possono riconoscere al Rinascimento, esso disfece l'Italia e la condusse serva dello straniero." (Quaderno 17, p. 1909).

E nuovamente, si ha "corruzione politica e morale" (Quaderno 19, p. 1977) "nel periodo della Sinistra al poteere", secondo i "libri dei «destri»".

(Nel Quaderno 19, a p. 2039 e 2040, riappaiono dei brani già considerati).

Per ultimo, il termine appare in un senso generale all'interno di considerazioni sull'"industrialismo":  "anche l’antiproibizionismo non fu voluto da­ gli operai, e la corruzione che il contrabbando e il banditi­smo portò con sé era diffusa nelle classi superiori" (Quaderno 22, p. 2162).

Per riassumere: Gramsci utilizza il termine prevalentemente nella sua accezione antica (ma presente tutt'oggi) di decadimento morale, ma anche di distanza magari inconsapevole tra quanto è dichiarato, e quanto avviene nella realtà (il caso di Croce e Fortunato). In tre occasioni il termine è utilizzato nel senso di "tangente" (il primo, in cui si fa riferimeno al voto di scambio, più difficile da ottenersi col suffragio elettorale; il secondo, in cui si considera la "corruzione-frode" che si affianca all'utilizzo di "consenso e forza", quando queste da sole non bastano per governare, e il secondo, nel caso dei maneggi relativi alla "Regia dei tabacchi" scongiurati dal vigile Sella. 

Particolarmente interessante è il secono dei tre casi sopra menzionali, a rappresentare l'intuizione che la corruzione possa essere un "metodo di governo", se pur in una situazione di crisi di un progetto egemonico, ovvero, come supporto alla combinazione di "consenso e forza".

(*) Antonio Gramsci. Quaderni del carcere. Edizione critica dell’Istituto Gramsci. A cura di Valentino Gerratana. Einaudi, 1975.

mercoledì 22 luglio 2020

Ca' Sassello

Io non faccio elenchi, ma se li facessi, Ca' Sassello ci sarebbe, cosicchè ci rimasi male quando appresi che  si era incendiata. Se c'è il coronavirus che ci costringe, e inoltre scompare Ca' Sassello, che cosa  rimane? Sarà forse che la realtà si stia ritirando sotto ai nostri piedi? Non sarà mica che l'ubi consistam sta scomparendo come se fosse un pavimento qualunque nello schermo di un videogioco?

Dovevo andare e verificare.

Di Ca' Sassello è rimasto il guscio di pietre, le stesse che furono abitate sino al 1952 da una povera famiglia, dichiara il cartello informativo.


E così non c'è più il bivacco dove chiunque poteva sostare, cucinare, e dormire. Si trova Ca' Sassello, o quasi si trovava, in una valle così isolata nel mezzo del Parco nazionale di Campigna, dove non ci provare neppure ad usare il telefono.


Dentro al guscio di pietre è rimasta una pentola, là dove si cucinava. Il soppalco di legno era legna da ardere.


Così si è bivaccato fuori. C'erano anche le mucche, molto numerose.


Dormendo lì, si sono viste tante stelle, e anche la cometa.


Poi c'è sempre qualcuno che legge troppo a lungo.






Il giorno dopo, che è poi questa mattina, sono salito sino al crinale, e poi disceso sino al mulino di Fiumicello.


Ho fatto anche il bagno, perché lo faccio sempre che possa.

Non si deve camminare troppo per raggiungere Ca' Sassello, che esiste anche se non c'è più, e per dormire sul prato vicino a dove c'era il bivacco di cui ora è rimasto il guscio in pietra. Non si sa perché si sia bruciato. E' difficile pensare a un vandalo: la teoria di chi abbiamo incontrato al Rifugio Fontanelle è che si sia incendiata la canna fumaria. Non mi intendo di canne fumarie, ma so che Ca' Sassello è bellissima anche ora che non c'è più.



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mercoledì 15 luglio 2020

Corruzione ed etica: il caso dell'Università di Ferrara

"La vicenda dell'Università di Ferrara si trova oggi su un piano che definirei puramente metafisico: come forse si addice alla città che fu anche di Giorgio De Chirico"

Così affermavo in una "lezione rettorale" che avrei dovuto tenere il 3 marzo scorso, presso l'Università di Urbino, su invito del Magnifico Rettore Prof. Vilberto Stocchi, e dell'amico Prof. Maurizio Viroli.

All'ultimo momento, e per causa ovvia, si dovette annullare l'iniziativa. Pubblico oggi il testo di quella lezione mai tenuta:

"La corruzione è invincibile senza l'etica. Riflessioni tra l’India antica e la Ferrara contemporanea"

Valga come segno di solidarietà nei confronti del giornalista Daniele Oppo, che con grande professionalità seguì la vicenda e che, apprendo oggi, l'Università di Ferrara avrebbe "segnalato" all'Ordine dei giornalisti - qui, il "filo" di twitter.

sabato 11 luglio 2020

Mascherine e neuroni

"TU PUOI ANDARE A FARE IN CULO PERCHÈ MI HAI ROTTO IL CAZZO" (qui sotto l'audio)



Così può finire, a Bologna, il tentativo di far rispettare  le norme relative al coronavirus al responsabile di un impianto sportivo comunale (nella foto sotto, in seguito a un progresso rispetto a quando la mascherina non copriva la bocca). Tentativo protrattosi per più giorni, va riconosciuto, con quell'insistenza che si chiede, "vediamo sino a dove vuole arrivare".

Non me la prendo con questo signore per avermi mandato affanculo, ma ammetto il fastidio per il "tu": tu a chi?

Ho trascorso il lockdown disapprovando regole che ho considerato controproducenti. Segue che sono rigoroso con le regole che hanno un senso: se mi stai vicino, metti la mascherina. Se mi devi provare la temperatura e non sei coperto dal plexiglass, se non tieni la mascherina come si deve sei, semplicemente, un idiota.

Segue anche che quest'anno vivo fuori fase: ho trascorso il lockdown a discutere con i pasdaran delle soluzioni rituali e del "dagli all'untore", e ora, sono in disaccordo con chi crede che non vi sia più problema, non rispetta gli altri e, perché anche di questo si tratta, non dimostra la minima serietà professionale.

Mi trattengo giusto al confine del pensiero di essere incappato in una qualche ampia metafora.

lunedì 22 giugno 2020

Un sentimento keynesiano e morfogenetico

"L'obiettivo di lungo periodo potrebbe essere la costruzione di un sistema esperto, in grado di scegliere tra modelli alternativi in base alla loro capacità previsiva"

Così si chiudeva, a pagina 248, la mia tesi di laurea (relatore, il Prof. Guido Gambetta), che ho riaperto letteralmente dopo decenni. Oggi tutti a sbracciarsi sull'intelligenza artificiale e il machine learning: so yesterday!

Ci sono parti gustose. Per esempio: 

"La scelta del modello, quindi, se da un lato è da intendersi come una precisa scelta di campo - mi sento più keynesiano che altro - contemporaneamente è derivata dal volere percorrere strade ben conosciute - la sintesi neoclassica - senza avventurarsi in "esoticismi" neo-neoclassici che avrebbero complicato il problema in modo pericoloso."

Si rinviene persino un "esercizio di controllo ottimale", anche se "per limitare il costo, sono state condotte solo quattro iterazioni, senza che la convergenza venisse raggiunta".

Insomma, cercai di moderarmi (per come riesco), ma un volta laureato l'Ing. Dario Sermasi, direttore del centro di calcolo, mi informò che per l'utilizzo in remoto del loro IBM 3090 (per i tempi, una gran macchina) il Cineca aveva presentato un conto di oltre 700 mila lire. Fortunamente non me li chiesero.

Usai un algoritmo, il Fair-Taylor, che iterava moltissimo. Concettualmente, per risolvere il modello in un certo momento doveva risolverlo per il futuro infinito. La mia non fu una tesi, ma un abisso del pensiero.

L'idea di inscatolare tutto quell'infinito iterare dentro a un sistema esperto, che quindi iterasse su iterazioni infinite, in un certo senso introduceva un meta-abisso. O un meta-meta-abisso, se anche si considera la nota 10 di pg. 127, che spavalda dichiarava: "E' forse possibile pensare, almeno da un punto di vista concettuale, ad un algoritmo che si prenda carico, oltre che della fase di stima e di soluzione del modello, in qualche modo anche di quella di specificazione. Si otterrebbe così un modello morfogenetico"

Senza mai dimenticare (nota 4 di pg. 144) che "malgrado tutti i Piero Angela, la scienza non è neutrale".

(Affermazione che, credo, non troverete nella tesi di laurea di Roberto Burioni). Non so se mi rendessi conto allora che implicavo un ulteriore possibile "inscatolamento", lungo diverse traiettorie epistemologiche... con un esito, come chiamarlo? morfo-morfogenetico, forse.

Se a me oggi si presentasse uno così, gli farei cambiare tesi o, meglio, relatore.

martedì 16 giugno 2020

Four Scores and Seven Years


Post scriptum 30 ottobre 2021: son riemerse (nella mia testa, almeno) le vignette di Gary Larson. Sono incappato in quella dedicata al Gettysburg address, che non conoscevo, e l'ho aggiunta. L'umanità si divide in due categrie, riguardo a Larson, e dispiace per gli altri.

Mi attende una giornata complicata, con diverse riunioni non del tutto ancora preparate. E con cosa mi sveglio in testa? Il Gettysburg Address di Lincoln - 19 novembre del 1863, nel bel mezzo della guerra civile.

Quando non ho tempo, il mio cervello (che vive tutta una sua vita adolescenziale e molto diversa dalla mia, da adulto professionista) è bravissimo a farmi perder tempo.

Apprendo che del Gettysburg address esistono più versioni, tra loro leggermente diverse. E' il testo che qualunque "negro" vorrebbe aver scritto: brevissimo e prospettico, dall'occasione contingente comunica il significato dell'oggi, che ha le radici nella propria storia, e le necessità del domani. E' semplicemente perfetto.

Un giorno mi rimetterò a fare il "negro" e anch'io imparerò a scrivere così bene.


Gettysburg Address (*)

Four score and seven years ago our fathers brought forth, upon this continent, a new nation, conceived in liberty, and dedicated to the proposition that all men are created equal.

Now we are engaged in a great civil war, testing whether that nation, or any nation so conceived, and so dedicated, can long endure. We are met on a great battle field of that war. We come to dedicate a portion of it, as a final resting place for those who died here, that the nation might live. This we may, in all propriety do.

But, in a larger sense, we can not dedicate we can not consecrate we can not hallow, this ground The brave men, living and dead, who struggled here, have hallowed it, far above our poor power to add or detract. The world will little note, nor long remember what we say here; while it can never forget what they did here.

It is rather for us, the living, we here be dedicated to the great task remaining before us that, from these honored dead we take increased devotion to that cause for which they here, gave the last full measure of devotion that we here highly resolve these dead shall not have died in vain; that the nation, shall have a new birth of freedom, and that government of the people, by the people, for the people, shall not perish from the earth.

Abraham Lincoln
November 19, 1863

"Named for John G. Nicolay, President Lincoln's personal secretary, this is considered the "first draft" of the speech, begun in Washington on White house stationery. The second page is writen on different paper stock, indicating it was finished in Gettysburg before the cemetery dedication began. Lincoln gave this draft to Nicolay, who went to Gettysburg with Lincoln and witnessed the speech. The Library of Congress owns this manuscript." 

domenica 14 giugno 2020

Effetto doppler

Apprendo ora che grazie all'effetto Doppler si può misurare la velocità dei venti da un satellite. A me una notizia così mette di buon umore.

The UV laser transmitter [...] emits short and powerful pulses of UV light towards the atmosphere, which is then reflected by the molecules and particles that move under the action of the wind at different altitudes. By measuring the wavelength of the return laser light, the instrument can calculate information relating to the wind speed. It is a totally innovative approach in measuring the wind from the space.

Prodotto (almeno in parte) in quelle che erano le Officine Galileo, ora Leonardo.

Aeolus: transforming the accuracy of weather forecasting. Leonardo, 11 giugno 2020.