martedì 13 aprile 2021

I rivetti e Gagarin

Sessanta anni fa quasi esatti Yuri Gagarin andò in orbita. Il mio amico Shota Kakabadze, avvocato che vive a Mosca ma è originario di Batumi in Georgia, ha scritto che cosa si ricorda di quel giorno. E' un bel racconto, e col suo permesso l'ho tradotto (il testo originale si trova di seguito). Non so se sia un caso, ma quasi termina con la parola "poexali", (поехали!), che è quel che disse Gagarin quando partì.


Rivetti. 12 aprile 1961.

Nell'aprile del 1961 avevo 6 anni. I primi tre anni della mia vita li avevo trascorsi nel dormitorio della fabbrica, e gli ultimi tre nel suo "condominio", che erano poi delle specie di caserme a un piano, una a fianco dell'altra e a formare un semicerchio, vicino al binario lungo il quale i treni merci raggiungevano la stazione.

Nella fabbrica la mamma era caposquadra. Avevano dei macchinari requisiti in Germania e producevano un po' tuto quel che poteva servire: secchi, bacinelle e, naturalmente, stufe, stufe a cherosene per cucinare il cibo, oltre a scarse lamiere zincate ondulate, coi quali si faevano i tetti delle case a Batumi e nei villaggi circostanti. Era, quella fabbrica, l'impianto per la zincatura di Batumi.

L'11 aprile mia madre ci radunò e, la sera, in treno, partimmo per la capitale Tbilisi. La mamma era in missione di lavoro, e con un compito molto importante, presso un altro stabilimento, dove producevano filo metallico. E rivetti. Oltre al certificato di viaggio, aveva con se tre lettere importanti, su carta intestata e con tutti i sigilli: dal direttore dello stabilimento, dal segretario dell'organizzazione di fabbrica del Partito della fabbrica, e dal presidente del comitato sindacale.

Quelle lettere riferivano concordi che la fabbrica per la zincatura di Batumi si stava impegnando per adempiere ai compiti fissati, dal partito e dal governo, per la produzione tempestiva di prodotti di qualità a beneficio del popolo, e anzi, per superare quei traguardi.

Ma la lettera del Partito dichiarava anche che la scarsità di rivetti minacciava quei successi, e un fallimento avrebbe significato che qualcuno non sarebbe stato in grado di cucinare o riscaldare il cibo su stufe a cherosene, perché, senza i rivetti, non le si poteva fabbricare.

Il capo sindacale dello stabilimento, invece, rendeva noto che senza i rivetti non avrebbero potuto rispettare il piano di produzione, e in quel caso i lavoratori non avrebbero ricevuto il premio per la Festa del Primo Maggio. Il direttore dello stabilimento, per parte sua, ricordò al collega della fabbrica di Tbilisi come mai, in passato, avesse  presentato un reclamo presso il Ministero della Piccola Industria, in occasione delle passate interruzioni nella fornitura dei rivetti. Sperava che questo sarebbe stato tenuto in conto, nel considerare la sua richiesta: una valigia di rivetti, per saldare il debito nella fornitura prevista per il quarto trimestre del 1960.

Col treno arrivammo a Tbilisi la mattina dopo, e mia madre mi lasciò a casa di una sua amica della Scuola Tecnica Industriale, mentre lei andava alla fabbrica dei rivetti. La sua amica ci apparecchiò la tavola con tutti i tipi di dolci, biscotti e focacce, accese la radio che era appesa alla parete, e fatto quello corse al lavoro.

E fu con quella radio che iniziarono a dire, e per tutto il giorno a ripetere, di come la giornata fosse storica, e parlare dello spazio e di un astronauta, di un'orbita, di un figlio della patria ed eroe. Uno per cui il mondo intero provava orgoglio, ed era Yuri Gagarin.

Durante la pausa del pranzo l'amica di mia madre tornò di corsa e mi portò alla stazione. Là davanti arrivò un camion, dal quale scese mia madre e poi due uomini, che portavano una valigia molto grande. Andammo tutti al treno, e i due operai con fatica fecero salite sul treno la vligia, che in qualche modo  misero nello scompartimento. 

La mamma e la sua amica sulla piattaforma si abbracciarono e si salutarono. La mamma era molto felice, e la sua amica si congratulava con lei perché tutto era andato così bene, mentre lei, la mamma, sorrideva allegramente. E io mi sentivo bene e a mio agio,e fu una giornata luminosa e gioiosa per mia madre, per la sua amica e per me.

E così tornammo a Batumi, dove si trovavano la nostra baracca e la nostra fabbrica


ЗАКЛЕПКИ. 12 АПРЕЛЯ 1961
Шота Какабадзе

В апреле 1961 мне было 6 лет. Первые три года жизни я провел в заводском общежитии, а вторые - в заводском "кондоминиуме", состоящем из дощатых одноэтажных бараков-таунхаусов, построенных полукругом у железнодорожного полотна, по которому на товарную станцию ходили грузовые составы.
Мама работала мастером на заводе. Он был оборудован станками, вывезенными из Германии, и производил всякую нужную людям продукцию - ведра, тазики, и, конечно, керосинки, на которых готовили еду, а ещё дефицитные гофрированные оцинкованные листы, которыми покрывались крыши домов в Батуми и окружающих его деревнях. Это был Батумский цинковальный завод.
11 апреля мама собрала нас в дорогу и вечером мы отправились поездом в Тбилиси. Мама ехала в столицу республики с очень важным заданием на другой завод, где делали металлическую проволоку. И заклёпки. Кроме командировочного удостоверения, маме были выданы три важных документа на бланках и с печатями: от директора завода, от секретаря заводской парторганизации и от председателя профсоюзного комитета завода.
В этих письмах они сообщали, что Батумский цинковальный завод стремится качественно и в срок выполнить поставленные партией и правительством задачи по производству продукции для населения и даже их перевыполнить.
Но, говорилось в письме парторга, недопоставка заклёпок грозит срывом этих планов партии, а это значит, что кто-то не сможет приготовить или разогреть на керосинках еду, поскольку собрать керосинки без заклёпок не представляется возможным.
Профсоюзный босс завода писал, что без заклёпок и выполненного плана рабочие не получат к первомайским праздникам премии.
Директор завода напоминал коллеге, что все прошлые срывы поставок заклёпок он ни разу не обращался с жалобами в Министерство местной промышленности и надеется, что это будет учтено при рассмотрении просьбы о выделении одного чемодана заклёпок в счёт погашения задолженности за четвертый квартал 1960 года.
Наутро поезд доставил нас в Тбилиси, мама оставила меня в доме подруги по Индустриальному техническому училищу, а сама отправилась за завод, где производились заклёпки.
Мамина подруга уставила стол всяческими конфетами, печеньями и булочками, включила радио на стене и умчалась на работу.
И вот по этому радио днём стали повторять про исторический день, про космос, про космонавта, про орбиту, про сына отечества и героя, про то, что весь мир им гордится и что он Гагарин.
Потом на перерыв прибежала мамина подруга и повезла меня на вокзал и прямо к вокзалу приехал с мамой грузовик и два мужика выгрузили на тротуар большой очень тяжелый чемодан и все мы пошли к вагону. Мужики с трудом внесли его в вагон и положили под полку.
Мама с подругой на перроне обнимались и прощались, мама была очень счастливая и подруга ее поздравляла, что все так хорошо получилось, а мама весело смеялась. И мне было хорошо и легко. Это был светлый и радостный день для мамы, ее подруги и для меня.
И мы поехали обратно в Батуми, где были наш барак и наш завод.

domenica 11 aprile 2021

Le torri di Shukhov

Torre dell'acquedotto a Lobnya ("Google Street")
 Lobnya è un luogo tristissimo. Si trova a nord di Mosca e forse fu il luogo più vicino alla capitale che i nazisti abbiano mai raggiunto, alla fine del 1941. Quando vi andai non ero al corrente di Sukhov e delle sue bellissime torri iperboloidi, e così non cercai quella che vi si trova. 

Vladimir Shukov fu un precursore delle strutture in metallo del tipo "gridshell" (in russo, apprendo, "Сетчатая оболочка"). Nel 1896 costruì la prima torre iperboloide a Nizny Novgord, in occasione della fiera che vi ebbe luogo (qui si trova una foto sia della torre, sia di un'altra ammirevole struttura da lui progettata).

Vidi invece la torre iperboloide che si trova a Mosca. Anzi, la andai a cercare. E' la pù grande di tutte, costruita dal 1919 al 1922, secondo Wikipeia (da cui proviene la foto qui sotto).

E qui sotto, la torre pogettata da Shukov e terminata nel 1929, a Bukhara, in Uzbekistan. La incontrari per caso e mi dissi, "ma questa è una torre di Shukhov, che cosa ci fa qua?".

Vedo prospettive di sviluppo per un turismo dedicato alla scoperta delle torri di Shukhov: questo in buona sostanza volevo dire.

 

martedì 6 aprile 2021

Passaggi

 

In neppure 30 km a piedi si fa il giro dei colli di Bologna. 


Dal punto più meridionale, nei pressi del Monte Paderno, si vede il Monte Cimone molto distante e ancora coperto di neve.

Partendo da Bologna si incontrano molte ville, con campi recintati che impediscono il cammino. Non è solo la "concentrazione della ricchezza", ma è anche la strada sbarrata. Si vedono due esempi, nella mappa del tragitto qui sotto, di cammini che finiscono nel nulla.

Solo ci si chiede, perché non ci sia l'obbligo di lasciar passare i viandanti: il diritto di proprietà non è assoluto. Invece, il diritto di vagare senza meta, si.

martedì 30 marzo 2021

L'università

Chiudo la parentesi universitaria (dopo l'escursione a Ferrara e a Bologna).

Conosco numerosi colleghi che hanno le idee chiare su come migliorare la governance dell'università nelle sue svariate sfaccettature. Invece io non ho ricette da proporre, perché la complessità di questa istituzione mi risulta eccessiva.

Quel che si nota oggi è che Senato accademico e, ancor più, Consiglio di amministrazione, sono composti da persone cooptate e fedelissime. Non intendo in alcun modo idealizzare l'Università pre-riforma Gelmini, che anche in questo rappresentò un punto di discontinuità, ma la situazione attuale è veramente estrema.

Con i due organi collegiali principali di fatto annullati, è del tutto velleitario attendersi che altri organismi  - Nucleo di valutazione, Responsabile anticorruzione - possano svolgere alcun ruolo di controllo. Non solo perché sono anche loro scelti esattamente perché non diano problemi, ma perché sono appiattiti dall'assenza di qualunque dialettica reale tra gli organi.

A fronte di un'articolazione dei poteri interni che è del tutto fittizia, qualunque porcata può avvenire, e l'unico controllo può essere esterno. Non il Ministero, che sa essere un'entità molto astratta, ma i tribunali, quando tizio pesta i calli a caio in maniera non ricomponibile. C isarebbero anche i media, che attraversano una grave crisi, e che male svolgono il loro ruolo di "cane da guardia"  - a livello locale in particolare.

Così, in parte spiego Ferrara, e così Bologna. Non ho idea di come si potrebbe migliorare la situazione, e proporre maggiori "virtù repubblicane" non vale.


sabato 27 marzo 2021

Giuseppe Galvan, Giorgio Zauli, e l'Università di Ferrara

La maionese del "Caso Zauli" è impazzita e ha schizzato Giuseppe Galvan, a processo perché avrebbe "diffamato nella seduta del 4 settembre 2019 del Senato Accademico Andrea Pugiotto, professore di diritto e giustizia costituzionale e al tempo presidente dimissionario della Commissione etica dell’Ateneo."

(UniFe. I veleni del ‘caso Zauli’ finiscono in tribunale, di Daniele Oppo. L'Estense, 26 marzo 2021).

Giuseppe Galvan è il direttore amministrativo dell'Università di Ferrara, le cui risorse (sito Web, indirizzi di email "istituzionale" di suoi funzionari) furono utilizzate per realizzare e pubblicare una "manifestazione di solidarietà al Rettore in merito ai recenti articoli di stampa", o se preferite, per un vile attacco all'Articolo 21 della Costituzione (copia archiviata).

Giorgio Zauli è il rettore dell'università che è riuscita ad insabbiare l'indagine riguardo alle accuse di frode scientifica rivolte a Giorgio Zauli. 



Che avrebbe "segnalato all'Ordine dei giornalisti" Daniele Oppo.




E che ha usato il sito Web dell'Università di Ferrara, lui, per associarmi a "Goebels" (copia archiviata).


(Nota: "opportune sede legali" mai pervenute).

L'Università di Ferrara è quell'istituzione ove 363 professori hanno sottoscritto la "manifestazione di solidarietà" di cui si è detto, mostrandosi avvezzi a una quantità bestiale di untume, ma dove nessuno ha mai chiesto in pubblico chiarezza circa il merito delle accuse al rettore Zauli.

A proposito di questa Ferrara, mi viene in mente un racconto di Giorgio Bassani. Si intitola "Una lapide in Via Mazzini". E' magistrale e terrificante.

Cooptazione: la prova ontologica

Si vota per il Senato accademico dell'Università di Bologna. Ci sono 25 posti con 25 candidati, ed è un miglioramento rispetto a due anni fa, quando se ne presentarono addirittura 27. Nell'ottica di ridurre gli sprechi.

I 5 candidati d'"area", mai visti ne' sentiti (con un'eccezione, e si tratta di uno dei tanti figli, nipoti, e parenti, che rendon forte l'Italia), ci chiedono il voto. Pubblico la loro lettera perché è scritta molto bene, e lo affermo con cognizione di causa, avendo in passato lavorato come ghostwriter.

Calza a pennello e io non avrei potuto scrivere di meglio, per una tale committenza. I prescelti, "onorati e grati per la fiducia accordata", hanno stoffa: altrimenti non sarebbero dove sono, che è poi la prova ontologica della supremazia della scelta per cooptazione.

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Cari Colleghe e Colleghi,

in accordo con i Direttori della nostra Area abbiamo presentato le nostre candidature per il Senato accademico, che sono state sostenute, in modo trasversale, da docenti appartenenti a tutti i Dipartimenti.

Onorati e grati per la fiducia che ci è stata accordata ci fa piacere ribadire che la collegialità e la condivisone che hanno portato alle nostre candidature saranno anche il motivo dominante nella nostra presenza in Senato.

Siamo consapevoli che la forza della nostra rappresentanza risiede nel confronto continuo con ciascuno di Voi e che solo da questo confronto, che continua da tempo, può derivare il peso politico della nostra Area e la possibilità che l’Ateneo risponda in modo positivo e concreto alle nostre istanze.

In questi tempi difficili, in cui tutta la nostra vita trascorre online, non vogliamo appesantire le vostre agende con la proposta di occasioni di incontro strutturate ma siamo a Vostra disposizione per consigli, suggerimenti e proposte in qualsiasi momento lo riteniate utile.

Vi ringraziamo fin d’ora per il sostegno che vorrete dare alle nostre candidature.

Un caro saluto

    Filippo Andreatta - candidato Collegio dei Direttori

    Claudia Golino - candidata Collegio dei Direttori

    Angela Montanari - candidata Rappresentanti di Area 

    Federico Casolari - candidato Rappresentanti di Area 

    Alessandra Zammit - candidata Rappresentanti di Area

mercoledì 24 marzo 2021

A Organização

 

L'Organizzazione è Odebrecht, il libro è di Malu Gaspar, l'ho terminato oggi, ed è molto bello. 

Nelle parole di Marc Margolis, "Latin America’s Biggest Corporate Crime Gets a Worthy Epic. Page after page, “The Organization” brilliantly captures Odebrecht SA’s rise and fall and the tawdry reality of an all-too-Brazilian way of doing business". (*)

L'epica riguarda in buona misura la figura di Marcelo Odebrecht, un personaggio difficile da riassumere, ma la cui cifra, forse, è "settemila e duecento": il numero di pagine di appunti, fitti e meticolosi, che scrisse in carcere (nell'immagine sotto, le parole al riguardo dell'autrice, che nel video in alto presenta il libro).

Anche il mio lavoro di scrittura procede, ma non in quel modo: meno parole, e più disordine.


(*)  Latin America’s Biggest Corporate Crime Gets a Worthy Epic. Di Mac Margolis, Bloomberg, 2 gennaio 2021.








martedì 2 marzo 2021

Quando non vidi Gorbaciov

 
 L'Università di Bologna era in fremito: doveva arrivare Gorbaciov per ritirare il titolo di Professore "honoris causa". La cerimonia era nell'augusta Aula Magna a Santa Lucia, con le più alte autorità civili, militari e religiose in prima fila: chiunque a Bologna contasse qualcosa era presente, sedendo tanto più avanti quanto più contava. 

Manuela e io, giovani ricercatori di cui uno scalcagnato, non avevamo neppure un posto a sedere, e vagavamo per l'enorme sala guardando divertiti i presenti. Gorbaciov era in leggero ritardo, e quando il ritardo si allungò, sul palco iniziò a intravedersi qualche segno di nervosismo, che passò di grado quando la faccia del rettore Fabio Roversi Monaco parve iscurirsi oltre alla tonalità dell'abituale abbronzatura. 

Iniziò a spargersi la voce che Gorbaciov era in albergo per certe telefonate urgenti, a Mosca, dove era in corso non ricordo quale puntata dei rivolgimenti di quegli anni - a sottintendere l'alto senso di responsabilità dello statista. Ma prolungandosi ancora, l'attesa si fece prima impbarazzante e poi insopportabile, sino a quando il Rettore Roversi Monaco prese la parola. Era furente. Gorbachev non sarebbe venuto, la cerimonia era annullata e, se non ricordo male, dichiarò anche pubblicamente che avrebbe chiesto al Ministero di revocare il titolo. Tutti se ne andarono bisbigliando e senza capire.

Appresi poco dopo da persona ben informata che all'ultimo minuto Gorbaciov aveva accettato di recarsi, invece che da noi, presso una qualche azienda del modenese (un mobilificio? un prosciuttificio? non ricordo bene), per fare foto e per soldi (14 milioni di lire? non so con quale fondamento ricordo questa cifra). Il rettore col tempo si sbollì e prevalse il buon senso. Il titolo non venne revocato (cosa credo quasi impossibile, peraltro) e fu consegnato in altra occasione e senza cerimonia troppo ambiziosa. 

Gorbaciov oggi compie 90 anni, e a lui vanno i miei auguri. 

In alto si può vedere la registrazione di una sua famosa pubblicità televisiva. In Russia erano anni molto complicati un po' per tutti e giudicare è difficile. Ma se penso a tutte le autorità - civili, religiose e militari - quel giorno inutilmente in prima fila, e a Roversi Monaco furioso per l'offesa, ancora mi viene un sorriso, e ringrazio, per avere avuto l'occasione di non incontrare Gorbaciov.

Tutti esperti


Spezzo una lancia a favore di tutte quelle persone che, nell'ultimo anno, han capito tutto di tutto: virologia, R con zero e R con t, "piano vaccini", eccetera.

Un anno trascorso alla finestra: discettare di quel che si vede là fuori, per giudicare, mi pare francamente il minimo. 

Io per esempio, che quasi quotidianamente frequento una fattoria, credo di avere molto da suggerire riguardo alla cura delle galline, delle capre, e della pecora.

E chi non è d'accordo e critica questi specialisti improvisati, consideri che giudicare chi giudica è altrettanto avventato: che ne sanno loro degli abissi della psicologia umana, altrui, e propria?

Questo pensavo ieri, in fattoria, mentre con sguardo esperto osservavo la pecora, le capre e le galline.

sabato 20 febbraio 2021

Eridano

 


Di là dal Po.

Bicicletta, con Fortezza di Stellata.
Casa.
Volatile. 

Non avrei mai immaginato di poter essere uomo di pianura. Già la collina mi pareva molto piatta.

sabato 6 febbraio 2021

Progetto Erasmus e lo studente rappresentativo

 
Ieri sera è andata in onda su "Rai Storia" una mia intervista (sopra), e la settimana scorsa l'Università del Sussex anche mi intervistò: “I was the ‘first’ Erasmus student” (di Jacqui Bealing). 

Tali attenzioni derivano dalla notizia che pubblicò anni fa l'Università di Bologna, secondo la quale sarei il primo studente Erasmus in assoluto: E se fosse di Bologna il primo studente Erasmus? (Unibo Magazine, 8/5/2007). 

Il bel programma televisivo che mi ha intervistato si intitolava "Storie di Europa", di Marta La Licata e Nicola Maranesi, con la regia di Graziano Conversano, e condotto da Serena Scorzoni, "per raccontare e narrare le storie dell'Italia che ce l'ha fatta". Si, un po' ce la la si fece, e un po' anche ce la si fu.

Sono misteriosi i meccanismi che talvolta portano una persona a divenire una sorta di metonimia vivente, nel rappresentare sia un'intera categoria umana, sia un messaggio e un significato collettivo. Per esempio, "Rosie the Riveter" raccontò lo sforzo bellico negli Stati Uniti, ma anche, una via di emancipazione femminile. Alexey Stakhanov, in Unione Sovietica, rappresentò la dedizione al lavoro e agli alti ideali rivoluzionari di un popolo eroico.

E a me tocca invece rappresentare e riassumere il noto fancazzismo di una generazione di Erasmus.

mercoledì 3 febbraio 2021

Stoner: "This hovel for us"

Anni fa raccontavo la mia teoria dell'Università come "terapia occupazionale", per tenere noi professori lontano dalla strada (Shining.edu: una breve descrizione). Ne ero orgoglioso e mi dava gusto osservare la faccia dei colleghi, che raramente si divertivano (e si divertono) quando mi ascoltano.

Quando raccontai la mia teoria a D*, in buona sostanza mi accusò di plagio, affermando che già la si trovava in Stoner, di John Williams. Si trattò di un caso di plagio telepatico, perché lessi quel libro solo in seguito.

Essendo il tema sempre terribilmente (aggettivo scelto con cura) attuale, mi ha punto curiosità di rileggere quel brano e, sempre grazie a D*, l'ho ritrovato. 

Ma che bello Stoner. Ed è un po' doloroso - come tutto quel che dice il vero - per chi lavora qui, a Shining.edu.


"And so providence, or society, or fate, or whatever name you want to give it, has created this hovel for us, so that we can go in out of the storm. It's for us that the University exists, for the dispossessed of the world; not for the students, not for the selfless pursuit of knowledge, not for any of the reasons that you hear. We give out the reasons, and we let a few of the ordinary ones in, those that would do in the world; but that's just protective coloration. Like the church in the Middle Ages, which didn't give a damn about the laity or even about God, we have our pretenses in order to survive. And we shall survive--because we have to."

Finch shook his head admiringly. "You sure make us sound bad, Dave."

"Maybe I do," Masters said. "But bad as we are, we're better than those on the outside, in the muck, the poor bastards of the world. We do no harm, we say what we want, and we get paid for it; and that's a triumph of natural virtue, or pretty damn close to it."

 

John Williams, Stoner

lunedì 1 febbraio 2021

Abbellimento grafico

Insegnare ad analizzare i dati in Italia non solo è inutile: è dannoso. I numeri da noi hanno un significato unicamente retorico, e di abbellimento grafico, grazie alle loro linee originalmente ricurve. 

Chi cerca di fare usare i numeri per quel che apparentemente sono, e coma misura di fenomeni, disturba un tale sentire condiviso, e solo ottiene di rendersi antipatico.


La Stampa, oggi:


Nel 2019, in Italia sono nate 420 mila persone, e morte, 647 mila. 

E per tale Agnese Ananasso, su La Repubblica di ieri, 1/5 = 31% = 26 mila /49 mila. Olé. 





mercoledì 27 gennaio 2021

Califato ¾

Ho scoperto  Califato ¾. 

Appena riesco torno a Sevilla, lavoro un po' sull'accento, e divento autonomista andaluso. Que bonito, hijo.

Tutto è iniziato qui: il deep-fake di Lola Flores in una pubblicità della Cruzcampo, che è poi una multinazionale olandese (El acento de una generación perdida, di Jesús Jurado).


lunedì 25 gennaio 2021

Agent Orange


 

La prima volta che sentì dire dell'"agent orange" fu nel 1983. Ero negli Stati Uniti, e si diceva che molti veterani del Vietnam ne soffrivano. Quasi 40 anni dopo, si apre un processo contro i produttori. Certi temi ti seguono per decenni.

Tra le imprese sul banco degli imputati (ve ne sono 26), Monsanto e Dow Chemical.

"Dix ans de préparation, six ans de procès pour en arriver pour la première fois aux audiences de plaidoiries qui déboucheront sur un verdict. Ce procès, qui se déroule au tribunal de grande instance d'Évry en France, oppose une Franco-Vietnamienne, victime de l’agent orange répandu pendant la guerre du Vietnam par les Américains qui a empoisonné plusieurs millions de personnes, aux compagnies chimiques qui ont produit le poison."

France : le procès historique de l’agent orange Di Arnaud Jouve, Radio France Internationale, 25 gennaio 2021.