venerdì 3 febbraio 2012

Criança de La Cava


Tempo fa, Paolo Manasse scrisse un articolo per "lavoce.info" che iniziava così:

"In tutto il mondo le persone annunciano nascite, matrimoni e morti. Solo in Italia però i necrologi si accaparrano intere pagine di quotidiani. Perché all'estero si dà un'informazione, mentre da noi si segnala soprattutto l'appartenenza a un club, qualsiasi esso sia, e lo status sociale che questo presuppone."

Le persone accorte sanno che è importante segnalare che si appartiene agli ambienti e alle famiglie giuste. In quest'Italia bloccata, quando incontro un "figlio di qualcuno" in una posizione di qualche responsabilità immediatamente deduco che è un idiota - e ovviamente sbaglio, perché in circa il 13% dei casi non è così. Le persone scaltre, poi, non si limitano a fornire segnali isolati - un necrologio ogni tanto, per dire - ma dipingono un quadro coerente, sino a creare una mitologia personale.

Anch'io, che non ho mai comprato un necrologio su un giornale, da anni cerco di costruire il mio affresco. Mi segnalano una tesi di dottorato che parla del quartiere di Forlì dove sono cresciuto. La Cava: periferia di immigrati, case popolari, decimato dall'eroina negli anni '80. Eravamo una discarica.

"Nel 1967, con una petizione i cittadini de La Cava fanno capire che non sono intenzionati a prendersi l’immondizia di tutta la città. 4.000 persone a 1 km dalla discarica sostengono che solo pochi rifiuti sono trasformati in concime mentre una montagna di rifiuti, allo spirare dello scirocco, “ammorba l’aria di un fetore insopportabile che la rende irrespirabile” oltre all’invasione delle mosche in estate. Si rileva il pericolo per l’acqua potabile dovuto all’inquinamento delle falde per quelle ancora numerose famiglie che non possono usufruire dell’acquedotto cittadino. Ancora nel 1969, un articolo di G. Zanniboni, un abitante de La Cava, dirigente del Pci, e futuro sindaco alla fine degli anni settanta, riporta i problemi ambientali di Forlì: inquinamenti dei fiumi, in particolare il Ronco, dove già dagli anni sessanta insorgono gli abitanti della frazione Coccolia, posta a valle, rilevando diverse patologie umane e animali e vegetali. In esso scaricano un industria chimica, una distilleria, uno zuccherificio, oltre agli scarichi reflui dei comuni di Forlì e Forlimpopoli; nessuno di essi dotato di sistemi di depurazione. In secondo ordine ma altrettanto grave c’è la questione della discarica. Egli accusa di inerzia le autorità competenti, e il potenziale perverso del progresso tecnico che subordina uomo e la natura ai profitti privati. Poco prima era avvenuta una manifestazione organizzata dal Consiglio di zona con la partecipazione del parroco (Don Mario Ricca) alla testa del corteo di auto, che dal quartiere raggiunge Piazza Saffi, con cartelli, sacchetti dell’immondizia e megafoni"

(Mengozzi, Alessandro. 2008. La governance dei rifiuti in Europa. Territori, conflitti e partecipazione. Tesi di dottorato, Università di Bologna).

Il sindaco Zanniboni viveva "di la' dal campo", e uno dei suoi tre figli (purtroppo morì a 17 anni in un incidente stradale) era in classe con me alle elementari. Don Paolo Ricca era il fratello della mia terribile Prof. di latino al liceo. Finì missionario, e a lui è intitolata la piazzetta del quartiere. Nella foto, io, di spalle con la magliettina a righe, mentre cerco oggetti utili con altri criança de rua nel campetto tra Via Tramazzo e il muro dell'opificio. Balle, d'accordo, ma non intendo certo mettermi a pagare necrologi di morti sconosciuti.

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